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Legge 287/1990

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Nullità fideiussione antitrust: perché il garante deve pagare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un garante contro il decreto ingiuntivo di una banca per oltre 500mila euro. Il garante invocava la nullità fideiussione antitrust, sostenendo che la garanzia ricalcasse lo schema ABI vietato. La Corte ha chiarito che, sebbene tale nullità sia rilevabile d'ufficio, è necessario che il provvedimento sanzionatorio della Banca d'Italia sia prodotto in giudizio, non potendo considerarsi fatto notorio. Inoltre, la mancata insinuazione della banca al passivo del debitore principale fallito non libera il fideiussore solidale, il quale acquisisce il diritto di regresso solo dopo aver pagato il debito.
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Decadenza della fideiussione: scontro tra banche e garanti
Due garanti si oppongono al decreto ingiuntivo ottenuto da una società di leasing, contestando la validità della clausola di deroga ai termini di legge e lamentando la decadenza della fideiussione per il mancato avvio dell'azione giudiziaria entro sei mesi dalla scadenza del debito. La Corte d'Appello respinge l'opposizione, ritenendo sufficiente la semplice richiesta scritta di pagamento inviata dal creditore. I garanti ricorrono in Cassazione. La Terza Sezione Civile rileva che sulla questione della decadenza della fideiussione e sull'efficacia della richiesta stragiudiziale pende un rinvio pregiudiziale davanti alle Sezioni Unite. Di conseguenza, la Corte dispone il rinvio della causa a nuovo ruolo in attesa della pronuncia risolutiva delle Sezioni Unite.
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Nullità fideiussione antitrust: Brescia cede la competenza a Milano
Due garanti hanno chiesto al Tribunale di Bergamo la dichiarazione di nullità delle fideiussioni prestate a favore di una banca, sostenendo che riproducessero lo schema ABI vietato dall'Antitrust. Il Tribunale ha rimesso la causa alla Sezione specializzata di Brescia, la quale ha sollevato d'ufficio il regolamento di competenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la competenza territoriale inderogabile per le controversie relative alla nullità fideiussione antitrust, per i territori del distretto di Brescia, spetta alla Sezione specializzata in materia di impresa del Tribunale di Milano. Di conseguenza, la causa dovrà essere riassunta e decisa davanti al giudice milanese.
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Nullità fideiussione ABI: firma aziendale contro consumatore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un garante che contestava un decreto ingiuntivo emesso per un debito societario. Il ricorrente invocava la tutela del consumatore e la nullità fideiussione ABI per violazione delle norme antitrust, chiedendo la liberazione dal debito per decadenza del creditore. La Suprema Corte ha chiarito che la qualifica di consumatore si valuta al momento della firma del contratto: avendo firmato come amministratore della società, il garante agiva per scopi professionali. Inoltre, sebbene la nullità delle clausole anticoncorrenziali sia rilevabile d'ufficio, la conseguente eccezione di decadenza del creditore è un'eccezione in senso stretto. Pertanto, non essendo stata sollevata tempestivamente nel giudizio di primo grado, la richiesta è stata dichiarata inammissibile. Il garante è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Tasso Euribor manipolato: la Cassazione sospende il giudizio
I Garanti hanno proposto opposizione a un decreto ingiuntivo per un debito derivante da un'apertura di credito in conto corrente. Tra i vari motivi di ricorso in Cassazione, i Garanti hanno eccepito la nullità della clausola sugli interessi basata sul tasso Euribor manipolato, a causa dell'intesa illecita accertata dalla Commissione europea. La Suprema Corte ha rilevato che sulla questione della validità dei contratti a valle legati all'Euribor è pendente un rinvio pregiudiziale davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Di conseguenza, la Cassazione ha disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, sospendendo la decisione in attesa della pronuncia europea.
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Nullità fideiussione antitrust: liberi anche i garanti specifici
I Fideiussori si opponevano al decreto ingiuntivo di una Banca, eccependo la nullità delle garanzie prestate per violazione delle norme sulla concorrenza. La Corte d'Appello condannava i garanti, ritenendo che la fideiussione specifica fosse esclusa dalla tutela anticoncorrenziale. La Cassazione ha accolto il ricorso dei garanti, stabilendo che il giudice non può escludere a priori la nullità fideiussione antitrust solo perché la garanzia è di tipo specifico. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame del contratto.
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Fideiussione bancaria: la firma del garante resiste alla banca
I garanti di una società si sono opposti a un decreto ingiuntivo bancario contestando l'applicazione di interessi usurari, anatocismo e la nullità della loro **fideiussione bancaria** redatta su schema ABI. La Corte d'Appello ha parzialmente ridotto il debito. I garanti hanno proposto ricorso in Cassazione lamentando il difetto di legittimazione della banca nata da fusione e insistendo sulla nullità della garanzia e sulla rinuncia all'eredità di una delle garanti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la banca incorporante ha piena legittimazione processuale e che la nullità parziale delle clausole ABI non annulla l'intera garanzia se non si prova che il garante non avrebbe firmato senza di esse. Infine, ha confermato l'irrevocabilità dell'accettazione dell'eredità.
