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D.P.R. 309/1990 — Sezione Seconda Penale

Altri anni per D.P.R. 309/1990

Uso personale o destinazione allo spaccio: conta il contesto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per la detenzione illecita di sostanze stupefacenti. L'uomo sosteneva che la droga fosse destinata a un uso esclusivamente personale e che mancassero le prove di una vendita a terzi. I giudici hanno invece ritenuto provata la destinazione allo spaccio attraverso una serie di elementi precisi: la quantita della sostanza, i precedenti specifici dell'uomo, l'occultamento sotto il sedile dell'automobile in una duplice busta e il viaggio per l'acquisto lontano dal luogo di residenza, compiuto violando la misura della sorveglianza speciale. Poiche il ricorso contestava valutazioni di merito senza evidenziare vizi logici reali, la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile, condannando il ricorrente anche al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari
L'Indagato, accusato di maltrattamenti in famiglia, estorsione e lesioni personali, ha richiesto la revoca o la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari, anche con braccialetto elettronico. La difesa ha sostenuto l'incompatibilità carceraria tramite una perizia medica e la buona condotta intramuraria. I giudici di merito hanno respinto l'istanza evidenziando la spiccata pericolosità sociale del soggetto verso l'intera collettività. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando l'Indagato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Accesso alle intercettazioni: tra diritto negato e vera inerzia
L'Indagata, accusata di associazione per traffico di droga aggravata dal metodo mafioso, ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa lamentava la violazione del diritto di difesa e la nullità degli atti a causa del mancato tempestivo accesso alle intercettazioni prima dell'udienza di riesame. Tuttavia, la Procura aveva già autorizzato l'ascolto e la copia dei file audio. Il difensore aveva avanzato una richiesta generica su oltre seicento registrazioni senza verificare tempestivamente la disponibilità del materiale presso gli uffici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Indagata. I giudici hanno chiarito che il mancato ascolto dipende dall'inerzia del difensore e non da un blocco degli inquirenti. La misura cautelare in carcere resta pertanto pienamente valida.
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Misure Cautelari: Ricorso Inammissibile per Associazione a Delinquere
Un individuo ha presentato ricorso contro l'ordinanza che confermava la sua custodia in carcere, una misura cautelare, per presunta partecipazione a un'associazione a delinquere finalizzata allo spaccio e alla coltivazione di stupefacenti. La difesa contestava la mancanza di prove e l'illogicità della motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che l'ordinanza di custodia cautelare fosse adeguatamente motivata, basata su gravi indizi di colpevolezza derivanti da intercettazioni e osservazioni, che dimostravano il ruolo del ricorrente come fornitore chiave e partecipante attivo nel traffico di droga. La Corte ha ribadito che non si può chiedere una nuova valutazione dei fatti, ma solo un controllo sulla logicità della motivazione.
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Misure Cautelari: Cassazione Annulla Obbligo Dimora per Stupefacenti
Un Indagato, accusato di traffico di stupefacenti (art. 73 DPR 309/90), ha visto la sua custodia cautelare in carcere sostituita con l'obbligo di dimora. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la nullità dell'interrogatorio di garanzia, l'insufficienza degli indizi di colpevolezza e l'inadeguatezza delle misure cautelari. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il motivo sull'interrogatorio, ma ha accolto gli altri due. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame carente sia sulla gravità degli indizi, sia sull'attualità delle esigenze cautelari. La sentenza ha annullato l'ordinanza e rinviato il caso per un nuovo giudizio sulle misure cautelari.
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Contestazioni a catena: nuova misura valida se il reato prosegue
L'Indagato, già condannato per traffico di sostanze stupefacenti, ha ricevuto una nuova ordinanza di custodia cautelare per associazione mafiosa. La difesa ha sostenuto l'esistenza del fenomeno delle contestazioni a catena, chiedendo la retrodatazione dei termini della misura cautelare e lamentando la violazione del divieto di un secondo giudizio per gli stessi fatti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la retrodatazione non si applica quando la nuova contestazione riguarda un reato permanente, come l'associazione di stampo mafioso con condotta perdurante nel tempo. Dalle intercettazioni è emerso che L'Indagato ha continuato a gestire e riciclare i proventi illeciti a favore del clan anche dopo la prima misura. Di conseguenza, le contestazioni a catena non si configurano e la nuova misura cautelare resta pienamente valida.
