La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sette anni di reclusione per il responsabile di un'accademia artistica, accusato di violenza sessuale nei provini ai danni di cinque giovani aspiranti attrici, tra cui tre minorenni. L'uomo abusava del proprio ruolo direttivo per costringere le ragazze a subire toccamenti intimi, baci e atti invasivi durante finti provini cinematografici. La difesa lamentava la presenza di un giudice onorario nel collegio di primo grado, contestava l'attendibilità delle testimonianze e chiedeva la concessione delle attenuanti. I Supremi Giudici hanno respinto ogni eccezione: la composizione del tribunale era conforme alla legge, le dichiarazioni delle vittime si sono rivelate lineari e credibili, e l'abuso della posizione di preminenza impedisce il riconoscimento della minore gravità dei fatti.
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