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Tentata truffa: assegno falso versato al bancomat

Un uomo ha versato tramite sportello bancomat un assegno di 225.000 euro sul proprio conto aperto da poco. Il titolo riportava la firma falsa della ex coniuge, la quale aveva denunciato il furto del libretto di assegni. I funzionari della banca hanno bloccato il pagamento per la difformità grafica della sottoscrizione prima dell’addebito definitivo. I giudici di merito hanno condannato l’uomo per tentata truffa e al risarcimento dei danni morali. L’imputato ha proposto ricorso sostenendo l’inidoneità della condotta e negando la legittimazione della donna a sporgere querela. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il collegio ha confermato la sussistenza degli artifici e raggiri nell’uso del titolo contraffatto depositato a ridosso dei giorni festivi e ha ribadito la piena legittimazione della donna, quale titolare del conto esposto al pericolo di decurtazione economica.

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Pubblicato il 25 ottobre 2026 in Giurisprudenza Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 36726 Anno 2026 (Cass. pen. sez. 2 n. 36726/2026)

Principio di diritto Integra gli estremi della tentata truffa la presentazione all'incasso tramite sportello automatico di un assegno recante la sottoscrizione apocrifa del titolare del conto, risultando l'azione idonea a trarre in inganno l'istituto di credito e legittimando alla querela il correntista sul cui patrimonio avrebbe inciso il danno patrimoniale.

Il deposito allo sportello bancomat configura il delitto di tentata truffa

Un uomo ha tentato di incassare un assegno da 225.000 euro versandolo tramite sportello bancomat sul proprio conto corrente. Il conto risultava aperto da brevissimo tempo. L’assegno recava la firma contraffatta della ex moglie, che in precedenza aveva denunciato il furto del blocchetto degli assegni. I funzionari dell’istituto bancario hanno tempestivamente rilevato la difformità grafica della firma di traenza e hanno bloccato il trasferimento del denaro prima che l’operazione andasse a buon fine. La condotta ha integrato gli estremi del delitto di tentata truffa ai danni del patrimonio della donna.

La condanna confermata dalla Corte di Cassazione

I giudici di primo e secondo grado hanno condannato l’imputato alla pena di giustizia e al risarcimento dei danni morali liquidati in favore della parte civile. L’uomo ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione deducendo l’insussistenza di artifici e raggiri, l’inidoneità assoluta della condotta e il difetto di legittimazione della ex moglie a presentare querela. I giudici di legittimità hanno respinto integralmente le tesi difensive, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.

La condotta ingannatoria e la legittimazione della correntista truffata

I giudici di merito e la Suprema Corte hanno ritenuto pienamente integrati gli artifici e i raggiri richiesti dalla legge penale. L’imputato ha utilizzato le proprie credenziali personali per versare un titolo formalmente riconducibile alla titolare del conto. La falsificazione della firma non era una contraffazione grossolana. Inoltre, l’operazione è avvenuta a ridosso di tre giorni festivi mediante una richiesta di giroconto, modalità appositamente studiata per rallentare le verifiche bancarie e favorire il passaggio del denaro.

La Corte ha respinto la tesi del reato impossibile. La valutazione di idoneità dell’azione deve avvenire con una prospettiva ex ante (valutando i fatti nel momento in cui l’azione ha avuto inizio). L’intervento tempestivo dei bancari ha impedito la consumazione del reato, ma non ha cancellato la pericolosità iniziale del piano. Il collegio ha confermato anche la legittimazione della donna a sporgere querela. Se l’operazione fosse andata a buon fine, l’addebito avrebbe colpito direttamente il suo patrimonio personale.

I rischi concreti legati all’uso indebito di credenziali e titoli di credito

Chi compie manovre finanziarie opache tramite sportelli automatici risponde pienamente delle conseguenze penali. L’utilizzo di credenziali personali per incassare titoli bancari crea una presunzione diretta di responsabilità in capo al titolare delle credenziali stesse. L’eventuale rifiuto del pagamento da parte dell’istituto di credito non esclude il reato tentato né azzera l’obbligo di risarcire il danno morale alla vittima.

Perché il controllo tempestivo della banca non elimina il reato?
La pericolosità dell’azione si valuta al momento della condotta e la scoperta della falsità prima del pagamento non rende la truffa impossibile.

Chi può sporgere querela se viene versato un assegno rubato?
Il titolare del conto corrente su cui grava il rischio del prelievo indebito è la persona offesa legittimata a presentare la querela.

Quali conseguenze derivano dal versamento tramite sportello automatico?
L’utilizzo delle credenziali personali allo sportello individua chiaramente l’autore o il beneficiario finale dell’operazione fraudolenta.

Termini giuridici

Firma apocrifa
Firma falsa apposta su un documento o un titolo di credito senza il consenso del reale titolare.
Reato impossibile
Situazione in cui l'azione non produce reato perché i mezzi usati risultano del tutto inidonei a compierlo.
Persona offesa
Il soggetto titolare dell'interesse o del patrimonio protetto dalla norma violata.
Giroconto
Operazione bancaria che trasferisce somme di denaro tra conti diversi tramite una registrazione contabile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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