Fatto di lieve entità: quando l’organizzazione esclude la lieve entità
L’applicazione del fatto di lieve entità nei reati di spaccio di stupefacenti è uno degli argomenti più dibattuti nelle aule di giustizia. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione, la n. 18466 del 2024, offre un importante chiarimento: la valutazione non si limita alla mera quantità di droga, ma deve tenere conto di ogni elemento che delinei la natura dell’attività illecita. Vediamo nel dettaglio come la Corte ha affrontato il caso.
I fatti del caso
Un soggetto condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello. Le sue richieste erano principalmente due:
- La riqualificazione del reato nell’ipotesi più lieve prevista dall’art. 73, comma 5, del DPR 309/90, ovvero il fatto di lieve entità.
- La concessione delle attenuanti generiche, che erano state negate nei precedenti gradi di giudizio.
La difesa sosteneva che le circostanze del reato non fossero così gravi da escludere l’ipotesi lieve. Tuttavia, la Corte d’Appello aveva basato la sua decisione non solo sulla quantità di stupefacente, ma anche su prove che indicavano un’attività ben organizzata: erano stati trovati numerosi bilancini di precisione, materiale per il confezionamento di decine di dosi e l’imputato aveva ammesso l’intenzione di raddoppiare un cospicuo investimento di 2.500 euro.
La decisione della Corte sul fatto di lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando in toto la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha ribadito un principio fondamentale: il giudizio sul fatto di lieve entità richiede una valutazione globale di tutti gli indici previsti dalla norma. Questi includono i mezzi, le modalità, le circostanze dell’azione e la quantità e qualità delle sostanze.
Citando una precedente sentenza delle Sezioni Unite (n. 51063 del 2018), la Corte ha sottolineato come sia possibile che un singolo indice, per la sua particolare espressività, assuma un valore ‘assorbente’ e decisivo. In questo caso, gli elementi che indicavano un’attività strutturata e finalizzata al profitto (bilancini, materiale per dosi, investimento economico) sono stati considerati talmente significativi da escludere la lieve entità, rendendo secondari altri possibili indicatori.
Il diniego delle attenuanti generiche
Anche la richiesta di concessione delle attenuanti generiche è stata respinta. La Corte ha ritenuto corretta la motivazione dei giudici di merito, che avevano negato il beneficio sulla base dei precedenti penali dell’imputato.
La Cassazione ha ricordato che la valutazione sulla sussistenza delle circostanze attenuanti è un giudizio di fatto, riservato al giudice del merito. Tale decisione, se basata su una motivazione logica e non contraddittoria (come il riferimento ai precedenti penali), non può essere messa in discussione in sede di legittimità. Non è neppure necessario che il giudice analizzi e confuti singolarmente ogni fattore attenuante prospettato dalla difesa, essendo sufficiente che indichi le ragioni preponderanti del suo convincimento.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano su due pilastri giuridici consolidati. In primo luogo, la configurabilità del fatto di lieve entità non dipende da un calcolo puramente matematico sulla quantità di droga, ma da un’analisi qualitativa dell’intera condotta. La presenza di strumenti e di una logica imprenditoriale nell’attività di spaccio è un fattore che, per sua natura, contrasta con la ‘lieve entità’ del fatto. In secondo luogo, il potere discrezionale del giudice di merito nella concessione delle attenuanti generiche è ampio e, se esercitato con una motivazione congrua, non è soggetto a revisione da parte della Corte di Cassazione, la quale non può sostituire la propria valutazione a quella del giudice che ha esaminato direttamente i fatti.
Le conclusioni
Questa ordinanza ribadisce un messaggio chiaro: per ottenere il riconoscimento del fatto di lieve entità, non basta che la quantità di sostanza stupefacente sia modesta. Se emergono elementi che indicano un’organizzazione non occasionale e una finalità di lucro strutturata, è molto probabile che i giudici escludano l’ipotesi lieve. Per gli operatori del diritto, ciò significa che la difesa deve concentrarsi non solo sul dato quantitativo, ma anche nel dimostrare l’assenza di quegli ‘indici di professionalità’ che la giurisprudenza considera decisivi. Allo stesso tempo, si conferma che i precedenti penali costituiscono un ostacolo significativo all’ottenimento delle attenuanti generiche, rafforzando il principio che la valutazione della personalità dell’imputato è centrale nel processo di commisurazione della pena.
La sola quantità di droga è sufficiente per definire un fatto di lieve entità?
No, la valutazione è globale e considera tutti gli indici, come le modalità dell’azione e i mezzi usati. Secondo la Corte, un singolo elemento, come l’organizzazione dell’attività (presenza di bilancini e materiale per dosi), può essere decisivo per escludere il fatto di lieve entità, anche a fronte di quantità non elevate.
Un giudice può negare le attenuanti generiche basandosi solo sui precedenti penali?
Sì, la Corte ha confermato che il giudice può motivare il diniego delle attenuanti generiche basandosi sui precedenti penali, considerandoli una ragione preponderante. La motivazione, se congrua e non contraddittoria, non è sindacabile in Cassazione.
Cosa succede se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Se il ricorso è dichiarato inammissibile, la Corte non esamina il merito della questione. La sentenza impugnata diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, che in questo caso è stata di tremila euro.