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LexCEDpedia

Reato Impossibile

Definizione

Situazione in cui l'azione non può causare l'evento dannoso per inidoneità dei mezzi o inesistenza dell'oggetto.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 278 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 80% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 8%
  • Rigettato 11%
  • Inammissibile 80%
  • Altro 2%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 766%
  • Penale Sez. 519%
  • Penale Sez. 214%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 12407/2019in 14 provvedimenti
  • Cass. 41108/2011in 9 provvedimenti
  • Cass. 870/2019in 15 provvedimenti
  • Cass. 37019/2010in 9 provvedimenti
  • Cass. 6873/2015in 13 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Ricorso straordinario per errore di fatto tra accusa e svista
Un uomo condannato in via definitiva per traffico di stupefacenti ha presentato un ricorso straordinario per errore di fatto contro la sentenza di Cassazione. Il ricorrente sosteneva che i giudici avessero ignorato la presenza di un agente infiltrato provocatore, chiedendo di qualificare la consegna di cento chili di cocaina come reato impossibile. La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Gli ermellini hanno chiarito che l'agente sotto copertura ha eseguito ordini impartiti autonomamente dai trafficanti, senza alcuna istigazione delittuosa. Il ricorso straordinario per errore di fatto serve esclusivamente a correggere errori materiali o sviste visive sugli atti interni, non consentendo mai una nuova valutazione delle prove o delle argomentazioni logiche già espresse dalla Corte.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no al reato impossibile
La Corte d'appello confermava la condanna di un imputato per detenzione di sostanze stupefacenti destinate allo spaccio. L'uomo proponeva ricorso per cassazione, chiedendo una nuova valutazione delle prove e invocando il reato impossibile per la presunta inefficacia drogante del materiale sequestrato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i motivi riproponevano argomentazioni già respinte e che l'insieme delle dosi sequestrate superava pienamente la soglia di efficacia drogante. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Interesse a impugnare: il PM perde contro l’assoluzione piena
Il Tribunale ha assolto l'imputato dall'accusa di falso documentale perché il fatto non sussiste, riconoscendo la grossolanità della contraffazione. La pubblica accusa ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, chiedendo di modificare la formula assolutoria in quella di non punibilità per reato impossibile. La Corte ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'accusa non possedeva un valido interesse a impugnare. La pubblica accusa non può promuovere un giudizio per ottenere un risultato meramente teorico o accademico sulla qualificazione giuridica. L'impugnazione richiede un'utilità pratica concreta e favorevole per chi la propone. La decisione mantiene ferma l'assoluzione piena dell'imputato.
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Ricorso contro il patteggiamento: l’accordo chiude la causa
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena tramite accordo processuale davanti al giudice dell'udienza preliminare. Successivamente, la difesa ha presentato un ricorso contro il patteggiamento in Cassazione, contestando la mancata valutazione del proscioglimento immediato e la motivazione sul presunto reato impossibile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge limita rigidamente i motivi proponibili contro l'accordo penale ed esclude contestazioni sulla valutazione dell'immediata innocenza. L'Imputato deve pagare le spese del procedimento e una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falso grossolano o tentata truffa: la condanna resta
Un cittadino ha utilizzato un documento d'identità contraffatto presso uno sportello postale per compiere un'operazione fraudolenta. I giudici territoriali hanno condannato l'individuo per tentata truffa, possesso e uso di atto falso. L'autore ha proposto ricorso per cassazione invocando l'impunibilità per falso grossolano, sostenendo che l'inganno fosse evidente e incapace di trarre in errore il personale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. La contraffazione non risultava riconoscibile a colpo d'occhio da chiunque, escludendo così l'inidoneità dell'azione. L'imputato perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsità materiale in atti pubblici: condanna cancellata
I giudici di merito condannano l'Imputato per il reato di falsità materiale in atti pubblici. La difesa propone ricorso per cassazione, contestando la mancata applicazione del reato impossibile dovuta alla grossolanità della contraffazione del documento. La Corte di Cassazione dichiara la contestazione non manifestamente infondata, riconoscendo le specifiche caratteristiche del falso evidenziate fin dal primo grado. Tale validità dell'impugnazione impedisce l'inammissibilità del ricorso e consente ai giudici di rilevare la decorrenza del termine massimo di estinzione del reato, comprensivo delle sospensioni procedurali ed emergenziali. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza impugnata, dichiarando estinto il reato per intervenuta prescrizione.
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Marchi contraffatti: il falso grossolano non evita la condanna
Le forze dell'ordine hanno sequestrato a un commerciante abusivo centosessantadue capi di abbigliamento recanti marchi contraffatti. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per commercio di beni falsificati e ricettazione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa sosteneva che mancasse una perizia tecnica e che la vendita fosse impossibile per la natura evidente del falso. La Suprema Corte ha confermato la condanna penale. I giudici hanno chiarito che la deposizione degli agenti operanti dimostra validamente la falsità del bene. La legge punisce il pericolo per la fiducia collettiva, rendendo del tutto irrilevante la grossolanità del falso o la consapevolezza dell'acquirente.