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Ricorso Straordinario per Errore di Fatto: Quando la Cassazione lo Rifiuta
Due imputati, già condannati per reati di droga e con ricorso ordinario respinto dalla Suprema Corte, hanno presentato un ricorso straordinario per errore di fatto. Hanno sostenuto che la precedente sentenza della Cassazione contenesse un errore materiale, non considerando il principio del 'ne bis in idem' (non essere giudicati due volte per lo stesso fatto) e una disparità di trattamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso straordinario per errore di fatto inammissibile. Ha chiarito che l'errore denunciato non era una svista materiale, ma un tentativo di riesaminare la valutazione delle prove e l'interpretazione giuridica, aspetti non consentiti da questo tipo di ricorso. Gli imputati sono stati condannati a pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle Ammende.
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Estorsione e metodo mafioso: la Cassazione respinge i ricorsi
Tre appartenenti a una struttura criminale contestano la condanna per traffico di stupefacenti e per il reato di Estorsione e metodo mafioso verso un'azienda locale. Un imputato sostiene che i proventi incassati costituiscano una tassa esterna e non una partecipazione ai guadagni dello spaccio. Gli altri due contestano la credibilità dei testimoni e l'aggravante mafiosa. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili tutti i ricorsi. I giudici confermano la responsabilità diretta nel traffico di droga per via del supporto logistico garantito e convalidano le accuse di estorsione basate sulle dichiarazioni attendibili rese dalle vittime e sulla sistematicità delle pretese economiche. Gli imputati vengono condannati al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Sequestro Preventivo: Denaro e Droga, Riesame Sbaglia Motivazione
La Procura ha contestato l'annullamento di un sequestro preventivo di quasi 20.000 euro trovato con un Indagato disoccupato, insieme a droga e un doppiofondo in auto. Il Tribunale del Riesame aveva escluso il nesso tra il denaro e i reati di traffico di stupefacenti o riciclaggio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il Riesame non ha motivato adeguatamente l'assenza di indizi di reato, annullando la decisione e disponendo un nuovo giudizio sul sequestro preventivo.
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Custodia cautelare: confermata per reato associativo, ricorso inammissibile
Un individuo era indagato per reati di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e detenzione di armi. Il Tribunale del Riesame aveva confermato la misura della `custodia cautelare` in carcere, pur annullando l'ordinanza per i reati specifici di detenzione di stupefacenti, ma ritenendo sussistenti i gravi indizi per il reato associativo, legato anche all'occultamento di armi. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione sulla gravità indiziaria e la necessità della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del Tribunale del Riesame. La motivazione del Tribunale era logica e coerente, basata su elementi che dimostravano l'inserimento del ricorrente nell'associazione.
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Retrodatazione Custodia Cautelare: Negata per Reato di Mafia Permanente
Un Indagato, in custodia cautelare per associazione mafiosa e traffico di droga, ha chiesto la retrodatazione della custodia cautelare. La sua difesa sosteneva che i fatti contestati fossero già noti o connessi a precedenti misure. La Cassazione ha negato la richiesta, ribadendo che la retrodatazione non si applica ai reati associativi se la condotta partecipativa si è protratta dopo la prima ordinanza cautelare, senza prova della cessazione del legame con il sodalizio. Il ricorso dell'Indagato è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso straordinario per errore di fatto: limiti e rigetto
L'Imputato, condannato per associazione a delinquere ed estorsione, ha proposto ricorso straordinario per errore di fatto contro una precedente pronuncia di inammissibilità della Cassazione. La difesa ha sostenuto l'esistenza di molteplici sviste dei giudici di legittimità su questioni probatorie, riti alternativi e qualificazioni giuridiche. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso straordinario per errore di fatto. I giudici hanno chiarito che il rimedio straordinario corregge unicamente sviste materiali o lapsus percettivi evidenti e non ammette contestazioni su valutazioni giuridiche o interpretazioni probatorie. La condanna dell'Imputato rimane irrevocabile, con l'ulteriore sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Interpretazione Intercettazioni: Condanne Confermate, Attenuanti da Rivedere
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi contro condanne per detenzione di droga e tentata estorsione, focalizzandosi sull'Interpretazione Intercettazioni. Due imputati avevano contestato l'interpretazione delle prove e il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. Altri due imputati avevano contestato solo l'interpretazione delle prove. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi dei primi due, rendendo definitive le loro condanne. Ha invece accolto parzialmente i ricorsi degli altri due, annullando la sentenza solo per il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e rinviando la questione a un nuovo giudice. Le loro responsabilità per i reati rimangono ferme.
