Art. 15 della Costituzione, diritto all’informazione

Pur in presenza della rilevanza costituzionale della tutela della persona e della sua riservatezza, con specifico riferimento all’art. 15 della Costituzione, della prevalenza del fondamentale ed insopprimibile diritto all’informazione si evince da un duplice ordine di considerazioni: Innanzi tutto l’art. 1, 2° comma, della Costituzione nell’affermare che la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, presuppone quale imprescindibile condizione per un pieno, legittimo e corretto esercizio di detta sovranità che la stessa si realizzi mediante tutti gli strumenti democratici a tal fine predisposti dall’ordinamento, tra cui un posto e una funzione preminenti spettano all’attività di informazione. Vale a dire che intanto il popolo può ritenersi costituzionalmente sovrano in quanto venga, al fine di un compiuto e incondizionato formarsi dell’opinione pubblica, senza limitazioni e restrizioni di alcun genere, pienamente informato di tutti i fatti, eventi e accadimenti valutabili come interesse pubblico. Inoltre, non può sottovalutarsi che lo stesso legislatore ordinario ha ricondotto reputazione e privacy nell’alveo delle eccezioni rispetto al generale principio della tutela dell’informazione. Tanto è vero che in proposito, nello stesso codice deontologico dei giornalisti relativo al trattamento dei dati personali, all’art. 6 si legge testualmente che la divulgazione di notizie di rilevante interesse pubblico o sociale non contrasta con il rispetto della sfera privata quando l’informazione, anche dettagliata, sia indispensabile in ragione della originalità del fatto o della relativa descrizione dei modi particolari in cui è avvenuto, nonché della qualificazione dei protagonisti. La sfera privata delle persone note o che esercitano funzioni pubbliche deve essere rispettata se le notizie o i dati non hanno alcun rilievo sul loro ruolo o sulla loro vita pubblica. Commenti o opinioni del giornalista appartengono alla libertà di informazione nonché alla libertà di parola e di pensiero costituzionalmente garantita a tutti. Cassazione Civile, Sezione Terza, Sentenza n. 16236 del 9 luglio 2010