LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.P.R. 602/1973 — Anno 2022

Pagina 19 di 31

Altri anni per D.P.R. 602/1973

Notifica società cancellata: debito valido anche con zero attivo
Il Fisco ha notificato un avviso di accertamento da oltre 180.000 euro all'ex socio unico di una società a responsabilità limitata già cancellata dal registro delle imprese. I giudici di merito avevano annullato l'atto impositivo perché l'ex socio aveva percepito soltanto 18,80 euro come residuo di liquidazione. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la notifica società cancellata nei confronti dei soci è sempre pienamente valida, operando una successione nei debiti. La riscossione effettiva dipende dal bilancio, ma l'atto tributario resta legittimo.
Continua »
Fermo amministrativo illegittimo: la Cassazione rimette alle SU
Il Contribuente ottiene l'annullamento giudiziale definitivo di due cartelle esattoriali. Nonostante le pronunce favorevoli, l'Agente della Riscossione iscrive un fermo amministrativo su due autovetture e un'ipoteca sulla casa del cittadino. Il debitore avvia un'opposizione all'esecuzione davanti al giudice ordinario per contestare il fermo amministrativo illegittimo e l'ipoteca. I giudici di primo e secondo grado negano la propria giurisdizione, attribuendo la competenza alla magistratura tributaria. La Corte di Cassazione sospende il giudizio ordinario. Il Collegio rimette gli atti al Primo Presidente per l'assegnazione alle Sezioni Unite, ravvisando un contrasto sulla distinzione tra sgravio amministrativo e annullamento tramite sentenza passata in giudicato.
Continua »
Rimborso ritenute su royalties: l’accordo locale non vincola l’estero
Una società controllata italiana ha versato ritenute su compensi per brevetti alla casa madre estera e ha definito le pendenze fiscali con accertamento con adesione. La società madre estera ha successivamente richiesto all'amministrazione finanziaria il rimborso ritenute su royalties in base alla direttiva europea contro la doppia imposizione. I giudici di merito hanno respinto la richiesta ritenendo l'accordo con il Fisco intangibile ed efficace anche verso la capogruppo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società estera. I giudici di legittimità hanno chiarito che l'accordo del sostituto d'imposta non pregiudica i diritti dei terzi. Il beneficiario effettivo conserva integro il diritto alla restituzione delle somme indebitamente trattenute quando dimostra i requisiti comunitari.
Continua »
Accordo col Fisco e rimborso delle ritenute fiscali estere
Una società controllata italiana pagava imposte su canoni e interessi alla controllante estera, definendo poi la lite tributaria con un accertamento con adesione. Successivamente, la società estera presentava istanza per il rimborso delle ritenute fiscali subite, sostenendo la spettanza dell'esenzione europea contro la doppia imposizione. I giudici di merito respingevano la richiesta, ritenendo l'accordo con il Fisco intoccabile ed eccependo ritardi documentali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della capogruppo estera. I giudici hanno chiarito che l'adesione firmata dalla filiale non vincola il soggetto terzo estero. Inoltre, il ritardo formale della società italiana non cancella il diritto al rimborso del beneficiario effettivo.
Continua »
Rimborso ritenuta canoni: l’accordo della filiale non lo blocca
Una società madre estera ha richiesto all'amministrazione finanziaria il rimborso ritenuta canoni versata dalla propria filiale italiana sulle royalties corrisposte nell'anno 2008. I giudici di merito avevano respinto la richiesta ritenendo che l'accertamento con adesione stipulato dalla filiale italiana vincolasse anche la capogruppo e contestando la tardiva presentazione della documentazione attestante l'esenzione europea. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito. I giudici supremi hanno chiarito che l'accordo transattivo firmato dal sostituto d'imposta non produce effetti sfavorevoli per la società estera terza. Inoltre, la mancata tempestività dei certificati non cancella il diritto al rimborso se il beneficiario effettivo dimostra la residenza fiscale in un Paese membro dell'Unione Europea e il pagamento delle imposte in patria.
