Definizione
Operazione bancaria che consiste nel trasferire una somma di denaro da un conto corrente a un altro, spesso intestati alla stessa persona.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 45 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 40% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 28%
- Rigettato 40%
- Inammissibile 28%
- Estinto 2%
- Altro 2%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 155%
- Civile Sez. 530%
- Penale Sez. 515%
Precedenti più richiamati
- Cass. 14321/2022in 4 provvedimenti
- Cass. 22598/2018in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un uomo ha versato tramite sportello bancomat un assegno di 225.000 euro sul proprio conto aperto da poco. Il titolo riportava la firma falsa della ex coniuge, la quale aveva denunciato il furto del libretto di assegni. I funzionari della banca hanno bloccato il pagamento per la difformità grafica della sottoscrizione prima dell'addebito definitivo. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per tentata truffa e al risarcimento dei danni morali. L'imputato ha proposto ricorso sostenendo l'inidoneità della condotta e negando la legittimazione della donna a sporgere querela. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il collegio ha confermato la sussistenza degli artifici e raggiri nell'uso del titolo contraffatto depositato a ridosso dei giorni festivi e ha ribadito la piena legittimazione della donna, quale titolare del conto esposto al pericolo di decurtazione economica.
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Una garante rilasciava fideiussione bancaria a favore di una società, riservandosi il diritto di recesso. Nel 2006 comunicava formalmente il recesso dalla fideiussione. Anni dopo, a seguito del fallimento della società, la banca otteneva un decreto ingiuntivo contro la garante per debiti su un conto corrente e su anticipi fatture risalenti al 2010 e 2011. La garante proponeva opposizione contestando l'efficacia del debito post-recesso. La Corte d'Appello revocava l'ingiunzione per difetto di prova: il conto principale risultava azzerato da un giroconto e la banca non aveva dimostrato l'esistenza del contratto di anticipo prima del recesso. La società cessionaria del credito ricorreva in Cassazione, sostenendo la natura autonoma della garanzia e l'incontestabilità del credito. La Suprema Corte ha confermato la decisione: spetta al creditore provare che il debito preesisteva al recesso.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per l'amministratrice di una società fallita, accusata del reato di bancarotta fraudolenta patrimoniale. La donna aveva venduto un furgone aziendale per soli novecento euro pochi giorni dopo la dichiarazione di fallimento. Il veicolo era poi finito a una società riconducibile alla suocera, senza che il denaro della vendita comparisse nei conti sociali. L'imputata contestava la nullità della notifica dell'istanza di fallimento civile e la mancanza di dolo, sostenendo che il danno arrecato fosse modesto. I giudici hanno respinto il ricorso: il giudice penale non può rivalutare i vizi della sentenza civile dichiarativa di fallimento e la sottrazione di beni societari integra il reato a prescindere dal valore economico limitato del bene distratto.
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Un contribuente ha contestato un accertamento fiscale IRPEF dell'Agenzia delle Entrate, basato su indagini bancarie, sostenendo una carenza di motivazione. I giudici di primo grado avevano parzialmente accolto il ricorso, escludendo alcune operazioni bancarie. La Commissione Tributaria Regionale ha poi rigettato l'appello del contribuente, ritenendo la motivazione adeguata. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del contribuente per infondatezza e difetto di specificità dei motivi. L'accertamento fiscale è stato quindi confermato, e il contribuente ha dovuto pagare le spese legali.
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Un contribuente, intermediario finanziario, ha subito un `accertamento fiscale sui conti correnti` per presunti maggiori redditi IRPEF e IRAP. L'Agenzia delle Entrate contestava versamenti su un conto non giustificati da prelievi da altri conti. Il contribuente sosteneva fossero giroconti da altri suoi conti, destinati a proventi professionali e indennità pubbliche, al netto delle spese familiari. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale, rinviando nuovamente il caso. La CTR non aveva verificato adeguatamente la natura dei versamenti come giroconti, la compatibilità con le spese di vita ordinarie e la natura familiare del conto cointestato, disattendendo le precedenti indicazioni della Cassazione.
