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Legge 388/2000

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Cumulo pensione e reddito da lavoro: stop ai divieti delle casse
Un giornalista in pensione ha contestato le trattenute effettuate dall'ente previdenziale di categoria sulla sua pensione di anzianità, dovute al divieto regolamentare di percepire contemporaneamente trattamenti pensionistici e compensi professionali. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'ente previdenziale, ritenendo legittimo il divieto interno in virtù dell'autonomia organizzativa e di bilancio dell'istituto privatizzato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che in materia di cumulo pensione e reddito da lavoro si applica la stessa disciplina di totale cumulabilità prevista per l'assicurazione generale obbligatoria. Di conseguenza, i regolamenti interni contrari devono essere disapplicati. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Prescrizione dei contributi previdenziali: l’avviso salva l’INPS
Un professionista impugna la richiesta dell'INPS per il pagamento di contributi omessi alla Gestione separata per gli anni 2009 e 2010. La Corte d'appello dichiara prescritti i contributi del 2009, ritenendo che il primo atto interruttivo fosse del 2017. Per il 2010, esclude la più grave sanzione per evasione, applicando quella per omissione. L'INPS ricorre in Cassazione lamentando che i giudici d'appello hanno ignorato un avviso bonario del 2015 che avrebbe interrotto la prescrizione per il 2009. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'ente previdenziale su questo punto, confermando che l'omessa valutazione dell'avviso bonario costituisce un vizio di omessa pronuncia. La causa viene rinviata per un nuovo esame sulla prescrizione dei contributi previdenziali del 2009.
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Gestione separata INPS: sanzioni per omissione e non evasione
L'ente previdenziale ha richiesto a un Avvocato il pagamento dei contributi per la Gestione separata INPS per l'anno 2010, oltre alle sanzioni per evasione. La Corte d'appello ha ritenuto legittima l'iscrizione ma ha ridotto le sanzioni, applicando il regime più favorevole dell'omissione anziché dell'evasione, a causa dell'incertezza normativa. L'ente ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere l'applicazione delle sanzioni per evasione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente. I giudici hanno confermato che l'omessa comunicazione dei dati non equivale automaticamente a dolo di evasione. Inoltre, l'intervento della Corte Costituzionale (sentenza 104/2022) ha confermato l'illegittimità delle sanzioni per il periodo precedente, ma l'assenza di un ricorso incidentale dell'Avvocato impedisce l'annullamento totale delle sanzioni già decise. Vince l'Avvocato, che pagherà solo le sanzioni ridotte per omissione.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: vince la Società
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una Società riguardante il disconoscimento di un'agevolazione fiscale per un impianto fotovoltaico. Durante il giudizio in Cassazione, la Società ha richiesto la definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della legge numero 130 del 2022. Avendo la Società dimostrato il pagamento del cinque per cento del valore della controversia e la doppia decisione conforme nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Di conseguenza, la Società ottiene la chiusura definitiva della vertenza senza dover pagare le somme originariamente pretese dal fisco, con spese di giudizio compensate.
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Verbale di accertamento ispettivo: ko la ristoratrice
Una ristoratrice ha impugnato le cartelle esattoriali emesse dall'INPS per contributi previdenziali non versati relativi a una dipendente e ai propri figli. L'accertamento si fondava su un verbale di accertamento ispettivo redatto dagli agenti della SIAE, abilitati in forza di una convenzione con l'INPS. La ricorrente sosteneva l'inutilizzabilità del verbale, ipotizzando che gli agenti SIAE non fossero dipendenti a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena validità del verbale di accertamento ispettivo redatto dalla SIAE. La Corte ha chiarito che la convenzione tra gli enti è pienamente legittima e che la valutazione delle prove spetta esclusivamente ai giudici di merito, condannando la titolare al pagamento delle spese processuali.
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Evasione contributiva: commentatori sportivi o presentatori?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'importante azienda televisiva, confermando l'obbligo di versare i contributi previdenziali per due noti ex calciatori impiegati come commentatori sportivi. I giudici hanno qualificato la loro attività come quella di veri e propri conduttori o presentatori televisivi, rientranti tra i lavoratori dello spettacolo, e non come semplici collaboratori autonomi iscritti alla Gestione separata. Di conseguenza, la mancata e corretta denuncia mensile dei rapporti di lavoro ha configurato la più grave fattispecie di evasione contributiva, anziché di semplice omissione. La Suprema Corte ha stabilito che l'omessa comunicazione mensile all'INPS fa presumere l'intento di occultare i compensi, ponendo a carico del datore di lavoro l'onere di provare la propria buona fede. L'azienda è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Iscrizione gestione separata avvocati: contributi sì, sanzioni no
Una Libera Professionista ha contestato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi previdenziali e le relative sanzioni per l'anno 2009. La Corte d'Appello aveva confermato l'obbligo di iscrizione gestione separata avvocati, ma aveva ridotto le sanzioni qualificando la condotta come semplice omissione e non come evasione. La Corte di Cassazione, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che per gli avvocati non iscritti alla Cassa Forense prima del 2011 non sono dovute sanzioni civili per l'omessa iscrizione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso della professionista, confermando l'obbligo di versare i contributi ma annullando interamente le sanzioni civili richieste dall'ente previdenziale.
