LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Sezione Lavoro Civile — Anno 2024

Pagina 6 di 40

Responsabilità del dirigente: il dovere di diligenza
La Corte di Cassazione conferma la condanna per risarcimento danni a carico di un ex manager per violazione del dovere di diligenza. Il caso riguarda l'acquisto di un immobile a un prezzo maggiorato a causa della mancata verifica, da parte del dirigente, della possibilità di trattare direttamente con il proprietario originario. La sentenza sottolinea l'elevato standard di cura richiesto a figure apicali, la cui responsabilità del dirigente non viene meno neanche con la successiva ratifica dell'operato da parte del consiglio di amministrazione.
Continua »
Retribuzione contratto formazione: no a ERS pre-assunto
Un lavoratore chiede un emolumento previsto da un accordo aziendale stipulato durante il suo periodo di formazione. La Cassazione chiarisce che la specifica retribuzione del contratto formazione non include bonus destinati a riordinare la paga del personale già a tempo indeterminato, accogliendo il ricorso dell'azienda.
Continua »
Contratto a tempo determinato: quando la clausola è nulla
La Corte di Cassazione ha confermato la conversione di un contratto a tempo determinato in uno a tempo indeterminato. La clausola che giustificava il termine era troppo generica, limitandosi a menzionare un generico "incremento di attività" post-fusione, senza specificare le reali e concrete esigenze aziendali. La lavoratrice era stata inoltre impiegata per mansioni diverse da quelle previste, a riprova della non veridicità della causale. Di conseguenza, l'azienda cessionaria del rapporto di lavoro è stata condannata alla riammissione in servizio della dipendente e al risarcimento del danno.
Continua »
Definizione agevolata contributi: a chi spetta?
Una società si è vista negare il beneficio della definizione agevolata contributi, consistente in una riduzione del 50% del debito previdenziale sorto a seguito di un evento calamitoso. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che tale agevolazione è riservata esclusivamente ai soggetti che avevano già iniziato a versare le rate del debito secondo il piano di emergenza, e non a chi, pur essendo nell'area colpita, aveva omesso completamente i pagamenti fino alla scadenza finale.
Continua »
Onere della prova TFR: a chi spetta per i soci?
Un socio lavoratore di una cooperativa fallita ha richiesto il pagamento del TFR al Fondo di Garanzia INPS. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, stabilendo che l'onere della prova TFR, e in particolare del versamento dei contributi previdenziali antecedenti al 1997, spetta al lavoratore stesso. Questa prova è un fatto costitutivo essenziale per poter accedere alla tutela retroattiva offerta dal Fondo.
Continua »
Giudizio di ottemperanza: quando è inammissibile?
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti pubblici contro un Ministero. Il caso riguardava il risarcimento danni per un mancato inquadramento, questione già trattata in un giudizio di ottemperanza amministrativo. L'inammissibilità deriva dalla mancata specificità del ricorso, che non ha riportato i provvedimenti amministrativi essenziali per decidere sulla giurisdizione. La Corte sottolinea che, per contestare la giurisdizione in un contesto di giudizio di ottemperanza, il ricorso deve essere completo e autosufficiente.
Continua »
Giurisdizione giudice ordinario: no su ottemperanza
Un dipendente pubblico si rivolge al giudice ordinario per anticipare la data di decorrenza del suo inquadramento, già ottenuto tramite giudizio di ottemperanza amministrativo. La Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso, confermando che la giurisdizione del giudice ordinario è esclusa in favore di quello amministrativo, in quanto la questione rientra nell'esecuzione della precedente sentenza.
Continua »
Errore di fatto revocazione: quando è inammissibile
Un cittadino ha presentato ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Cassazione, sostenendo un errore di fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che contestare l'applicazione del principio di autosufficienza del ricorso non costituisce un errore di fatto, bensì una critica all'interpretazione giuridica, non ammissibile in sede di revocazione.
Continua »
Mensilità aggiuntive: quando scatta l’obbligo INPS?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo all'obbligo contributivo su somme corrisposte alla cessazione del rapporto di lavoro. La sentenza chiarisce la distinzione tra importi transattivi legati al TFR, esenti da contributi, e le mensilità aggiuntive, che avendo natura retributiva sono sempre soggette a contribuzione, anche se solo dovute e non materialmente erogate. La Corte ha dichiarato inammissibili sia il ricorso dell'ente previdenziale che quello dell'azienda, confermando la decisione di merito.
Continua »
Motivazione apparente: sentenza annullata dalla Cassazione
La Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per motivazione apparente. La corte territoriale non aveva spiegato adeguatamente perché una pensione dovesse decorrere da una certa data, limitandosi a richiamare altri precedenti. La Suprema Corte ha ritenuto tale motivazione nulla, rinviando il caso per un nuovo esame.
