Definizione
Il reato commesso da chi compie atti idonei e diretti in modo non ambiguo a indurre qualcuno in errore, con artifici o raggiri, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, senza però riuscire a completare l'azione delittuosa.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 60 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 71% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 16%
- Rigettato 11%
- Inammissibile 71%
- Altro 2%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 749%
- Penale Sez. 240%
- Penale Sez. 611%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 32/2000in 3 provvedimenti
- Cass. 23903/2020in 4 provvedimenti
- Cass. 5582/2013in 3 provvedimenti
- Cass. 36104/2017in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un uomo ha versato tramite sportello bancomat un assegno di 225.000 euro sul proprio conto aperto da poco. Il titolo riportava la firma falsa della ex coniuge, la quale aveva denunciato il furto del libretto di assegni. I funzionari della banca hanno bloccato il pagamento per la difformità grafica della sottoscrizione prima dell'addebito definitivo. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per tentata truffa e al risarcimento dei danni morali. L'imputato ha proposto ricorso sostenendo l'inidoneità della condotta e negando la legittimazione della donna a sporgere querela. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il collegio ha confermato la sussistenza degli artifici e raggiri nell'uso del titolo contraffatto depositato a ridosso dei giorni festivi e ha ribadito la piena legittimazione della donna, quale titolare del conto esposto al pericolo di decurtazione economica.
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Una donna ha tentato di raggirare un'anziana concordando la consegna di una busta di denaro, mentre il complice la attendeva in automobile a motore acceso. Un parente della vittima ha scoperto l'inganno e ha allertato la polizia. Gli agenti hanno monitorato la scena e sono intervenuti immediatamente nel momento dello scambio, bloccando la donna con la busta in mano e perquisendo l'autista. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per truffa consumata in concorso. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che il fatto costituisce una tentata truffa. Il costante controllo delle forze dell'ordine ha impedito agli imputati di acquisire la disponibilità autonoma e definitiva del denaro, riducendo l'offesa al patrimonio a un mero tentativo.
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Un amministratore di una società ha tentato una **tentata truffa bancaria**, cercando di ottenere 11.247.000 euro da una banca. Ha simulato l'esistenza di un contratto di servizio e finanziamento inesistente tra la sua società e un'altra azienda, presentando documenti falsi alla banca per richiedere un versamento tramite Sepa Direct Debit. La banca ha scoperto l'inganno prima che il denaro fosse erogato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la sua condanna per tentata truffa e ribadendo la correttezza della notifica degli atti processuali al difensore in caso di impossibilità di consegna al domicilio eletto.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per tentata truffa con recidiva. L'imputato sosteneva una desistenza volontaria o un recesso attivo, ma la Corte ha ritenuto che la truffa non si fosse completata per l'intervento di un terzo, non per sua volontà. Il ricorso era basato su elementi ipotetici e privi di riscontro. La sentenza ha confermato la condanna, obbligando l'individuo al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende, escludendo la prescrizione per l'inammissibilità del ricorso.
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Un professionista immobiliare e la sua convivente hanno tentato una truffa immobiliare. Il professionista ha nascosto un'offerta d'acquisto più alta (160.000 euro) ai venditori, presentando solo quella della sua convivente (140.000 euro). Successivamente, ha cercato di rivendere il contratto preliminare a un altro acquirente per 200.000 euro, mirando a un profitto illecito di 60.000 euro. La tentata truffa immobiliare non si è perfezionata. Gli imputati si sono anche appropriati di 20.000 euro. Il professionista ha poi sporto una falsa denuncia, commettendo calunnia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando le condanne e le spese legali a carico degli imputati.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale nei confronti di un individuo accusato di tentata truffa e spesa di banconote false. L'imputato aveva cercato di utilizzare denaro contraffatto ed era stato condannato in appello a nove mesi di reclusione e centoquarantacinque euro di multa, dopo il riconoscimento dell'attenuante del danno economico di speciale tenuità. Nel proprio ricorso, la difesa sosteneva l'illogicità della decisione dei giudici di merito, lamentando l'assenza di una perizia tecnica ufficiale da parte della Banca d'Italia per accertare la contraffazione del denaro. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile: i giudici di merito avevano già spiegato in modo corretto e completo le ragioni della falsità del denaro sulla base delle prove raccolte. L'imputato deve quindi scontare la pena e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un Lavoratore è stato condannato per tentata truffa, accusato di non aver pagato interamente una fornitura di porte. La Corte d'Appello aveva confermato la sua responsabilità. Il Lavoratore ha presentato ricorso, contestando l'attendibilità della persona offesa e la validità dell'identificazione fotografica. Tuttavia, durante il processo, la persona offesa ha ritirato la sua accusa (remissione di querela), e il Lavoratore ha accettato. La Corte di Cassazione ha quindi annullato la condanna, dichiarando il reato estinto per remissione di querela, ma ha condannato il Lavoratore al pagamento delle spese processuali.
