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D.P.R. 917/1986

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Contributi INPS: reddito da S.a.s. va incluso?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un commerciante deve versare i contributi INPS sulla totalità dei suoi redditi d'impresa, includendo anche quelli derivanti dalla partecipazione a una società di persone in cui non svolge attività lavorativa. La Corte ha chiarito che la richiesta dell'INPS non necessita di un preventivo accertamento fiscale, ma si basa sulla corretta applicazione della legge sulla base imponibile contributiva. La decisione riforma la sentenza d'appello che aveva erroneamente annullato la richiesta di contributi per mancanza di prova di un accertamento fiscale.
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IVA e operazioni inesistenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato l'indetraibilità dell'IVA per una società coinvolta in operazioni soggettivamente inesistenti. La società agiva come un intermediario fittizio per una ditta individuale correlata, al solo scopo di generare costi artificiali e abbattere il carico fiscale. La Suprema Corte ha stabilito che la consapevolezza della frode, dimostrata dal legame tra le due entità, esclude il diritto alla detrazione IVA, anche se i costi sottostanti fossero stati effettivamente sostenuti.
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Sgravi contributivi: quando il ricorso è inammissibile
Una società di costruzioni si è vista negare degli sgravi contributivi e ha impugnato la decisione fino in Cassazione. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarando la maggior parte dei motivi inammissibili. La sentenza sottolinea che i ricorsi in Cassazione non possono riesaminare i fatti e che i requisiti per ottenere benefici contributivi, come l'assenza di licenziamenti pregressi, devono essere rigorosamente rispettati. La Corte ha inoltre confermato che l'onere di provare il diritto a un'esenzione o a una riduzione contributiva spetta sempre al datore di lavoro.
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Credito d’imposta: quando l’investimento è inerente
Una società si è vista negare un credito d'imposta per l'acquisto di un'imbarcazione. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la mancanza di inerenza del bene all'attività d'impresa al momento dell'investimento. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 783/2025, ha confermato la decisione sul merito, chiarendo i requisiti di strumentalità, ma ha annullato la sentenza di secondo grado per motivazione carente riguardo le sanzioni, rinviando la causa per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Sopravvenienza attiva: tassabile la cancellazione debiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la riduzione di un debito contributivo, concessa come agevolazione a seguito di calamità naturali, costituisce una sopravvenienza attiva tassabile ai fini IRPEF. Il caso riguardava un contribuente che aveva beneficiato di una riduzione del 60% dei suoi debiti INPS. L'Agenzia delle Entrate aveva recuperato a tassazione tale importo, considerandolo un reddito. La Corte ha dato ragione all'Amministrazione Finanziaria, affermando che la cancellazione di una passività, relativa a oneri deducibili in esercizi precedenti, genera un componente positivo di reddito imponibile.
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Mandato senza rappresentanza: costi e IVA per consorzi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16654/2025, ha chiarito il regime fiscale dei consorzi che operano con mandato senza rappresentanza. L'ordinanza stabilisce che i costi sono deducibili solo se ne viene provata l'esistenza e l'inerenza all'attività. Inoltre, l'IVA non può essere detratta dal consorzio, ma deve essere trasferita ai consorziati, che sono i reali soggetti passivi. La Corte ha rigettato il ricorso di un consorzio, confermando l'avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate per la non corretta gestione di costi e IVA.
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Società a ristretta base sociale: utili ai soci?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16035/2025, ha stabilito che la presunzione di distribuzione degli utili ai soci in una società a ristretta base sociale si applica anche quando la compagine sociale è composta da altre società e non direttamente da persone fisiche. La Corte ha chiarito che ciò che rileva è la sostanza economica e il controllo effettivo concentrato in poche mani, indipendentemente dagli schermi societari. Inoltre, ha confermato che anche i maggiori redditi derivanti da costi disconosciuti sono considerati utili extracontabili e, quindi, presuntivamente distribuiti ai soci.
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Minusvalenza da partecipazione: quando il ricorso è out
Una società immobiliare si è vista negare la deducibilità di una minusvalenza da partecipazione. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la natura dell'attività della società partecipata, vincendo nei primi due gradi di giudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso finale, poiché mirava a una nuova valutazione dei fatti anziché a contestare una violazione di legge, confermando le decisioni precedenti.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo a carico di una società che non aveva fornito la documentazione richiesta dal Fisco, adducendo come scusa l'emergenza pandemica. La Corte ha stabilito che la pandemia non è una giustificazione valida se il contribuente non dimostra un'effettiva volontà di collaborare, anche in un momento successivo o con mezzi alternativi, ribadendo che l'onere della prova per costi e detrazioni spetta sempre al contribuente.
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Collegamento societario: Cassazione rinvia il caso
L'Agenzia delle Entrate contesta la decisione di una Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un avviso di accertamento, riconoscendo un collegamento societario tra tre aziende basato su legami di parentela tra i soci. L'Amministrazione Finanziaria sostiene che i meri legami familiari non siano sufficienti a configurare un gruppo e che i trasferimenti di denaro tra le società costituiscano sopravvenienze attive tassabili. La Corte di Cassazione, ritenendo la questione di particolare rilevanza e priva di precedenti specifici, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa a una pubblica udienza per un esame approfondito.
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Accertamento tributario e fatture false: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento tributario emesso nei confronti di una società per l'utilizzo di fatture per operazioni oggettivamente inesistenti. La Corte ha respinto le numerose eccezioni del contribuente, tra cui la presunta nullità dell'atto per mancata allegazione di documenti e per essere basato su indagini di un diverso ufficio. È stato chiarito che la detrazione IVA e la deduzione dei costi sono escluse in caso di operazioni mai avvenute. La sentenza è stata comunque cassata con rinvio per omessa pronuncia sull'appello incidentale dell'Agenzia delle Entrate.