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Un imprenditore è stato condannato per bancarotta preferenziale a causa di un pagamento di 85.000 euro a una banca, effettuato tramite giroconto prima del fallimento della sua azienda. La Corte d'Appello aveva confermato la responsabilità per questa specifica accusa. La Cassazione ha esaminato se un giroconto tra conti della stessa società presso la medesima banca costituisca un pagamento illecito o una compensazione legittima. La Corte ha rilevato l'incompletezza della motivazione precedente, sottolineando che la compensazione, sebbene possa avere un effetto preferenziale, non è revocabile se rispetta i requisiti legali e non maschera un pagamento. La Suprema Corte ha annullato la sentenza per la bancarotta preferenziale, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Una Società Correntista ha citato in giudizio La Banca per ottenere il ricalcolo dei saldi e la restituzione di addebiti illegittimi per interessi anatocistici e commissioni su più conti correlati. La Banca si è difesa eccependo la prescrizione e contestando i presupposti per la ripetizione dell'indebito bancario. I giudici di merito hanno accertato un credito a favore della correntista, evidenziando che i primi conti erano confluiti in un unico rapporto tramite giroconti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de La Banca, confermando che nei rapporti bancari unitari la prescrizione decorre soltanto dalla chiusura finale e che le valutazioni di fatto non sono riesaminabili in presenza di doppia conforme. La Banca è stata condannata alle spese legali.
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Un Ente Locale ha erogato quasi trecentomila euro per sostenere le microimprese territoriali. Le somme dovevano restare vincolate su un conto dedicato aperto presso un Istituto Bancario. Un Consorzio di Garanzia ha spostato illegittimamente i fondi sul proprio capitale sociale tramite un giroconto. L'istituto di credito conosceva la destinazione vincolata delle somme, ma ha eseguito il trasferimento senza attendere il benestare dell'Ente Locale. I giudici hanno accertato la responsabilità della banca per fondi vincolati in solido con il consorzio. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, evidenziando come la banca abbia cooperato in modo consapevole all'inadempimento altrui, integrando un illecito extracontrattuale. Il ricorso dell'istituto bancario è stato rigettato con condanna alle spese legali.
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La Curatela di un Fallimento ha promosso un'azione di responsabilità dell'amministratore nei confronti dell'ex vertice societario per contestare sia duplicazioni di costi sia storni contabili che avevano ridotto l'attivo. La Corte d'Appello ha condannato L'Amministratrice al risarcimento di oltre quattrocentomila euro a causa di operazioni di storno prive di tracciabilità e giustificazione economica. L'Amministratrice ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'omessa valutazione di prove difensive e depositando un'assoluzione penale sopravvenuta. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito e che non si possono introdurre nuove sentenze penali in appello di legittimità, confermando la condanna.
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Al termine di una convivenza, due ex partner affrontano lo scioglimento della comunione e la divisione delle somme depositate in banca. La donna richiede la restituzione della metà degli importi transitati tramite giroconto sul conto esclusivo dell'ex compagno, invocando la presunzione di comproprietà paritaria. L'uomo sostiene invece di aver alimentato personalmente la provvista con proprio denaro esclusivo, producendo specifici estratti conto bancari a supporto. La Corte d'Appello condanna l'uomo applicando in modo astratto la presunzione legale di parità. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'ex convivente e cassa la pronuncia. I giudici stabiliscono che la presunzione di parità sul conto corrente cointestato può essere vinta con prove documentali o presunzioni semplici e impongono al giudice di merito di esaminare puntualmente i flussi finanziari prima di decidere la divisione.
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Due debitori hanno impugnato due atti di precetto notificati da una società cessionaria del credito bancario. I debitori contestavano la somma richiesta sostenendo di non aver mai incassato l'importo del secondo finanziamento, confluito su un conto terzo per estinguere debiti pregressi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei debitori. I giudici hanno confermato che l'atto di erogazione e quietanza stipulato davanti al notaio costituisce piena prova della consegna del denaro, fungendo da confessione stragiudiziale revocabile solo per violenza o errore di fatto. La banca ha assolto interamente il proprio onere probatorio e non deve dimostrare la destinazione finale delle somme erogate. Spettava unicamente ai debitori provare la restituzione del prestito.
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La Corte d'Appello di Trento chiarisce i criteri per l'interpretazione testamento olografo in una controversia ereditaria. Il caso riguardava la distinzione tra erede universale e legatario in presenza di un testamento con errori grammaticali. La Corte ha stabilito che l'attribuzione di beni specifici configura un legato, mentre la nomina generica riguarda l'eredità universale, dando prevalenza alla volontà effettiva del defunto sulla forma letterale errata.
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Il caso nasce dall'opposizione di un correntista e del suo fideiussore contro una banca per l'addebito di somme derivanti da un mutuo e da conti correnti. In particolare, i clienti contestavano l'esecuzione di operazioni di giroconto non autorizzato per oltre duecento milioni di lire, effettuate dall'istituto senza alcuna firma o disposizione scritta. La Corte d'Appello aveva dato ragione alla banca basandosi solo su una consulenza tecnica d'ufficio, ritenendo i trasferimenti come un utilizzo del finanziamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei clienti, stabilendo che la motivazione dei giudici di secondo grado era solo apparente. La sentenza è stata cassata con rinvio: la banca deve dimostrare l'effettiva autorizzazione scritta del cliente per i trasferimenti di denaro effettuati.