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Un Individuo è stato condannato per tentata truffa. Si era presentato falsamente come tecnico di una società di servizi, chiedendo denaro e minacciando di interrompere la fornitura se non avesse ricevuto il pagamento. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo un fraintendimento e l'assenza di raggiri o dell'elemento soggettivo del reato, oltre alla prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e l'esistenza degli elementi della tentata truffa, e ha escluso la prescrizione a causa dell'inammissibilità stessa.
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Un soggetto ha cercato di ottenere un finanziamento presentando una carta di identità contraffatta con la propria fotografia e false generalità. I controlli della società finanziaria hanno impedito il perfezionamento del raggiro, bloccando l'erogazione del denaro. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per tentata truffa, sostituzione di persona e falso materiale. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione contestando la sussistenza degli artifici e raggiri, chiedendo la derubricazione del falso e la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La presenza della fotografia sul documento falso prova il concorso nella contraffazione e il controllo tempestivo dell'ente non esclude l'idoneità degli atti ingannatori. Il ricorrente deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Un richiedente ha presentato buste paga e documenti lavorativi falsi per ottenere un prestito bancario. La banca intermediaria, incaricata dell'istruttoria preliminare e dell'apertura del conto corrente, ha scoperto la frode e sporto querela per il reato di tentata truffa per finanziamento. La difesa dell'imputato contestava la legittimazione della banca intermediaria a presentare la querela, sostenendo che soltanto la società finanziaria che avrebbe materialmente erogato il capitale fosse la persona offesa. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'imputato, confermando la condanna penale. I giudici hanno stabilito che anche l'istituto intermediario è persona offesa a pieno titolo ed è legittimato a sporgere querela, escludendo inoltre qualsiasi beneficio legato alla particolare tenuità del fatto data la gravità della documentazione falsificata.
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La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni imputati condannati per furto continuato di assegni e tentata truffa aggravata. Gli imputati contestavano la qualificazione del furto in ricettazione e l'idoneità dell'azione per la tentata truffa, sostenendo il reato impossibile a causa della grossolanità del falso assegno da quasi due milioni di euro. La Corte ha confermato le condanne, ribadendo che l'inidoneità dell'azione per il reato impossibile deve essere assoluta e non riconoscibile ictu oculi (a colpo d'occhio) solo da personale specializzato, e che il falso assegno, seppur grossolano, non era tale da escludere il pericolo.
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Una donna ha tentato di riscuotere la vincita presentando un biglietto della lotteria contraffatto. La falsità del titolo non era immediatamente visibile, ma è emersa solo dopo approfondite verifiche tecniche. L'imputata ha giustificato il possesso sostenendo di aver trovato il tagliando a terra casualmente. I giudici hanno ritenuto la scusa non attendibile e hanno configurato i reati di tentata truffa e ricettazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputata, confermando la condanna definitiva e infliggendo il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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L'Imputato ha posto in essere raggiri per farsi consegnare una somma di denaro dalla persona offesa. La vittima ha tuttavia avvisato le forze dell'ordine, le quali hanno monitorato lo scambio e sono intervenute tempestivamente, impedendo al soggetto di acquisire la piena disponibilità del bene. La Corte di Cassazione ha confermato che l'intervento della polizia durante la consegna del denaro non cancella l'illecito, ma qualifica l'azione come tentata truffa. La condotta possedeva l'idoneità a ingannare la vittima, sebbene l'evento non si sia perfezionato. Il ricorso dell'autore del reato è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Una persona anziana ha tentato di ottenere un mutuo bancario presentando un documento d'identità falso, con la sua foto ma i dati di un'altra persona. Per questo fatto, è stata condannata per tentata truffa, falso documentale e sostituzione di persona. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. Ha confermato la responsabilità per l'uso del documento falso e ha negato la sospensione condizionale della pena, poiché i reati erano stati commessi prima del compimento dei 70 anni. La Corte ha anche escluso le attenuanti generiche per la sua "proclività a delinquere".