Continua »
Accertamento con adesione: il terzo ha diritto al rimborso
Una società controllata italiana ha versato ritenute fiscali sui compensi corrisposti alla propria capogruppo con sede in un altro Stato dell'Unione Europea. Successivamente, la controllata ha concluso un accertamento con adesione con il fisco italiano per definire le proprie pendenze tributarie. Parallelamente, la società madre estera ha presentato un'istanza per ottenere il rimborso delle ritenute subite, invocando le norme europee contro la doppia tassazione. L'Agenzia delle Entrate ha respinto la domanda e i giudici d'appello hanno confermato il diniego, ritenendo l'accordo vincolante e intoccabile per tutti i soggetti coinvolti. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che la transazione conclusa dal sostituto d'imposta non pregiudica la posizione del beneficiario estero effettivo. Quest'ultimo conserva integralmente il diritto al rimborso delle imposte indebitamente trattenute in Italia.
Continua »
Rimborso ritenute su royalties: l’accordo non vincola la controllante
Una società madre estera ha richiesto il rimborso ritenute su royalties pagate dalla propria controllata italiana, la quale aveva agito come sostituto d'imposta. L'Agenzia delle Entrate e la Commissione Regionale avevano negato il rimborso: la società italiana aveva infatti chiuso la lite tramite un accertamento con adesione e presentato in ritardo i documenti di esenzione. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto, dando piena ragione alla società estera. I giudici hanno chiarito che l'accordo transattivo firmato dal sostituto non vincola la controllante estera se produce effetti sfavorevoli. Inoltre, il ritardo formale nei certificati non annulla il diritto all'esenzione europea contro la doppia imposizione, purché il richiedente provi di essere il reale beneficiario effettivo del reddito.
Continua »
Accordo della filiale e rimborso ritenute su royalties
Una società controllata italiana ha concordato un accertamento fiscale con l'amministrazione finanziaria per ritenute non versate su compensi per diritti d'autore. La casa madre estera, effettivo beneficiario delle somme, ha presentato domanda per ottenere il rimborso ritenute su royalties per evitare una doppia tassazione vietata dalle norme europee. I giudici di merito hanno respinto la richiesta sostenendo l'intoccabilità dell'accordo fiscale e contestando il ritardo nella documentazione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione precedente accogliendo le tesi della società estera. I giudici hanno chiarito che l'accordo concluso dalla controllata non danneggia i diritti della capogruppo e che il ritardo documentale non cancella il diritto alla restituzione delle somme.
Continua »
Aggio di riscossione: stop al compenso senza notifica
L'Agente della Riscossione ha chiesto l'ammissione allo stato passivo di una società fallita per tributi non pagati, includendo l'aggio di riscossione, i diritti di notifica e gli interessi di mora. Il Tribunale ha negato il riconoscimento dell'aggio e delle spese accessorie perché la notifica della cartella di pagamento è avvenuta dopo la sentenza di fallimento. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Il compenso dell'esattore diventa credito concorsuale solo se l'attività esecutiva inizia formalmente prima dell'apertura del fallimento. La semplice presa in carico interna del debito da parte del concessionario non fa maturare alcun diritto all'aggio a carico della procedura.
