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D.P.R. 115/2002

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Accertamento induttivo: come si calcola il ricarico?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30827/2024, ha respinto il ricorso di un ristoratore contro un accertamento induttivo. I giudici hanno stabilito che, in assenza di scritture contabili attendibili, è corretto per l'Amministrazione Finanziaria ricostruire i ricavi applicando la percentuale di ricarico non solo al costo delle merci, ma a tutti i costi sostenuti per l'offerta del servizio, inclusi servizi e utenze. La decisione si fonda sulla necessità di una ricostruzione completa del volume d'affari dell'impresa.
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Notifica atti presupposti: la raccomandata è d’obbligo
Un contribuente impugna una cartella di pagamento, sostenendo di non aver mai ricevuto l'avviso di accertamento. La Corte di Cassazione conferma la nullità della cartella, poiché la notifica dell'atto presupposto al coniuge non era stata seguita dalla necessaria raccomandata informativa, rendendo la notifica atti presupposti invalida.
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Indennità Covid-19: quando spetta all’artigiano
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità Covid-19 per le perdite commerciali spetta anche agli artigiani iscritti alla gestione previdenziale nel marzo 2020, purché l'iscrizione sia avvenuta prima dell'entrata in vigore della legge istitutiva (17 marzo 2020). La Corte ha respinto il ricorso dell'ente previdenziale, chiarendo che il requisito è l'iscrizione al momento dell'entrata in vigore della norma, non l'iscrizione dal primo giorno del mese.
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Indennità lavoratori stagionali: conta l’attività?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'indennità lavoratori stagionali per il Covid-19 spetta in base all'effettiva attività lavorativa svolta nel settore turistico, e non secondo la classificazione previdenziale formale del datore di lavoro. In questo caso, un cuoco dipendente di un'impresa di pulizie, ma operante in un hotel, ha ottenuto il sussidio. La Corte ha sottolineato la natura assistenziale della misura, finalizzata a proteggere il reddito del lavoratore, facendo prevalere la sostanza sulla forma.
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Cessione di azienda: contributi mobilità a rischio
La Corte di Cassazione conferma che non spetta il contributo mobilità a un'azienda che assume lavoratori da un'altra impresa se, di fatto, si configura una cessione di azienda. La continuità operativa (stessi locali, personale e responsabili) è un elemento chiave che fa venir meno il presupposto del beneficio, ossia una vera e propria nuova assunzione. La Corte ha rigettato il ricorso di una società metalmeccanica, condannandola a restituire i contributi indebitamente percepiti.
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Reddito estero: la Cassazione chiarisce la tassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30800/2024, ha stabilito che il reddito estero percepito da un cittadino fiscalmente residente in Italia è imponibile sia nello Stato in cui è stato prodotto sia in Italia. Per evitare la doppia imposizione, il contribuente ha diritto a un credito per le imposte già pagate all'estero. La Corte ha rigettato la tesi del ricorrente secondo cui la Convenzione internazionale escludeva la tassazione nello Stato di residenza.
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Equa riparazione: niente indennizzo se cessa l’interesse
La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto all'equa riparazione per l'eccessiva durata di un processo può essere negato per il periodo successivo al momento in cui la parte ha già ottenuto il bene sperato. Nel caso di specie, due studenti avevano già conseguito la laurea, facendo venire meno il loro interesse nella causa amministrativa e, di conseguenza, il presupposto del 'patema d'animo' necessario per l'indennizzo.
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Eccezione art. 1957 c.c.: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30774/2024, ha respinto il ricorso di alcuni fideiussori. Ha stabilito che l'eccezione art. 1957 c.c., relativa all'estinzione della garanzia per inerzia del creditore, è un'eccezione in senso stretto. Pertanto, deve essere sollevata dal garante nei termini processuali, anche se la clausola di deroga è nulla per violazione della normativa antitrust.
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Reddito per Gratuito Patrocinio: Quale Anno Conta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 43738/2024, ha rigettato il ricorso di un cittadino contro la revoca del gratuito patrocinio. La Corte ha stabilito un principio fondamentale per il calcolo del reddito per gratuito patrocinio: fa fede l'ultima dichiarazione dei redditi per la quale, al momento della presentazione dell'istanza, sia già scaduto il termine di presentazione. Nel caso specifico, per una domanda presentata a luglio 2022, il reddito di riferimento corretto è quello del 2020, e non quello del 2021 il cui termine di dichiarazione non era ancora scaduto.
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Contributo di solidarietà: illegittimo senza legge
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una Cassa di previdenza professionale, confermando l'illegittimità del contributo di solidarietà imposto ai propri pensionati. Secondo la Corte, un tale prelievo, qualificabile come prestazione patrimoniale, può essere introdotto solo da una legge dello Stato e non da un regolamento interno dell'ente, anche se finalizzato a garantirne l'equilibrio finanziario. Viene inoltre confermata la prescrizione decennale per la richiesta di rimborso delle somme indebitamente trattenute.