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Un Individuo è stato condannato per tentata truffa, avendo cercato di ricaricare una carta prepagata con dati falsi e tentato di pagare con un assegno non valido. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. L'Individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'assenza di artifici e raggiri e l'identificazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questa inammissibilità ha impedito di dichiarare la prescrizione del reato, nonostante i termini fossero scaduti. L'Individuo è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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L'Imputato subiva una condanna per il reato di tentata truffa legato alla richiesta di un finanziamento e per falso documentale. Dopo la sentenza di secondo grado, le parti offese formalizzavano la remissione di querela e il condannato la accettava tempestivamente. La difesa ricorreva in Cassazione chiedendo l'estinzione del reato e lamentando vizi di notifica e la prescrizione del falso. I Giudici Supremi hanno stabilito che la remissione di querela, intervenuta prima dell'impugnazione, estingue l'illecito e prevale su qualsiasi vizio procedurale non insanabile. La Corte ha cancellato la condanna per la tentata truffa e ha ridotto la pena a sei mesi di reclusione per il reato di falso rimasto intatto.
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Un cittadino ha richiesto una concessione amministrativa esibendo ricevute e bollettini di pagamento falsificati, evitando di versare le somme dovute. L'autorità giudiziaria lo ha condannato a nove mesi di reclusione per tentata truffa con documenti falsi e falsità materiale commessa da privato. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione chiedendo l'assoluzione o il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione perché presentava motivi generici e si limitava a riproporre censure già respinte. I giudici hanno escluso qualsiasi tenuità a causa della reiterazione della condotta ingannevole nel tempo. L'imputato perde definitivamente la causa penale e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Due soggetti affrontano un processo per tentata truffa aggravata ai danni di una controparte contrattuale. Gli imputati simulano il pagamento di una prestazione commerciale attraverso l'invio via fax della contabile di un bonifico bancario palesemente falsificata, giustificando la mancata esibizione dell'originale con un inesistente incidente personale e inventando l'apertura di una nuova impresa. La Corte di Cassazione esamina la condotta ingannevole e dichiara estinto il reato per prescrizione nei confronti della coimputata. Al contrario, la Suprema Corte rigetta il ricorso del primo imputato: la presenza della recidiva reiterata e specifica allunga i termini legali di estinzione del reato. L'uomo subisce quindi la conferma della condanna penale, il pagamento delle spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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L'imputato ha tentato di raggirare alcune persone richiedendo pagamenti indebiti per presunti acquisti di buoni viaggio tramite continue lettere di sollecito. I giudici di merito lo hanno condannato per il delitto di tentata truffa continuata. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la tardività della querela, la prescrizione dei fatti e l'errata applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le condanne precedenti rilevano per la recidiva anche se estinte successivamente. Inoltre, il termine per sporgere querela decorre solo dalla piena certezza del fatto e del colpevole, mentre i continui solleciti mantenevano attiva l'azione illecita. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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L'imputato subiva una condanna per il reato di tentata truffa assicurativa dopo aver incendiato volontariamente la propria imbarcazione per incassare l'indennizzo dalla compagnia assicurativa. La difesa eccepiva la violazione del principio del divieto di un secondo giudizio, poiché l'uomo era stato precedentemente assolto dall'accusa di incendio colposo della medesima barca. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale e il risarcimento dei danni a favore dell'assicurazione. I giudici di legittimità hanno chiarito che la precedente assoluzione riguardava una condotta omissiva colposa, mentre il nuovo processo accertava una condotta commissiva dolosa e un piano economico fraudolento. Di conseguenza, non sussiste alcuna duplicazione illegittima di giudizio quando il fatto storico viene valutato in una diversa e più ampia cornice criminosa.
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