Continua »
Termine per impugnare: quando il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per revocazione perché tardivo. Il caso chiarisce che il termine per impugnare una decisione decorre dalla data della sua pubblicazione in cancelleria, e non dalla successiva comunicazione alle parti. La mancata conoscenza dovuta all'attesa della comunicazione è considerata un errore di diritto non scusabile, che non giustifica la rimessione in termini.
Continua »
Distrazione delle spese: la Cassazione corregge l’errore
La Corte di Cassazione ha corretto una propria precedente ordinanza per un errore materiale. La Corte aveva omesso di pronunciarsi sulla richiesta di distrazione delle spese legali a favore di un avvocato dichiaratosi antistatario. Accogliendo il ricorso per correzione, la Suprema Corte ha emendato il provvedimento, disponendo che le spese fossero liquidate direttamente in favore del legale.
Continua »
Mensilità aggiuntive: la Cassazione e i contributi
Una grande società energetica e l'Ente Previdenziale Nazionale si sono scontrati sulla debenza dei contributi per le mensilità aggiuntive corrisposte ai lavoratori in caso di risoluzione consensuale del rapporto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, stabilendo che la qualificazione giuridica di tali somme (se incentivo all'esodo o indennità sostitutiva del preavviso) spetta al giudice di merito e la sua interpretazione, se plausibile, non è sindacabile in sede di legittimità.
Continua »
Contributi su incentivo all’esodo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 10948/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di una società energetica e dell'ente previdenziale riguardo all'obbligo di versare i contributi su incentivo all'esodo. La Corte ha stabilito che l'interpretazione degli accordi aziendali sulla natura di tali somme è una valutazione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se non per specifiche violazioni delle norme di ermeneutica, non adeguatamente provate nel caso di specie.
Continua »
Indennità risarcitoria: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10936/2024, ha confermato la condanna di un'azienda sanitaria al pagamento di un'indennità risarcitoria pari a 6 mensilità in favore di una lavoratrice per l'illegittimo utilizzo di contratti a termine. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda, chiarendo importanti principi sulla decorrenza dei termini per l'impugnazione e sui criteri per la quantificazione del danno.
Continua »
Indennità risarcitoria: la Cassazione fa chiarezza
L'appello di un'azienda sanitaria contro una sentenza che le imponeva il pagamento di 6 mensilità come indennità risarcitoria a una lavoratrice per contratto a termine illegittimo è stato dichiarato inammissibile. La Corte di Cassazione ha ritenuto sufficiente la motivazione basata su dimensioni aziendali e durata del rapporto, ribadendo inoltre i rigorosi requisiti formali per l'impugnazione, come il principio di autosufficienza.
Continua »
Assegno ad personam: la Cassazione rinvia la decisione
Una dipendente pubblica ha contestato la revoca di un assegno ad personam e richiesto il riconoscimento dell'anzianità di servizio. Dopo una decisione parzialmente favorevole in primo grado e un rigetto in appello, la Corte di Cassazione, data la complessità della questione legata all'assegno ad personam nel pubblico impiego privatizzato, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando il caso a una pubblica udienza per una trattazione più approfondita.
Continua »
Progressione economica: risarcimento, non promozione
Un dipendente pubblico ha contestato la mancata progressione economica, sostenendo una valutazione ingiusta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che in procedure selettive con margini di discrezionalità per l'amministrazione, il lavoratore non può richiedere l'assegnazione del posto, ma solo un risarcimento per "perdita di chance".
Continua »
Comunicazione licenziamento: valida nel verbale?
Un'azienda ha comunicato il licenziamento a una dipendente all'interno del verbale di fallita conciliazione. La lavoratrice ha impugnato l'atto, sostenendone l'invalidità formale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10805/2024, ha stabilito che la comunicazione licenziamento in tale forma è legittima, poiché il verbale, sottoscritto dalle parti in sede istituzionale, soddisfa il requisito della forma scritta e avviene dopo il fallimento del tentativo conciliativo, come richiesto dalla legge.
Continua »
Lavoro intermittente: requisiti alternativi, non cumulativi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10800/2024, ha stabilito che per la stipula di un contratto di lavoro intermittente, i presupposti soggettivi (età del lavoratore) e oggettivi (discontinuità dell'attività) sono alternativi e non cumulativi. Il caso riguardava un addetto alla sicurezza che lamentava un licenziamento orale. I giudici hanno ritenuto valido il contratto a chiamata, configurando la fine del rapporto come una semplice 'mancata chiamata' e non come un licenziamento illegittimo.
Continua »