Continua »
Cartella di pagamento valida: vizi formali e rigetto
Una società contribuente ha contestato la legittimità di una cartella di pagamento emessa per imposte non versate. La società lamentava l'omessa indicazione della data di consegna del ruolo all'agente della riscossione e presunte irregolarità sull'indicazione del responsabile del procedimento. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso della contribuente, confermando la piena validità dell'atto. I giudici hanno chiarito che nessuna norma impone la nullità della cartella per la mancata data di consegna materiale del ruolo, purché risulti la data in cui il ruolo è divenuto esecutivo. Inoltre, l'indicazione nominativa del funzionario responsabile garantisce pienamente il diritto di difesa del cittadino, a prescindere dal ruolo apicale o meno dello stesso. La società è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Notifica tributaria alla società: validità dell’atto e sanzioni
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato la pronuncia tributaria di secondo grado che annullava una pretesa esattoriale a carico di un'azienda. I giudici di merito avevano accertato che la notifica tributaria alla società non si era perfezionata correttamente, sia per la mancata allegazione della relata di notifica, sia per l'omesso tentativo di notifica sussidiaria presso il domicilio del legale rappresentante. Inoltre, i giudici avevano escluso le sanzioni per l'oggettiva impossibilità del coobbligato solidale di conoscere il debito a sette anni di distanza. La Corte di Cassazione, esaminando il ricorso, ha rilevato la complessità della materia e l'assenza di un'evidenza decisoria immediata, disponendo il rinvio della causa alla Sezione Tributaria ordinaria per un esame approfondito.
Continua »
Notifica della cartella di pagamento: conta la spedizione
Una contribuente decade dal piano di rateizzazione del debito IVA per omesso versamento della seconda rata. Il Fisco spedisce la cartella tramite raccomandata prima della scadenza del termine di decadenza biennale, ma l'atto giunge a destinazione solo all'inizio dell'anno successivo. I giudici di merito dichiarano illegittima la riscossione per tardività. La Corte di Cassazione ribalta la pronuncia e accoglie il ricorso dell'ente di riscossione. La Suprema Corte stabilisce che per verificare il rispetto dei termini di decadenza rileva esclusivamente la data di spedizione dell'atto e non quella di ricezione, in applicazione del principio di scissione soggettiva. La notifica della cartella di pagamento risulta quindi pienamente tempestiva e valida.
Continua »
Cartella di pagamento e concordato preventivo: notifica valida
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella per sanzioni a una società già ammessa a procedura concorsuale. L'impresa ha impugnato l'atto sostenendo la violazione del divieto di azioni esecutive individuali. I giudici di merito hanno annullato la cartella esattoriale. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti e ha accolto il ricorso del Fisco. La Suprema Corte ha chiarito i principi su cartella di pagamento e concordato preventivo. La notifica della cartella non costituisce l'inizio dell'azione esecutiva vera e propria, la quale prende avvio unicamente con il pignoramento. Di conseguenza, l'amministrazione finanziaria può notificare validamente l'atto per formalizzare il credito ed evitare decadenze.
Continua »
Impugnazione estratto di ruolo: stop ai ricorsi preventivi
Un cittadino ha scoperto debiti esattoriali tramite una visura ed ha avviato l'impugnazione estratto di ruolo lamentando la mancata notifica delle cartelle di pagamento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile la domanda. I giudici hanno chiarito che la legge vieta il ricorso diretto contro il solo estratto di ruolo, salvo casi eccezionali in cui il debito provochi un danno immediato e dimostrato, come il blocco di appalti pubblici o l'arresto di pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. Il debitore non ha provato alcun pregiudizio concreto e la regola si applica anche ai procedimenti già pendenti.
Continua »
Impugnazione atto di autotutela: il Fisco nega, la Corte rinvia
La controversia nasce dal recupero a tassazione di riserve societarie in sospensione di imposta. La società controllata presta acquiescenza all'avviso di accertamento. Successivamente la società controllante presenta istanza di autotutela per ottenere lo scomputo delle imposte sostitutive già versate. L'Agenzia delle Entrate accoglie solo parzialmente la richiesta e nega parte della detrazione. L'amministrazione emette poi la cartella di pagamento per la differenza. La società propone l'impugnazione atto di autotutela e della relativa cartella esattoriale. I giudici di merito respingono i ricorsi sostenendo l'inammissibilità dell'azione contro l'atto di autotutela parziale. La società ricorre quindi per Cassazione denunciando la lesione del diritto di difesa e vizi di motivazione. La Suprema Corte sospende la decisione ordinando l'acquisizione dei fascicoli dei precedenti gradi di giudizio.