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Fideiussione omnibus: firma nel 2014 e sanzione del 2005 inutile
I garanti di una società si sono opposti a un decreto ingiuntivo richiesto da una banca, sostenendo la nullità della loro fideiussione omnibus. Secondo i garanti, la clausola che estendeva i termini di decadenza della banca violava le norme sulla concorrenza, richiamando un vecchio provvedimento della Banca d'Italia del 2005. La Corte d'Appello ha rigettato l'opposizione e la Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il provvedimento del 2005 non prova automaticamente l'illecito per contratti firmati molti anni dopo (nel 2014). Inoltre, i garanti non possono sollevare per la prima volta in Cassazione la natura abusiva delle clausole, poiché hanno avuto la possibilità di difendersi pienamente nei precedenti gradi di giudizio. I garanti hanno perso la causa e devono pagare le spese legali.
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Azione revocatoria: validità atti dispositivi
La Corte d'Appello ha confermato l'accoglimento di una azione revocatoria ordinaria promossa da una società di gestione crediti contro gli atti di disposizione patrimoniale di un fideiussore. Il garante aveva donato e venduto quote immobiliari ai propri familiari dopo aver prestato garanzie bancarie. La Corte ha stabilito che tali atti, modificando qualitativamente il patrimonio del debitore, integrano il pregiudizio per il creditore. Nonostante le eccezioni di nullità della fideiussione per violazione della normativa antitrust, la validità del nucleo centrale del contratto garantisce la sussistenza del credito.
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Intesa anticoncorrenziale: la Cassazione blinda la multa
L'Autorità Antitrust ha sanzionato un'impresa di servizi con una multa di oltre cinque milioni di euro per aver stretto un'intesa anticoncorrenziale finalizzata a truccare una gara d'appalto pubblica. L'impresa ha impugnato la sanzione, ma il Consiglio di Stato ha confermato la multa. Successivamente, l'impresa ha presentato ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione, lamentando errori di interpretazione delle norme europee e nazionali. Le Sezioni Unite hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che il ricorso contro le decisioni del Consiglio di Stato è ammesso solo per motivi di giurisdizione, ossia quando il giudice ha superato i limiti del proprio potere. Di conseguenza, la Cassazione non può correggere eventuali errori di merito o di procedura commessi dai giudici amministrativi, confermando definitivamente la sanzione milionaria a carico dell'impresa.
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Giurisdizione tributaria: la Cassazione salva la cooperativa
Una cooperativa agricola ha impugnato una cartella di pagamento relativa ai contributi per il funzionamento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. I giudici di merito avevano dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice tributario. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che tali contributi hanno natura tributaria. Si tratta infatti di prelievi coattivi volti a finanziare una spesa pubblica, commisurati al fatturato e privi di un servizio diretto in cambio. Di conseguenza, la giurisdizione tributaria sussiste pienamente per tutte le controversie relative alla loro riscossione e alla legittimità degli atti del procedimento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio al giudice di primo grado.
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Giurisdizione tributaria: i contributi AGCM sono tasse
Una società cooperativa agricola ha impugnato le cartelle di pagamento relative ai contributi per il funzionamento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. La Commissione Tributaria Regionale aveva escluso la giurisdizione tributaria. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società, stabilendo che tali contributi hanno natura di veri e propri tributi. Di conseguenza, la giurisdizione tributaria è pienamente sussistente, poiché si tratta di prelievi coattivi collegati alla capacità contributiva e privi di un rapporto di scambio diretto. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Commissione Tributaria Regionale.
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Abuso di posizione dominante: il colosso batte l’appaltatore
Una società appaltatrice ha citato in giudizio un grande gruppo energetico, chiedendo oltre venti milioni di euro di risarcimento. La ricorrente lamentava un presunto abuso di posizione dominante, concretizzatosi nell'imposizione di prezzi stracciati, penali ingiuste e condizioni contrattuali gravose per i lavori di manutenzione delle reti elettriche. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, escludendo l'esistenza di una posizione dominante: l'indagine tecnica ha dimostrato che il mercato rilevante era nazionale e comprendeva anche altre reti, riducendo la quota del gruppo energetico ad appena il 5,67%. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto corretto il rifiuto del giuramento decisorio e hanno confermato la validità della consulenza tecnica, condannando la società appaltatrice al pagamento delle spese processuali.
