Preliminare di compravendita, dichiarazione che trae in inganno

Dichiarazione nel preliminare di compravendita che l’immobile è libero da ipoteche e vincoli, traendo in inganno il soggetto passivo.


Dichiarazione nel preliminare di compravendita che l’immobile è libero da ipoteche e vincoli, traendo in inganno il soggetto passivo.

 

Nella truffa contrattuale, l’elemento che imprime al fatto della inadempienza il carattere di reato è costituito dal dolo iniziale, quello cioè che, influendo sulla volontà negoziale di uno dei contraenti (falsandone, quindi, il processo volitivo avendolo determinato alla stipulazione del negozio in virtù dell’errore in lui generato mediante artifici o raggiri) rivela nel contratto la sua intima natura di finalità ingannatoria: Cass. 7066/1981 – Cass. 4423/1983.

Sostanzialmente, la truffa è contrattuale quando è commessa mediante o in occasione dell’apparente conclusione di un contratto sinallagmatico.

In tal caso, l’artificio o raggiro può consistere nel dissimulare fatti o circostanze che, ove conosciuti, avrebbero indotto il contraente ad astenersi dal concludere l’accordo, così come può ravvisarsi nel mero silenzio maliziosamente serbato su elementi rilevanti tali da influire sulla prestazione del consenso da parte del contraente.

Sul punto, il silenzio, maliziosamente serbato su alcune circostanze rilevanti sotto il profilo sinallagmatico da parte di colui che abbia il dovere di farle conoscere, integra l’elemento oggettivo del raggiro, idoneo a determinare il soggetto passivo a prestare un consenso che altrimenti avrebbe negato (Cass. pen. Sez. 2, Sentenza n. 39905/2005).

La sussistenza dell’ingiusto profitto e del correlativo danno non è neppure esclusa dal fatto che il raggirato abbia corrisposto il giusto prezzo del contratto quando risulti che l’accordo non sarebbe stata concluso senza l’impiego dei raggiri ovvero concluso a diverse condizioni.

Anche la mendace dichiarazione di una delle parti di essere in grado di adempiere l’obbligazione fatta durante l’iter formativo del contratto, in quanto destinata a creare un falso convincimento, è suscettiva di integrare il raggiro.

In altri termini, ai fini della sussistenza del reato, è necessario che la condotta dell’agente sia idonea in concreto (e con valutazione ex post) a generare la percezione di una falsa apparenza o rappresentazione della realtà ovvero a determinare l’effettivo inganno o induzione in errore nel soggetto passivo (cfr. tra le altre Cass. pen. sez. II, sent. n. 4011/93; Cass. pen. sez. VI, sent. n. 5705/1987; Cass. pen. Sent. n. 14801/2003; Cass. pen. S.U. sent. n. 18/2000).

Quanto al momento consumativo, il delitto di truffa contrattuale si consuma non al momento in cui il soggetto passivo, per effetto degli artifici o raggiri, assume l’obbligazione della dazione di un bene economico, ma al momento in cui si realizza il conseguimento del bene da parte dell’agente con la conseguente perdita dello stesso da parte della persona offesa (cfr. Cass. pen. Sez. 2, Sentenza n 31044/2008).

Corte di Cassazione, Sezione Seconda, Sentenza n. 9095 del 6 marzo 2020

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