Remissione della Querela: Come Annullare una Condanna per Truffa in Cassazione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 43658/2024) ha ribadito un principio fondamentale del diritto processuale penale: la remissione della querela, se intervenuta dopo la sentenza di condanna in appello, può portare all’annullamento della stessa e all’estinzione del reato. Questo caso offre uno spaccato interessante su come un accordo tra le parti possa chiudere un procedimento penale anche nelle sue fasi più avanzate, a patto che vengano rispettate precise condizioni procedurali.
I Fatti del Caso
Il protagonista della vicenda era stato condannato sia in primo grado dal Tribunale di Lagonegro che in secondo grado dalla Corte d’appello di Potenza per il reato di truffa in concorso. La condanna era alla pena di dieci mesi di reclusione e a una multa. Tuttavia, un evento cruciale si è verificato dopo la sentenza d’appello e prima della scadenza dei termini per presentare ricorso in Cassazione: la persona offesa ha deciso di rimettere la querela, ovvero di ritirare la sua richiesta di punizione nei confronti dell’imputato. Quest’ultimo, tramite il suo difensore, ha formalmente accettato tale remissione. Di conseguenza, l’unico motivo di ricorso presentato alla Suprema Corte riguardava proprio l’avvenuta estinzione del reato per questa ragione.
La Decisione della Cassazione e la Remissione della Querela
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza di condanna senza rinvio. Il ragionamento dei giudici si fonda su un principio consolidato: il reato di truffa semplice, ai sensi dell’art. 640, terzo comma, del codice penale, è un reato punibile a querela di parte. Ciò significa che lo Stato può procedere penalmente solo se la vittima lo richiede esplicitamente.
La Corte ha affermato che è pienamente ammissibile un ricorso per cassazione proposto al solo scopo di introdurre nel processo la remissione della querela ritualmente accettata, quando questa sia intervenuta dopo la sentenza impugnata. L’atto di remissione, depositato insieme al ricorso, dimostrava in modo inequivocabile la volontà della persona offesa di non voler più perseguire penalmente l’imputato. Di fronte a tale circostanza, la Corte non ha potuto fare altro che prenderne atto e dichiarare l’estinzione del reato, cancellando di fatto la condanna.
Le Motivazioni della Sentenza
La motivazione della sentenza si appoggia a una giurisprudenza costante e consolidata, che riconosce la possibilità di far valere cause estintive del reato anche in fase di legittimità. La remissione della querela rappresenta la rinuncia della persona offesa all’esercizio del proprio diritto di punire, un diritto che, per i reati procedibili a querela, è condizione stessa dell’azione penale. Quando questa condizione viene a mancare, il processo non può più proseguire. L’importanza di questa decisione risiede nel confermare che tale meccanismo opera fino all’ultimo grado di giudizio, purché la remissione e l’accettazione siano formalizzate prima della scadenza dei termini per l’impugnazione. La Corte, applicando l’art. 620, comma 1, lett. a), del codice di procedura penale, annulla la sentenza perché il reato è estinto. Infine, in applicazione dell’art. 340, comma 4, c.p.p., le spese processuali vengono poste a carico del querelato che ha accettato la remissione.
Conclusioni
Questa sentenza ha importanti implicazioni pratiche. Dimostra che la via della conciliazione tra imputato e persona offesa è percorribile fino alle fasi finali del processo penale. Per gli imputati, offre una concreta possibilità di evitare una condanna definitiva anche dopo due gradi di giudizio sfavorevoli. Per le vittime, conferma il potere di decidere le sorti del procedimento per i reati a querela. È fondamentale, tuttavia, che sia la remissione che la sua accettazione siano formalizzate correttamente e tempestivamente, altrimenti non potranno essere fatte valere in Cassazione. La decisione sottolinea l’importanza della volontà della persona offesa nei reati che ledono primariamente interessi privati, permettendo una risoluzione extragiudiziale del conflitto anche quando il sistema giudiziario ha già emesso il suo verdetto.
È possibile annullare una condanna se la vittima ritira la querela dopo la sentenza d’appello?
Sì, la Corte di Cassazione ha confermato che se la remissione della querela (e la sua accettazione) avviene dopo la sentenza d’appello e prima della scadenza del termine per ricorrere in Cassazione, il ricorso è ammissibile al solo fine di far valere l’estinzione del reato, con conseguente annullamento della condanna.
In caso di remissione della querela, chi paga le spese processuali?
Secondo la sentenza, ai sensi dell’art. 340, comma 4, del codice di procedura penale, le spese del procedimento sono a carico del querelato, ovvero dell’imputato che ha accettato la remissione.
Per quale tipo di reati è applicabile questo principio?
Questo principio si applica ai reati punibili a querela della persona offesa. Il caso in esame riguarda la truffa semplice (art. 640, terzo comma, c.p.), ma il principio è estendibile a tutti i reati per i quali la legge richiede la querela come condizione di procedibilità.