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D.P.R. 309/1990 — Sezione Prima Civile

Altri anni per D.P.R. 309/1990

Diniego della patente di guida: no alla multa per lite temeraria
Il Ministero ha opposto il diniego della patente di guida a un cittadino a causa di una precedente condanna per reati di droga. Il cittadino ha impugnato il provvedimento, ma i giudici di merito hanno respinto la domanda, condannandolo anche per lite temeraria e revocando il gratuito patrocinio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del diniego, poiché la sanzione automatica decade solo in presenza di una riabilitazione formale. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla condanna per lite temeraria, annullandola. La Corte ha stabilito che la complessità della materia esclude la colpa grave del ricorrente. Per la revoca del gratuito patrocinio, il cittadino dovrà proporre un ricorso autonomo.
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Espulsione per pericolosità sociale: appello bloccato da un errore
Un cittadino straniero, condannato per spaccio, riceve un decreto di espulsione per pericolosità sociale. L'uomo si oppone, sostenendo che la sua pericolosità non è più attuale e che l'autorità non ha considerato i suoi legami familiari in Italia. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito, rileva un vizio di forma: l'appello è stato notificato all'indirizzo sbagliato. Di conseguenza, la Corte sospende il giudizio e ordina al ricorrente di notificare nuovamente l'atto all'indirizzo corretto della Prefettura. La decisione finale sull'espulsione dello straniero per pericolosità sociale è quindi rimandata a causa di un errore procedurale.
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Pericolosità sociale e revoca dell’espulsione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione basato sulla presunta pericolosità sociale. Il ricorrente era stato condannato in passato per reati legati agli stupefacenti, ma la Suprema Corte ha stabilito che il giudizio sulla pericolosità sociale non può fondarsi esclusivamente su precedenti penali o sulla mancanza di lavoro. La decisione sottolinea che tale valutazione deve essere concreta, attuale e deve tenere conto dell'inserimento sociale e dei legami familiari dell'interessato, annullando il provvedimento del Giudice di Pace per carenza di motivazione.
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