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Legittimazione ad agire: l’Agente non può impugnare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Agente della Riscossione contro una sentenza che aveva dichiarato prescritti dei crediti previdenziali. Il principio chiave è la mancanza di legittimazione ad agire dell'Agente, poiché la titolarità del diritto e quindi l'interesse a contestare la prescrizione appartengono esclusivamente all'ente creditore, in questo caso l'istituto previdenziale. Di conseguenza, anche il ricorso incidentale tardivo del contribuente è stato dichiarato inefficace.
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Onere della prova pagamento: la Cassazione decide
Un professionista ha contestato una cartella di pagamento per IRPEF, sostenendo di aver versato più di quanto richiesto. Dopo una vittoria in primo grado, la Commissione Tributaria Regionale ha ribaltato la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato quest'ultima sentenza, stabilendo che in questi casi l'onere della prova del pagamento grava interamente sul contribuente, il quale deve dimostrare l'effettivo versamento delle somme dovute.
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Diritto all’assunzione: onere della prova del lavoratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un lavoratore che rivendicava il diritto all'assunzione presso una nuova compagnia aerea, sorta dalle ceneri di una precedente in amministrazione straordinaria. La Corte ha stabilito che, in presenza di un accordo sindacale che fissa i criteri per le nuove assunzioni, spetta al lavoratore dimostrare di possedere i requisiti specifici per essere scelto. In assenza di tale prova, il diritto all'assunzione non può essere riconosciuto. È stata inoltre esclusa l'applicabilità della disciplina sul trasferimento d'azienda, data la natura liquidatoria dell'operazione.
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Interposizione fittizia: la Cassazione decide sul Fisco
La Corte di Cassazione ha stabilito che la creazione di una società controllata estera priva di autonomia, usata per dirottare utili e beneficiare di una tassazione agevolata, costituisce interposizione fittizia e non abuso del diritto. Di conseguenza, non è necessario il contraddittorio preventivo. La Corte ha anche affermato il potere del Fisco di valutare la congruità dei costi per il Trattamento di Fine Mandato (TFM) degli amministratori.
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Cessione licenza taxi: la plusvalenza è presunta
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento per la plusvalenza derivante dalla cessione di una licenza taxi. L'ordinanza conferma che la cessione di tale licenza si presume onerosa, generando un reddito tassabile, e spetta al contribuente fornire la prova contraria. È stata inoltre confermata la validità della notifica dell'atto, anche a seguito di rifiuto del destinatario.
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Onere della prova e conti correnti dei soci: il caso
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di accertamento fiscale nei confronti di una società di persone a ristretta base familiare. L'Amministrazione Finanziaria aveva recuperato a tassazione maggiori redditi basandosi sui movimenti bancari riscontrati sui conti correnti personali dei soci. La Corte ha confermato la legittimità dell'accertamento, ribadendo che in tali contesti opera una presunzione di riferibilità delle operazioni alla società. Di conseguenza, grava sul contribuente l'onere della prova contraria, che deve essere specifica e analitica per ogni singola movimentazione, al fine di dimostrarne l'estraneità all'attività d'impresa. Avendo i ricorrenti fallito nel fornire tale prova, i ricorsi sono stati respinti.
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Divieto di doppia imposizione: il caso della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Ente Regionale contro una sentenza che aveva annullato una pretesa tributaria per violazione del divieto di doppia imposizione. La Corte ha stabilito che l'ente ricorrente non aveva adeguatamente contestato la motivazione centrale (ratio decidendi) della decisione di merito, che riteneva il secondo atto impositivo una mera duplicazione del primo. L'impugnazione, incentrata su aspetti normativi non centrali, è stata quindi respinta per un vizio procedurale, consolidando la decisione favorevole alla società contribuente.
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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per il reato di molestie (art. 660 c.p.). Il ricorso è stato giudicato generico e manifestamente infondato poiché criticava la valutazione delle prove in modo astratto, senza indicare vizi specifici. La decisione conferma la sentenza di merito, basata su testimonianze corroborate, e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una cospicua somma alla Cassa delle ammende.
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Falsa dichiarazione redditi: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per falsa dichiarazione redditi finalizzata all'ottenimento del patrocinio a spese dello Stato. Il ricorso è stato respinto perché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già vagliate e disattese dalla Corte d'Appello, senza muovere una critica specifica alla sentenza impugnata. La Corte ha confermato la sussistenza del dolo, data l'enorme sproporzione tra il reddito dichiarato e quello reale.
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Falsa dichiarazione patrocinio: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per una falsa dichiarazione patrocinio a spese dello Stato. L'imputato aveva omesso precedenti condanne per reati fiscali. La Corte ha ritenuto i motivi di ricorso una mera riproposizione di censure già respinte e ha sottolineato l'inammissibilità di questioni sollevate per la prima volta in sede di legittimità.
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