Continua »
Impugnazione atto di autotutela: la Cassazione ordina gli atti
A seguito di una verifica fiscale su una controllata, l'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento alla società consolidante capogruppo. L'impresa ha richiesto il riesame dell'atto tramite sgravio e ha versato la somma ritenuta corretta. Il Fisco ha accolto solo in parte l'istanza e ha iscritto a ruolo la differenza residua. L'azienda ha avviato l'impugnazione atto di autotutela parziale e della relativa cartella di pagamento dinanzi ai giudici tributari. Dopo la conferma della pretesa nei primi due gradi di giudizio, la controversia è giunta in Cassazione. I giudici di legittimità hanno sospeso la decisione e disposto l'acquisizione dei fascicoli d'ufficio di merito.
Continua »
Rimborso interessi tributari: la decadenza batte la prescrizione
Una società richiedeva all'amministrazione finanziaria il pagamento degli interessi maturati su un vecchio credito d'imposta. Il Fisco aveva erogato il capitale e gli interessi solo parzialmente nel 2010. A distanza di quasi quattro anni da tale versamento parziale, la società presentava una nuova istanza per ottenere le somme rimanenti. A seguito del silenzio dell'Ufficio, l'impresa avviava la causa eccependo la prescrizione decennale del diritto. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici hanno stabilito che la domanda per il rimborso interessi tributari residui deve essere presentata entro il termine perentorio di decadenza di due anni dal versamento parziale ricevuto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile la richiesta tardiva della società.
Continua »
Cartella nulla: condanna alle spese agente di riscossione
Una società contribuente impugnava una cartella esattoriale per imposte non versate emessa a seguito di iscrizione a ruolo straordinario. I giudici di merito accoglievano il ricorso per difetto di motivazione della cartella e condannavano l'agente della riscossione alle spese di giudizio. L'agente impugnava la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo che l'errore riguardasse l'ente impositore e non la propria attività materiale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Nei confronti del cittadino che subisce un atto illegittimo opera il principio di causalità, che legittima la condanna alle spese agente di riscossione anche se quest'ultimo ha eseguito direttive altrui.
Continua »
Pignoramento presso terzi: la banca deve partecipare alla lite
L'Agente della Riscossione avvia un pignoramento presso terzi verso un amministratore per oltre nove milioni di euro di presunti debiti societari, bloccando i suoi conti correnti. La persona sanzionata contesta la validità della procedura ed evidenzia l'assenza di un valido titolo esecutivo a proprio carico. I giudici di merito respingono l'opposizione senza aver mai chiamato in causa la banca depositaria delle somme pignorate. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla la sentenza impugnata insieme all'intero giudizio. Nelle opposizioni esecutive la banca riveste sempre la qualifica di litisconsorte necessario. La causa deve quindi ripartire dal primo grado di giudizio.
Continua »
Decadenza cartella di pagamento: la riscossione tardiva è nulla
Due contribuenti vendono un terreno nel 1995. Nel 1997 l'amministrazione finanziaria notifica un avviso di accertamento per imposta INVIM, che diviene definitivo nello stesso anno. Soltanto nel 2006 il Fisco notifica la cartella esattoriale. I contribuenti impugnano l'atto eccependo la decadenza cartella di pagamento per mancata iscrizione a ruolo nei termini di legge. I giudici di merito accolgono il ricorso e la Corte di Cassazione conferma la decisione, rigettando il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. La Suprema Corte chiarisce che l'iscrizione a ruolo doveva avvenire a pena di decadenza entro il 31 dicembre dell'anno successivo alla definitività dell'accertamento, ossia entro il 31 dicembre 1998. La notifica del 2006 risulta quindi tardiva e illegittima. I contribuenti vincono la causa con condanna del Fisco alle spese.
Continua »