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Tentato furto aggravato: l’assenza temporanea del bene non salva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la condanna per tentato furto aggravato emessa dalla Corte di Appello. La difesa sosteneva la nullità della decisione precedente, invocando l'esistenza di un reato impossibile a causa della mancanza dell'oggetto materiale al momento dell'azione. I giudici supremi hanno respinto la tesi chiarendo che il reato impossibile ricorre soltanto quando il bene è del tutto inesistente nella realtà fisica fin dall'origine. La temporanea o accidentale assenza della cosa non esclude la punibilità per tentato furto aggravato. L'imputato perde definitivamente la causa, subisce la conferma della condanna penale e riceve l'ordine di pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Possesso di documenti falsi: condanna definitiva senza sconti
Due cittadini stranieri subiscono una condanna per il possesso di documenti falsi validi per l'espatrio. I giudici di merito riducono la pena e concedono la sospensione condizionale a uno solo dei due imputati. Entrambi propongono ricorso per Cassazione contestando l'offensività della condotta e invocando la particolare tenuità del fatto. L'altro imputato lamenta inoltre il mancato beneficio della sospensione condizionale. La Corte di Cassazione dichiara i ricorsi inammissibili. I giudici rilevano che la falsità non era palese ed è emersa solo dopo accertamenti tecnici degli operanti. Inoltre, la pena minima prevista dalla legge per questa specifica fattispecie supera la soglia di due anni e impedisce il riconoscimento della particolare tenuità. Infine, le precedenti archiviazioni per reati simili giustificano la prognosi negativa per la sospensione della pena. I ricorrenti devono versare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto aggravato in concorso: ricorso sterile, condanna finale
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di furto aggravato in concorso. I soggetti hanno presentato ricorso per cassazione contro la pronuncia della Corte di appello. La difesa ha contestato la legittimazione a sporgere querela, la sussistenza dell'aggravante della pubblica fede e ha sostenuto l'ipotesi del reato impossibile. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione priva di validi argomenti innovativi. I ricorrenti hanno meramente riproposto le stesse tesi già respinte dai giudici di secondo grado con motivazione logica e aderente alla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. Gli imputati hanno quindi visto confermata la loro condanna definitiva e hanno subito la sanzione accessoria del pagamento delle spese processuali e di una somma pari a tremila euro ciascuno da versare alla Cassa delle ammende.
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Possesso di documenti falsi: condanna definitiva
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un imputato condannato per il possesso di documenti falsi valido per l'espatrio. Il ricorrente chiedeva il riconoscimento del reato impossibile, la particolare tenuità del fatto e le attenuanti per motivi di particolare valore morale o sociale. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'imputato si è limitato a riproporre le medesime censure già respinte dai giudici di merito, sollecitando un riesame delle prove precluso alla Corte. I magistrati hanno confermato la piena condanna a carico dell'uomo, imponendogli anche il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto: bottino assente ma la condanna resta
L'Imputato ha subito una condanna per furto consumato e tentato furto aggravato. La difesa ha presentato ricorso per Cassazione contestando la validità della notifica, l'identificazione tramite telecamere e sostenendo l'ipotesi del reato impossibile per la temporanea mancanza dei beni nel luogo dell'azione. La Suprema Corte ha respinto tutte le doglianze dichiarando il ricorso inammissibile. Il delitto di tentato furto scatta anche quando la cosa mobile da rubare sia temporaneamente assente, poiché conta la rappresentazione mentale dell'agente al momento del fatto. I giudici hanno inoltre ribadito la piena validità del riconoscimento facciale operato dalla polizia giudiziaria mediante filmati. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa agli anziani: finto infermiere condannato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e sei mesi di reclusione inflitta a un individuo responsabile di una odiosa truffa agli anziani e di spendita di banconote contraffatte. Il condannato avvicinava persone vulnerabili fingendosi un infermiere dell'ospedale in cui erano state precedentemente ricoverate. Con insistenza e sfruttando lo stato di timore delle vittime, l'uomo convinceva i pensionati a scambiare il proprio denaro contante autentico con banconote false. I giudici hanno respinto l'ipotesi di reato impossibile, poiché la falsità del denaro non appariva evidente a prima vista ma richiedeva un confronto comparativo. Inoltre, la Suprema Corte ha negato le attenuanti generiche e la particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali specifici del truffatore, dichiarando inammissibile il ricorso e imponendo il pagamento delle spese legali.
