Conto corrente, cointestazione, titolarità del credito

La cointestazione di un conto corrente, salvo prova di diversa volontà delle parti, è di per sé atto unilaterale idoneo a trasferire la legittimazione ad operare sul conto (e, quindi, rappresenta una forma di procura), ma non anche la titolarità del credito.

Nel caso esaminato, i figli superstiti, assieme alla sorella della madre scomparsa sostenevano che i convenuti in giudizio si erano appropriati della somma di Euro 3.100,00, costituente il saldo attivo dei conto corrente intestato alla defunta, oltre all’importo di Euro 132.685,61, contenuto in un dossier titoli. Su detto presupposto avevano dunque chiesto la condanna dei convenuti al pagamento della quota di 2/3 delle predette somme, corrispondenti alla quota ereditaria di loro spettanza, oltre al risarcimento del danno.

I convenuti, nel costituirsi in giudizio, si erano opposti all’accoglimento della domanda, sostenendo che le somme erano cointestate a far data dal 6.3.2003, giusta disposizione della stessa defunta signora, ed erano pertanto da considerarsi in comunione pro indiviso.

La Corte di Cassazione, investita della vicenda, ha ritenuto che la cointestazione di un conto corrente, salvo prova di diversa volontà delle parti (ad esempio dell’esistenza di un contratto di cui la cointestazione fosse atto esecutivo ovvero del fatto che la cointestazione costituisca una proposta contrattuale, accettata per comportamento concludente), è di per sé atto unilaterale idoneo a trasferire la legittimazione ad operare sul conto (e, quindi, rappresenta una forma di procura), ma non anche la titolarità del credito, in quanto il trasferimento della proprietà del contenuto di un conto corrente (ovvero dell’intestazione del deposito titoli che la banca detiene per conto del cliente) è una forma di cessione del credito (che il correntista ha verso la banca) e, quindi, presuppone un contratto tra cedente e cessionario (in tal senso, Cass. Civ., sentenza n. 13614 del 30/05/2013).

Corte di Cassazione, Sezione 3, Ordinanza n. 21963 del 3 settembre 2019

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