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Nullità parziale della fideiussione: la banca vince sui garanti
Un istituto di credito ha richiesto il pagamento di debiti a dei garanti, i quali si sono opposti sostenendo la nullità totale delle garanzie prestate. La Corte d'Appello ha dato loro ragione, ritenendo che le fideiussioni fossero interamente nulle perché riproducevano lo schema ABI dichiarato anticoncorrenziale dall'Antitrust. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della banca, stabilendo che in questi casi si applica la nullità parziale della fideiussione. Di conseguenza, cadono solo le clausole illecite mentre il resto del contratto rimane valido, a meno che i garanti non provino che non avrebbero mai firmato senza quelle specifiche clausole. Inoltre, i giudici hanno rilevato l'omesso esame di una cambiale agraria garantita da avallo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Giurisdizione tributaria: la Cassazione decide sul contributo AGCM
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha risolto un conflitto negativo stabilendo che sussiste la giurisdizione tributaria sulle controversie relative al contributo per il funzionamento dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. La vicenda nasce dall'impugnazione di una cartella di pagamento da parte di una cooperativa. Sia il giudice tributario in primo grado sia il TAR adito in riassunzione avevano declinato la propria competenza. La Suprema Corte ha chiarito che il contributo ha natura di vero e proprio tributo, poiché costituisce un prelievo coattivo imposto dalla legge per finanziare una spesa pubblica, commisurato al fatturato e privo di controprestazione diretta. Di conseguenza, la competenza spetta esclusivamente alle corti tributarie.
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Anatocismo bancario: nullità della capitalizzazione
La Corte d'Appello ha parzialmente riformato una decisione di primo grado, rilevando la nullità delle clausole di anatocismo bancario in diversi contratti di conto corrente. Sebbene la Corte abbia rigettato le eccezioni di usura e di nullità delle fideiussioni per motivi probatori, ha accolto il ricalcolo dei saldi eliminando la capitalizzazione degli interessi passivi non correttamente pattuita, riducendo sensibilmente l'esposizione debitoria dei correntisti.
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Fideiussione leasing: calcolo penale e validità
La Corte d'Appello ha esaminato un caso di fideiussione leasing in cui un garante contestava la validità della garanzia per presunte violazioni antitrust (schema ABI) e l'importo del debito richiesto. La Corte ha confermato la validità della garanzia, ma ha drasticamente ridotto l'importo della penale per la risoluzione del contratto, applicando per analogia l'art. 1526 c.c. anziché la legge del 2017, non ritenuta retroattiva.
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Nullità parziale della fideiussione: quando il garante resta vincolato
Un garante contesta la validità di una fideiussione firmata nel 2001 a favore di una banca, poiché conteneva clausole identiche allo schema ABI dichiarato anticoncorrenziale dall'autorità garante. La Corte d'Appello dichiara la nullità totale del contratto. La società finanziaria, subentrata nel credito, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che la presenza di clausole illegittime comporta solo la nullità parziale della fideiussione. Spetta infatti al garante dimostrare che, senza quelle specifiche clausole, il contratto non sarebbe mai stato concluso. Non essendoci questa prova, il giudice non può annullare l'intero accordo d'ufficio. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Nullità fideiussione ABI: il rigetto per mancanza di prove
Una società e i suoi garanti si oppongono a un decreto ingiuntivo per un debito di conto corrente. La Corte d'Appello riduce la somma dovuta ma conferma la condanna. I debitori ricorrono in Cassazione lamentando, tra l'altro, la nullità fideiussione ABI per violazione delle norme sulla concorrenza. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la nullità delle garanzie basate sullo schema ABI, pur essendo rilevabile d'ufficio, richiede che le prove dei fatti costitutivi (come la conformità al modello ABI e il provvedimento della Banca d'Italia) siano già state prodotte e acquisite nei precedenti gradi di giudizio. Non è infatti consentito presentare nuovi documenti o prove nel giudizio di legittimità.
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Fideiussione omnibus: la Cassazione congela le vecchie garanzie
I Garanti di una società si oppongono a un decreto ingiuntivo richiesto da una banca, sostenendo la nullità della loro fideiussione omnibus firmata nel 1999. Sostengono che il contratto riproduca lo schema ABI dichiarato illegittimo dall'Antitrust nel 2005 perché restrittivo della concorrenza. La Corte d'Appello dichiara la nullità totale dei contratti. La Società Cessionaria del credito ricorre in Cassazione, contestando sia l'estensione della nullità all'intero contratto, sia la mancanza di prove sull'esistenza di un'intesa illecita nel 1999. La Suprema Corte rileva che sulla questione pende un rinvio pregiudiziale alle Sezioni Unite per chiarire l'onere della prova e la validità delle garanzie stipulate prima del 2002. Pertanto, la Cassazione rinvia la causa a nuovo ruolo, sospendendo la decisione in attesa del pronunciamento definitivo delle Sezioni Unite.
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