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Evasione contributiva o omissione: l’avvocato batte l’INPS
Un avvocato riceveva dall'INPS un avviso di addebito per contributi omessi alla Gestione Separata. La Corte d'Appello riteneva prescritti i contributi di un anno e applicava alle restanti somme le sanzioni più lievi per omissione anziché per evasione contributiva, accertando la buona fede del professionista: i suoi redditi erano infatti facilmente verificabili dal fisco tramite la dichiarazione dei redditi (quadro CM), nonostante la mancata compilazione del quadro specifico (quadro RR). L'INPS ricorreva in Cassazione sostenendo che la mancata comunicazione integrasse automaticamente un'ipotesi di evasione contributiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che la valutazione sulla buona fede del contribuente spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. L'INPS perde la causa.
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Iscrizione alla Gestione separata INPS: sanzioni annullate
Un avvocato ha contestato la richiesta dell'INPS di pagare i contributi per l'anno 2010 alla Gestione separata, eccependo la prescrizione e sostenendo che il versamento del contributo integrativo alla Cassa Forense la esonerasse dall'obbligo. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'Iscrizione alla Gestione separata INPS è obbligatoria per i professionisti che non versano il contributo soggettivo alla propria cassa. Tuttavia, accogliendo parzialmente il ricorso, ha stabilito che la prescrizione decorre dalla scadenza del termine di pagamento (6 luglio 2011) rendendo tempestiva la richiesta dell'ente del 1° luglio 2016. Infine, applicando una recente sentenza della Corte Costituzionale, la Cassazione ha esonerato la professionista dal pagamento delle sanzioni civili per il periodo precedente al 2011, confermando l'obbligo di pagare solo la quota capitale dei contributi.
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Trasferimenti erariali compensativi: Stato contro Comuni
Il Comune ha chiesto l'accertamento del corretto calcolo dei trasferimenti erariali compensativi dovuti dallo Stato per il minor gettito ICI, derivante dall'autodeterminazione provvisoria delle rendite catastali dei fabbricati di categoria D. I Ministeri dell'Interno e dell'Economia hanno contestato il metodo di calcolo cumulativo usato dal Comune. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dei Ministeri, stabilendo che il superamento delle soglie minime di perdita per accedere ai contributi va valutato escludendo i minori gettiti già compensati e consolidati negli anni precedenti. Tuttavia, ai fini del calcolo annuale, si devono includere le perdite pregresse non ancora compensate perché sotto la soglia di franchigia. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Credito d’imposta investimenti: fisco battuto sull’autonomia
L'Azienda, attiva nel commercio di abbigliamento, ha usufruito del credito d'imposta investimenti per l'apertura di un nuovo negozio di abbigliamento femminile. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'agevolazione, sostenendo che il punto vendita non fosse un'autonoma struttura produttiva e pretendendo il recupero delle somme. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda. I giudici hanno stabilito che, per ottenere il bonus, un negozio è autonomo se costituisce un centro di costo e profitto separato e ha personale dedicato. Non rileva il fatto che il negozio condivida la partita IVA con altri punti vendita o sia coordinato centralmente dall'impresa. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Trasferimenti erariali compensativi: rimborsi ai Comuni
Lo Stato e un Comune si scontrano sul calcolo dei trasferimenti erariali compensativi per il minor gettito ICI derivante dall'autodeterminazione delle rendite catastali dei fabbricati di categoria D. I Ministeri sostengono che la franchigia vada calcolata solo sulle nuove dichiarazioni annuali, mentre il Comune chiede un calcolo cumulativo. La Cassazione accoglie parzialmente il ricorso statale stabilendo che le perdite già compensate e consolidate non si sommano per superare le soglie minime di indennizzo, ma si considerano quelle passate non ancora compensate. Inoltre, accoglie il ricorso del Comune sull'assenza di interesse dello Stato a richiedere in giudizio somme già spontaneamente offerte in restituzione dal Comune stesso.
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Detassazione investimenti ambientali: Fisco perde in Cassazione
Un'azienda ha richiesto il rimborso delle imposte per usufruire della detassazione investimenti ambientali. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la richiesta, sostenendo che l'agevolazione non fosse applicabile in assenza di utili d'impresa. Dopo la decisione favorevole all'azienda nei primi gradi di giudizio, l'ente pubblico ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di specificità. L'amministrazione finanziaria non ha infatti riprodotto correttamente i motivi di appello originari, limitandosi a sollevare eccezioni tardive non esaminate in precedenza. Di conseguenza, l'azienda ha vinto definitivamente la causa e l'Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Sgravio contributivo: no ai bonus per contratti già in corso
Un'azienda ha impugnato una cartella esattoriale dell'INPS che richiedeva il pagamento di contributi previdenziali non versati. L'azienda riteneva di avere diritto allo sgravio contributivo previsto dalla legge per le nuove assunzioni, avendo trasformato alcuni contratti di formazione e lavoro in contratti a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda. I giudici hanno chiarito che lo sgravio contributivo spetta solo in caso di effettivo incremento occupazionale tramite l'assunzione di soggetti disoccupati o iscritti nelle liste di mobilità. La semplice trasformazione di un rapporto di lavoro già in corso non costituisce una nuova assunzione, poiché il lavoratore è già occupato e non appartiene alla platea dei soggetti privi di impiego che la norma intende tutelare.