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Traffico di sostanze stupefacenti: condanne definitive
Tre imputati hanno impugnato la condanna per traffico di sostanze stupefacenti, contestando la validità delle intercettazioni, il mancato riconoscimento della lieve entità e l'aggravante dell'agevolazione mafiosa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che le conversazioni registrate e le deposizioni dei collaboratori di giustizia dimostrano la stabilità dell'attività illecita e i collegamenti con la criminalità organizzata. Gli ermellini hanno evidenziato che la difesa non può richiedere una nuova valutazione dei fatti già accertati nei precedenti gradi di giudizio, confermando integralmente le condanne e disponendo il versamento delle spese processuali e delle sanzioni pecuniarie.
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Gravi indizi di colpevolezza: no al carcere ma ricorso respinto
Il Tribunale del Riesame ha sostituito la custodia in carcere con gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico per L'Indagato, accusato di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. La decisione si è basata su gravi indizi di colpevolezza emersi da intercettazioni e sequestri. L'Indagato ha impugnato il provvedimento in Cassazione eccependo il difetto di motivazione autonoma del giudice e la mancanza delle esigenze cautelari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha stabilito che la trascrizione dell'informativa di polizia non annulla la misura se accompagnata da una sintesi critica autonoma. L'Indagato perde definitivamente il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Droga parlata e minacce: condanne confermate in Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un'organizzazione dedita al traffico illecito di stupefacenti e al recupero crediti tramite minacce. La vicenda riguarda il fenomeno della droga parlata, ovvero il commercio di sostanze illecite accertato esclusivamente tramite intercettazioni e testimonianze, senza il sequestro materiale della sostanza. I giudici hanno confermato la responsabilità degli imputati per i reati di traffico illecito e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Suprema Corte ha chiarito che la circostanza aggravante dell'ingente quantità si applica anche nella droga parlata se le prove dimostrano in modo rigoroso il superamento delle soglie stabilite dalla legge. I ricorsi presentati dagli imputati sono stati quindi rigettati o dichiarati inammissibili, confermando integralmente le condanne e le pene irrogate nei precedenti gradi di giudizio.
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Associazione a delinquere: Cassazione rigetta ricorso per narcotraffico
Un Lavoratore era sottoposto a misura cautelare di custodia in carcere per partecipazione a un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. Dopo un annullamento con rinvio della Cassazione per chiarimenti sul suo ruolo, il Tribunale del Riesame ha nuovamente confermato la misura. Il Lavoratore ha presentato un nuovo ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che il Tribunale del Riesame avesse fornito una motivazione logica e coerente, basata su intercettazioni e rapporti, che provava il coinvolgimento stabile del Lavoratore come 'procacciatore' nell'associazione a delinquere. Il ricorso chiedeva una rivalutazione dei fatti, non consentita in Cassazione.
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Custodia cautelare per associazione mafiosa: resta in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare per associazione mafiosa e traffico di droga a carico di un indagato ritenuto legato a un clan locale. L'uomo aveva proposto ricorso sostenendo l'errata interpretazione delle intercettazioni e l'assenza di prove sulla sua effettiva appartenenza al sodalizio criminale, riducendo le sue condotte a meri vincoli di parentela e spaccio occasionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la partecipazione all'associazione mafiosa si può dedurre anche dalla commissione dei singoli reati-fine, come l'estorsione e il traffico di sostanze stupefacenti. Inoltre, l'interpretazione dei dialoghi intercettati spetta al giudice di merito e non è rivedibile se motivata in modo logico. L'indagato resta pertanto in carcere.
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Reato continuato: la Cassazione convalida il calcolo della pena
L'Imputato è stato condannato per delitti in materia di sostanze stupefacenti. Nel corso del giudizio, la Corte d'Appello ha rideterminato il trattamento sanzionatorio per rimediare a un vizio di calcolo, integrando l'aumento dovuto al reato continuato con una precedente condanna definitiva irrevocabile. La difesa ha impugnato la nuova quantificazione, sostenendo l'eccessività della pena base e la sproporzione dell'incremento stabilito per la continuazione esterna. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di rinvio ha correttamente eseguito il mandato conferito, emendando l'errore contabile senza dover ridiscutere la complessiva congruità della pena già accertata. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Confisca profitto reato: Denaro non giustificato, ricorso inammissibile
Un individuo, condannato per spaccio di droga, ha visto confermata la confisca del profitto del reato, una somma di 28.680 euro. Inizialmente, la confisca era stata annullata per mancanza di motivazione. Il Tribunale, in sede di rinvio, ha giustificato la decisione evidenziando la sproporzione tra il denaro e le entrate lecite del soggetto, le modalità di custodia del contante e la presenza di strumenti per il confezionamento della droga. Il Lavoratore ha tentato di giustificare il denaro con un trasferimento all'estero. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la validità della confisca del profitto del reato.
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