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Fatture soggettivamente inesistenti: onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, interviene sul tema delle fatture soggettivamente inesistenti, chiarendo la ripartizione dell'onere della prova tra Fisco e contribuente. Una società operante nel settore dei rottami ferrosi si era vista contestare la deducibilità dei costi e la detraibilità dell'IVA per fatture emesse da presunte società "cartiere". Sebbene i giudici di merito avessero dato ragione al contribuente, la Suprema Corte ha cassato la sentenza, ribadendo che spetta all'Amministrazione Finanziaria provare, anche tramite indizi, che l'acquirente sapeva o avrebbe dovuto sapere della frode. A quel punto, l'onere passa al contribuente, che deve dimostrare di aver agito con la massima diligenza, non essendo sufficiente la mera regolarità contabile o la tracciabilità dei pagamenti.
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Tassazione separata: no per addetti alla riscossione
La Corte di Cassazione ha stabilito che gli assegni straordinari erogati dal Fondo di solidarietà per il personale addetto alla riscossione tributi non beneficiano del regime di tassazione separata. A differenza del fondo per il settore del credito, la normativa istitutiva di questo specifico fondo non richiama la disciplina fiscale agevolata. La Corte ha quindi annullato la sentenza di merito che aveva dato ragione al contribuente, confermando l'applicazione della tassazione ordinaria da parte dell'Amministrazione Finanziaria e rigettando anche la richiesta di definizione agevolata della lite.
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Omessa pronuncia: la Cassazione cassa la sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per un vizio di omessa pronuncia. I giudici d'appello avevano confermato un avviso di accertamento basato su transfer pricing e disciplina CFC, omettendo però di esaminare l'appello incidentale del contribuente relativo alla questione CFC. La Suprema Corte ha stabilito che, trattandosi di due rilievi fiscali autonomi, il giudice aveva l'obbligo di pronunciarsi su tutte le doglianze, cassando la decisione con rinvio per un nuovo esame.
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Diritto alla difesa: nulla la sentenza senza udienza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza tributaria perché il giudice di secondo grado aveva negato al contribuente l'udienza di discussione, richiesta durante il periodo emergenziale, senza fornire alcuna motivazione. Tale omissione costituisce una grave violazione del diritto alla difesa e del principio del contraddittorio, portando alla nullità della decisione. Il caso riguardava la contestazione di costi indeducibili a un'impresa individuale.
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Plusvalenza non realizzata: abuso del diritto fiscale
Una società immobiliare in liquidazione ha ceduto le quote di un'altra società ai propri soci a un prezzo notevolmente inferiore al valore reale. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione, identificandola come una forma di distribuzione di utili mascherata, e quindi una plusvalenza non realizzata tassabile. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia, ha stabilito che i giudici di merito non hanno correttamente valutato l'intera operazione alla luce della sua finalità antielusiva, sottolineando che la cessione a prezzo vile a soggetti correlati costituisce un forte indizio di abuso del diritto.
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Onere della prova: frodi IVA e spese indeducibili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17529/2025, ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società di software, chiarendo l'onere della prova in materia di operazioni soggettivamente inesistenti (frodi IVA) e spese di rappresentanza. La Corte ha stabilito che, una volta che l'Ufficio fornisce indizi gravi, precisi e concordanti sulla consapevolezza della frode da parte dell'acquirente, spetta a quest'ultimo dimostrare di aver agito con la massima diligenza. Analogamente, per la deducibilità dei costi di un viaggio, spetta all'azienda provare lo svolgimento di effettive attività promozionali, non essendo sufficiente la mera esibizione di fatture. La sentenza di secondo grado, che aveva dato ragione al contribuente, è stata cassata con rinvio.
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Svalutazione rimanenze: la Cassazione chiarisce
Una società è stata oggetto di accertamento fiscale per due questioni: l'impropria svalutazione rimanenze di magazzino e la non deducibilità di costi da fornitori in paradisi fiscali. La Commissione Tributaria Regionale si era pronunciata contro la società sull'inventario ma a suo favore sui costi. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione su entrambi i fronti. Ha ritenuto illogico il ragionamento del giudice di secondo grado sulla svalutazione, che aveva erroneamente scartato le prove delle vendite in blocco. Ha inoltre stabilito che le prove fornite per giustificare i costi da paradisi fiscali erano insufficienti, richiedendo una dimostrazione più solida sia dell'operatività effettiva della società estera sia dell'interesse economico specifico della transazione. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Redditi diversi: la Cassazione e l’attività occasionale
Una contribuente chiedeva il rimborso delle imposte pagate sugli interessi derivanti da un contratto preliminare, sostenendo fossero non tassabili. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, ha stabilito che per qualificare un'entrata come 'redditi diversi' derivanti da attività commerciale occasionale, non è sufficiente che il soggetto sia un privato. È necessario verificare concretamente se l'attività sia abituale o meno, annullando la decisione precedente che aveva erroneamente equiparato lo status di privato all'occasionalità dell'operazione.
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Spese di sponsorizzazione: deducibilità assoluta
Una società metalmeccanica si è vista negare la deducibilità di ingenti spese di sponsorizzazione a favore di un'associazione sportiva dilettantistica. L'Agenzia delle Entrate contestava l'eccessività della spesa rispetto al fatturato. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che l'art. 90 della L. 289/2002 stabilisce una presunzione legale assoluta sulla natura pubblicitaria e sulla congruità di tali spese, purché siano rispettate determinate condizioni oggettive, escludendo così la possibilità per il Fisco di effettuare valutazioni di merito sull'antieconomicità dell'operazione.
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