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Falso grossolano e patente finta: condanna confermata
Un automobilista ha subito una condanna per il reato di falsità materiale per aver esibito un permesso internazionale di guida contraffatto. L'imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo l'esistenza di un reato impossibile. La difesa ha difatti invocato il falso grossolano, asserendo che il documento apparisse talmente malfatto da non poter trarre in inganno i pubblici ufficiali durante i controlli su strada. I Supremi Giudici hanno respinto la tesi difensiva e hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il reato viene meno per grossolanità del falso solo se la contraffazione risulta immediatamente evidente ad occhio nudo, escludendo a priori qualsiasi inganno alla pubblica fede. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Istigazione alla Corruzione: Offerta di Denaro e Difesa Negata
Un ingegnere (Il Progettista) è stato condannato per istigazione alla corruzione, avendo offerto 1.500 euro a un funzionario pubblico (Il Funzionario) per ottenere un parere favorevole su progetti edilizi. Il Progettista ha presentato ricorso in Cassazione, contestando il rigetto del rinvio dell'udienza per legittimo impedimento del suo difensore e la mancata rinnovazione dell'istruttoria dibattimentale. Ha anche sollevato dubbi sulla sua responsabilità penale, sostenendo l'incompetenza del Funzionario e la natura di reato impossibile, oltre a un presunto errore nella consegna del denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la condanna, ritenendo l'istanza di rinvio tardiva e la richiesta di rinnovazione istruttoria non necessaria. Ha inoltre ribadito che per la corruzione è sufficiente un potere di influenza del funzionario, anche se non direttamente competente.
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Falso grossolano: non basta l’occhio del commerciante esperto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione e spendita di banconote contraffatte da cinquanta euro. Egli ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la presenza di un falso grossolano, poiché il commerciante ambulante a cui aveva consegnato il denaro si era accorto subito della falsificazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarificando che non si configura un falso grossolano quando la contraffazione viene scoperta grazie alla particolare esperienza o abilità di un professionista abituato al contante. Per escludere il reato, la falsità deve essere palese e visibile a prima vista da qualunque persona di comune avvedutezza. La Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato e la misura della pena, ponendo a suo carico anche le spese processuali.
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Contraffazione di Marchi: Quando il Falso non è ‘Innocuo’
Un individuo è stato condannato per il reato di contraffazione di marchi, avendo riprodotto etichette false di un noto brand. L'accusa includeva l'aggravante della recidiva. L'imputato ha presentato ricorso, sostenendo che il falso fosse 'innocuo'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che, per la contraffazione di marchi, conta l'effettiva capacità ingannatoria del marchio stesso, non le modalità di vendita o altre circostanze esterne. La sentenza ha confermato la condanna e l'obbligo di pagare le spese processuali.
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Reato Impossibile: Quando il Patteggiamento Limita il Ricorso
Un Lavoratore aveva accettato una pena tramite patteggiamento per il reato di tentata estorsione aggravata. Successivamente, ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che la sua condotta dovesse essere riqualificata come violenza privata o, in subordine, configurasse un reato impossibile per inidoneità degli atti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che, nel contesto di un patteggiamento, un ricorso per erronea qualificazione giuridica è ammissibile solo se l'errore è palese e immediatamente evidente dagli atti. Il ricorso del Lavoratore non soddisfaceva questi requisiti, risultando generico. La Suprema Corte ha quindi confermato la condanna e le spese processuali.
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Spendita di banconote false: condanna anche per 10 euro
Una persona spendeva una banconota contraffatta da 10 euro presso un esercizio commerciale e ne deteneva un'altra da 50 euro. Il commerciante accertava la contraffazione tramite un apposito macchinario elettronico. I giudici di merito condannavano l'imputata per il reato di spendita di banconote false. L'imputata ricorreva in Cassazione sostenendo la grossolanità del falso per la totale assenza di filigrana e invocando l'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. La Suprema Corte ha stabilito che la semplice mancanza della filigrana non esclude l'inganno per la collettività se la grafica generale appare autentica. Inoltre, la detenzione contestuale di più banconote esclude l'attenuante per via del continuo pericolo per la pubblica fede. L'imputata deve scontare la condanna e pagare le spese processuali.
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Spendita di monete false: il sospetto non esclude la condanna
Un uomo ha utilizzato banconote contraffatte da 20 e 50 euro per effettuare acquisti presso due distinti esercizi commerciali. Condannato nei gradi di merito per il reato di spendita di monete false, l'imputato ha proposto ricorso per cassazione sostenendo che la contraffazione fosse grossolana e configurasse un reato impossibile, dato il sospetto sorto nelle negozianti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la pena di un anno di reclusione e duecento euro di multa oltre al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste pienamente se la falsità non risulta immediatamente evidente a chiunque e che il mero sospetto dell'esercente non esclude l'idoneità ingannatoria della banconota contraffatta.
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