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Una società correntista e il suo fideiussore hanno citato in giudizio una banca per accertare l'illegittimità di interessi e commissioni applicati su vari conti correnti. La Corte d'Appello ha condannato la banca a restituire le somme indebitamente trattenute, ritenendo inutilizzabili alcuni contratti prodotti in ritardo dalla banca rispetto alla scadenza fissata dal giudice. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della banca su questo punto. I giudici hanno stabilito che il mancato rispetto del termine per l'ordine di esibizione non rende i documenti inutilizzabili. Escludere prove decisive solo per un ritardo nel deposito contrasta con la ricerca della verità materiale nel processo. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio.
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La Corte di Cassazione ha confermato la misura interdittiva della sospensione dall'ufficio pubblico per un funzionario di un'azienda sanitaria locale. L'indagato risponde di concorso in falso ideologico in atto pubblico per aver inserito dati non veritieri nei bilanci degli anni 2015, 2016 e 2017. In particolare, il funzionario avrebbe sottostimato il fondo rischi per le spese legali senza compiere alcuna reale verifica e avrebbe nascosto i deficit nei registri contabili interni tramite operazioni fittizie di giroconto. La difesa sosteneva che le cifre fossero semplici stime e che la responsabilità finale spettasse solo al Direttore Generale. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che anche le stime prive di basi reali costituiscono reato e che risponde del falso chiunque collabori attivamente alla stesura dell'atto.
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La Corte di Cassazione ha confermato la misura interdittiva della sospensione dall'ufficio pubblico per un Dirigente sanitario, accusato di concorso in falso ideologico in atto pubblico. L'indagato aveva falsificato i bilanci dell'azienda sanitaria sottostimando il fondo rischi per le cause legali e occultando lo sforamento dei conti tramite fittizi giroconti nei partitari. La difesa sosteneva che la responsabilità fosse del Direttore Generale e che si trattasse di semplici errori di stima. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che anche le stime contabili costituiscono falso ideologico in atto pubblico se basate su dati volutamente non verificati e che il ruolo di redattore dello schema di bilancio configura una partecipazione attiva al reato.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Istituto di Credito, confermando l'obbligo di restituire oltre 795.000 euro a favore della procedura concorsuale. L'azione di revocatoria fallimentare promossa dal Fallimento di un'Impresa di Costruzioni ha colpito i versamenti sul conto corrente della società nell'anno precedente al fallimento. I giudici hanno ritenuto provata la conoscenza dello stato di insolvenza da parte della banca, desumendola dai bilanci aziendali negativi e dall'andamento anomalo del conto. La Suprema Corte ha chiarito che anche i giroconti dal conto anticipi al conto corrente ordinario hanno natura solutoria se riducono lo scoperto di conto, rendendoli così soggetti a revoca.
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Una banca richiede il pagamento di un saldo passivo a una ditta e al suo garante. Il garante eccepisce la nullità della fideiussione omnibus per violazione delle norme antitrust. La Corte d'Appello condanna la ditta al pagamento e conferma la validità della garanzia. I debitori ricorrono in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la nullità della fideiussione omnibus basata sullo schema ABI non può essere sollevata per la prima volta in Cassazione se richiede nuovi accertamenti di fatto, preclusi nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese legali.
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Una società ha citato in giudizio la banca chiedendo la rideterminazione del saldo del proprio conto corrente e la restituzione degli addebiti ritenuti illegittimi sul vecchio conto della ditta individuale a cui era subentrata. La banca ha eccepito la prescrizione del diritto al rimborso, sostenendo che il trasferimento del saldo passivo sul nuovo conto costituisse un pagamento definitivo avvenuto oltre dieci anni prima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando l'autonomia dei due conti e la decorrenza della prescrizione decennale dal momento del bonifico. Inoltre, i giudici hanno dichiarato valida la commissione di massimo scoperto applicata, poiché il contratto ne indicava chiaramente la percentuale, la base di calcolo e la periodicità trimestrale. La società perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Una banca ha richiesto il pagamento di un debito derivante da un conto anticipi su fatture ai garanti di una società. I garanti si sono opposti, sostenendo che la mancanza degli estratti del conto corrente ordinario impedisse di verificare il reale debito. La Corte d'Appello ha condannato i garanti, ritenendo provato il credito. La Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso. La Corte ha stabilito che l'autonomia del conto anticipi rispetto al conto corrente ordinario dipende dagli accordi tra le parti. Se il conto è autonomo, il saldo negativo prova il debito. Spetta al debitore dimostrare eventuali pagamenti estintivi avvenuti sul conto ordinario. Vince la banca, che ha diritto al recupero del credito, mentre il garante perde e deve pagare anche le spese legali.
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