LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Premio di risultato lavoratori somministrati: parità garantita

Un lavoratore impiegato con contratto a termine tramite agenzia interinale ha svolto mansioni di autista e addetto alla produzione per un’azienda terza. L’impresa utilizzatrice ha riconosciuto ai propri dipendenti diretti un premio di produzione legato a obiettivi aziendali per tre anni consecutivi, escludendo il personale esterno. Il Tribunale prima e la Corte d’Appello poi hanno accolto le richieste del dipendente, ingiungendo il pagamento di oltre 4.400 euro a carico solidale dell’agenzia e dell’azienda. I giudici hanno chiarito che il premio di risultato lavoratori somministrati spetta obbligatoriamente in virtù del principio di parità di trattamento retributivo. Eventuali clausole contrattuali collettive che riservano il beneficio economico ai soli dipendenti diretti sono nulle. La Corte ha inoltre stabilito che il peso finale della retribuzione grava sull’agenzia di somministrazione, riconoscendo il diritto di rivalsa a favore dell’impresa utilizzatrice.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 9 ottobre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Sentenza della Corte d'Appello di Firenze n. 581/2026 del 29/09/2026 (App. Firenze n. 581/2026)

Principio di diritto Il principio di parità di trattamento retributivo sancito dall'art. 35 del D.Lgs. n. 81/2015 impone l'erogazione dei premi di risultato anche ai lavoratori somministrati qualora riconosciuti ai dipendenti di pari livello dell'utilizzatore. È affetta da nullità parziale qualsiasi clausola della contrattazione collettiva che escluda i lavoratori interinali dall'accesso a tali benefici economici.

Il diritto al premio di risultato lavoratori somministrati

I contratti a termine stipulati tramite agenzia per il lavoro garantiscono tutele economiche precise a chi presta la propria attività. Un contenzioso recente conferma che il premio di risultato lavoratori somministrati spetta di diritto quando l’azienda utilizzatrice lo riconosce ai propri dipendenti diretti. La legge non consente discriminazioni tra chi lavora fianco a fianco nello stesso stabilimento con mansioni identiche.

La controversia nasce dalla richiesta di un lavoratore assunto da un’agenzia e inviato in missione presso un’azienda di trasporti e logistica. L’uomo ha svolto mansioni di autista e operatore di produzione per tre anni consecutivi. L’azienda cliente ha distribuito premi di produzione al personale interno ma ha escluso i somministrati, sostenendo che gli accordi sindacali aziendali riservavano tali compensi solo ai dipendenti diretti.

La decisione della Corte territoriale fiorentina sul trattamento economico

I giudici d’appello hanno respinto l’impugnazione dell’agenzia e hanno confermato il decreto ingiuntivo a favore del dipendente per oltre quattromilaquattrocento euro. Il tribunale ha stabilito una condanna solidale: sia l’agenzia fornitrice sia l’azienda utilizzatrice devono pagare il compenso al lavoratore. Entrambe le società rispondono verso il creditore.

La sentenza ha chiarito i rapporti economici interni tra le due società. Se l’azienda cliente paga il dipendente per effetto della solidarietà, può recuperare l’intera somma rivalendosi sull’agenzia formale datrice di lavoro. I magistrati hanno condannato l’agenzia al pagamento delle spese di lite di secondo grado.

Le ragioni di legge sulla parità retributiva e nullità delle intese sindacali contrarie

L’articolo 35 del decreto legislativo numero 81 del 2015 impone la piena parità retributiva tra dipendenti diretti e personale somministrato. I lavoratori esterni devono ricevere condizioni economiche complessivamente non inferiori rispetto ai colleghi di pari livello. Questo principio fondamentale ha valore inderogabile nell’ordinamento.

La legge demanda alla contrattazione collettiva la fissazione dei criteri e delle modalità pratiche di erogazione dei premi di produttività. La delega alle parti sociali non permette di escludere categorie di lavoratori dal diritto stesso. Qualsiasi accordo aziendale o clausola che riserva i premi ai soli assunti interni viola una norma primaria vincolante.

Le intese sindacali che creano disparità retributive ingiustificate sono nulle in quella specifica parte. L’invalidità della clausola rende inefficace il divieto e ripristina automaticamente il diritto del somministrato. Il solo presupposto necessario e sufficiente consiste nel riconoscimento del premio ai dipendenti stabili dell’azienda cliente.

Le conseguenze pratiche nei contratti di missione e nei rapporti commerciali

Chi lavora tramite agenzia interinale matura i medesimi emolumenti variabili erogati ai colleghi stabili per i periodi di missione effettuati. Il lavoratore escluso dal premio aziendale può richiedere le somme arretrate sia all’agenzia fornitrice sia alla società presso cui ha prestato la propria opera.

Le aziende che ricorrono alla somministrazione devono calcolare il costo complessivo dei premi variabili nel budget aziendale. La legge impedisce di considerare i lavoratori esterni come manodopera a costo ridotto sui compensi di risultato. Le agenzie di somministrazione devono inoltre sopportare il costo contrattuale finale dei premi, salvo specifiche regolazioni nell’accordo commerciale tra imprese.

Il lavoratore tramite agenzia ha diritto ai premi di produzione aziendali?
Sì, ha diritto a percepire i premi di risultato se l’azienda utilizzatrice li riconosce ai propri dipendenti diretti inquadrati allo stesso livello, in virtù della parità di trattamento.

Un accordo sindacale aziendale può escludere il personale somministrato dal premio?
No, qualsiasi accordo che esclude i lavoratori in somministrazione dalla voce variabile è nullo, poiché la legge vieta trattamenti economici deteriori rispetto ai dipendenti diretti.

A chi deve rivolgersi il lavoratore per ottenere il pagamento arretrato?
Il lavoratore può chiedere il pagamento sia alla propria agenzia datrice di lavoro sia all’azienda utilizzatrice, poiché la legge impone la responsabilità solidale tra le due società.

Termini giuridici

Lavoro somministrato
Rapporto in cui un'agenzia assume un lavoratore e lo invia a prestare la propria opera presso un'altra azienda (l'utilizzatrice).
Solidarietà passiva
Regola secondo cui più soggetti sono obbligati per il medesimo debito e il creditore può pretendere l'intero pagamento da ciascuno di essi.
Diritto di rivalsa
Facoltà di chi ha pagato un debito di richiedere la restituzione dell'importo al soggetto su cui grava l'obbligo finale.
Nullità parziale
Invalidità che colpisce solo una clausola contrattuale contraria alla legge, lasciando valido il resto dell'accordo.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)