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Sgravi contributivi: la fine del cantiere non salva l’impresa
Un datore di lavoro operante nel settore edile ha impugnato il verbale con cui l'ente previdenziale ha revocato gli sgravi contributivi. L'ente ha contestato la mancanza del necessario incremento occupazionale nei dodici mesi precedenti le assunzioni. L'imprenditore sosteneva che i licenziamenti per fine cantiere non dovessero incidere sul calcolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che spetta sempre all'impresa dimostrare i requisiti per ottenere le agevolazioni. Inoltre, nei cantieri edili, la fine dei lavori è un evento prevedibile e fisiologico che non giustifica il mancato mantenimento dei livelli occupazionali. Di conseguenza, l'azienda perde definitivamente la causa e deve pagare le spese di giudizio.
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Cumulo di agevolazioni fiscali: no al doppio bonus per l’eolico
Un'azienda realizza un impianto eolico nel 2012, beneficiando dei certificati verdi per l'energia prodotta. Successivamente, richiede il rimborso dell'IRES sostenendo di poter sommare tale incentivo alla detassazione ambientale. L'Agenzia delle Entrate rifiuta il rimborso tramite silenzio-rifiuto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'azienda, stabilendo che per gli impianti entrati in funzione entro il 31 dicembre 2012 vige il divieto assoluto di cumulo di agevolazioni fiscali tra le due misure. L'azienda perde definitivamente la causa e viene condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Iscrizione alla Gestione separata: obbligatoria anche sotto i 5.000 euro
Un avvocato si opponeva alla richiesta dell'INPS di pagamento dei contributi previdenziali per l'anno 2010. Il professionista sosteneva che il reddito annuo inferiore a 5.000 euro escludesse l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata e che il credito dell'ente fosse prescritto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata scatta per l'esercizio abituale della professione, a prescindere dal reddito minimo, che rileva solo per le attività occasionali. Inoltre, la proroga governativa del termine di pagamento sposta in avanti la decorrenza della prescrizione quinquennale. L'avvocato perde la causa e deve pagare i contributi, le sanzioni e le spese legali.
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Assegno sociale: sì al familiare straniero senza permesso lungo
Una cittadina straniera, madre convivente di un cittadino italiano, ha richiesto l'assegno sociale. L'Ente Previdenziale ha respinto la domanda perché la donna non possedeva il permesso di soggiorno di lungo periodo, ma solo la carta di soggiorno per familiari di cittadini dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno stabilito che per i familiari stranieri di cittadini italiani o europei che esercitano il diritto al ricongiungimento familiare, la carta di soggiorno è un titolo permanente sufficiente per ottenere l'assegno sociale. Non è quindi necessario il permesso di lungo soggiorno richiesto in via generale per gli altri stranieri, purché sussistano gli altri requisiti di legge come la residenza decennale e il limite di reddito.
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Gestione Separata INPS: sanzioni piene o ridotte per l’avvocato
Un avvocato libero professionista, non iscritto alla Cassa Forense, ha contestato l'obbligo di iscrizione alla Gestione Separata INPS e le relative sanzioni per omesso versamento dei contributi, nonostante un reddito superiore a 5.000 euro. La Corte d'Appello ha confermato l'obbligo contributivo e applicato le sanzioni piene. Il professionista ha proposto ricorso in Cassazione sollevando questioni sulla prescrizione, sulla base imponibile e sulla natura delle sanzioni (omissione contro evasione). La Suprema Corte, rilevando la particolare importanza nomofilattica della questione relativa al regime sanzionatorio applicabile in presenza di incertezze interpretative, ha disposto la rimessione della causa alla Quarta Sezione Civile per una trattazione approfondita in pubblica udienza.
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Evasione contributiva: rimborsi fittizi e DURC inutile
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due società contro l'addebito dell'INPS per contributi non versati. L'ispezione aveva rivelato rimborsi chilometrici fittizi e il mancato rispetto dei contratti collettivi. La Corte ha chiarito che spetta al datore di lavoro dimostrare la veridicità delle trasferte per ottenere l'esenzione dalle tasse. Inoltre, il possesso del DURC non impedisce all'INPS di recuperare le agevolazioni se emergono irregolarità. Infine, la falsa o omessa dichiarazione dei dati all'ente previdenziale configura una vera e propria evasione contributiva, soggetta a sanzioni più severe, poiché si presume l'intento di nascondere i dati. Le società sono state condannate a pagare le spese di giudizio.
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