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D.P.R. 115/2002 — Anno 2019

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Altri anni per D.P.R. 115/2002

Agevolazioni prima casa: quando è immobile di lusso?
Due acquirenti si vedono revocare le agevolazioni prima casa perché l'Agenzia delle Entrate qualifica l'immobile come 'di lusso' a causa della superficie superiore a 240 mq, includendo nel calcolo dei vani seminterrati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei contribuenti, stabilendo che ai fini del beneficio fiscale conta l'effettiva 'utilizzabilità' degli ambienti e non la loro qualificazione catastale o il certificato di abitabilità. Se un locale è di fatto utilizzabile, la sua superficie concorre a determinare il carattere lussuoso dell'immobile, facendo perdere il diritto alle agevolazioni prima casa.
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Licenziamento illegittimo: decadenza eccezione e danni
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, ribadendo che l'eccezione di decadenza per l'impugnativa del recesso datoriale deve essere sollevata dalla parte convenuta, trattandosi di un diritto disponibile. Ha inoltre confermato la corretta determinazione del risarcimento danni, ritenendola logica e coerente. Il ricorso è stato rigettato, con condanna al pagamento delle spese legali.
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Notifica atto tributario: validità e tempi certi
La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di un contribuente, confermando la regolarità della notifica atto tributario anche in assenza della firma del destinatario sulla cartolina di ritorno (CAD), purché sia provata la spedizione della comunicazione di avvenuto deposito. La Corte ha altresì dichiarato inammissibile la censura relativa alla mancata sospensione del giudizio per querela di falso, non essendo stati riportati gli esatti termini della querela e del verbale di udienza.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e aspecifico
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano generici e non specificavano i punti della sentenza impugnata. La decisione sottolinea che un appello deve confrontarsi analiticamente con le motivazioni della sentenza precedente per non essere respinto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per false dichiarazioni relative al patrocinio a spese dello Stato. La decisione si fonda sulla genericità e aspecificità dei motivi di ricorso, che non si confrontavano con le argomentazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Fondo patrimoniale: quando è impignorabile? Analisi
La Corte di Cassazione esamina il caso di un creditore, ex dipendente, che tenta di pignorare un immobile inserito nel fondo patrimoniale del suo ex datore di lavoro. La Corte rigetta il ricorso, stabilendo che i beni del fondo sono impignorabili se il debito è stato contratto per scopi estranei ai bisogni della famiglia, come in questo caso un debito di natura professionale. La sentenza chiarisce che la conoscenza di tale estraneità da parte del creditore può essere provata anche tramite presunzioni, basate sulla natura stessa del rapporto da cui è scaturito il credito.
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Calcolo retribuzione lorda: la Cassazione decide
Un'azienda ha contestato una condanna al pagamento di differenze retributive a un dipendente, sostenendo che l'importo dovesse essere calcolato al netto delle ritenute. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il principio consolidato secondo cui il calcolo della retribuzione lorda è corretto in sede giudiziale. L'obbligazione tributaria sorge solo al momento dell'effettiva percezione della somma da parte del lavoratore, mentre il datore di lavoro perde il diritto di trattenere i contributi previdenziali in caso di pagamento tardivo.
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Contratto a termine illegittimo: sì al risarcimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8385/2019, stabilisce che in caso di contratto a termine illegittimo, la conversione in rapporto a tempo indeterminato ha effetto retroattivo ('ex tunc'). Al lavoratore spetta sia un'indennità onnicomprensiva per il periodo tra la scadenza del termine e la sentenza, sia il diritto alla riammissione e alle retribuzioni maturate dalla data della sentenza in poi, poiché il rapporto di lavoro si considera mai interrotto.
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Contratto a termine scritto: quando è valido?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8588/2019, ha ribadito un principio fondamentale: un contratto a termine scritto deve essere stipulato prima o contestualmente all'inizio della prestazione lavorativa. Nel caso esaminato, una fondazione teatrale aveva fatto firmare i contratti ai lavoratori solo dopo che questi avevano già iniziato a lavorare. I giudici hanno dichiarato l'illegittimità di tali contratti, convertendo il rapporto di lavoro in uno a tempo indeterminato. La Corte ha sottolineato che la forma scritta e la sua tempestività sono requisiti essenziali per la validità della clausola che appone un termine al rapporto.
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Principio di diritto vincolante: limiti del rinvio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una lavoratrice del settore scolastico, trasferita da un ente locale allo Stato, che lamentava un peggioramento retributivo. La decisione si fonda sul rispetto del principio di diritto vincolante stabilito in una precedente sentenza di Cassazione sul medesimo caso. La Corte ha stabilito che il giudice del rinvio aveva correttamente limitato la sua analisi alla verifica di un "peggioramento retributivo globale e sostanziale", come richiesto, e che il nuovo ricorso rappresentava un inammissibile tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti.
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Ingiunzione fiscale concessionario: legittima la notifica
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8039/2019, ha stabilito che un'ingiunzione fiscale emessa da un concessionario privato per la riscossione di multe stradali per conto di un Comune è legittima. Il caso riguardava un cittadino che contestava il potere della società di riscossione di emettere tale atto nel 2011. La Corte ha chiarito che, nonostante la complessità e l'evoluzione delle norme, la legislazione in vigore all'epoca dei fatti (ratione temporis) consentiva ai concessionari di utilizzare lo strumento dell'ingiunzione fiscale, respingendo così il ricorso del cittadino.
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Patrocinio a spese dello Stato: la guida completa
La Corte di Cassazione interviene su un caso di patrocinio a spese dello Stato, annullando una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la mancata partecipazione al giudizio del Ministero della Giustizia, ritenuto parte necessaria. La Suprema Corte ha colto l'occasione per ribadire che il rimedio dell'opposizione (art. 170 T.U. Spese di Giustizia) è valido per contestare non solo l'importo (quantum), ma anche il diritto stesso al compenso (an debeatur), rinviando la causa al Tribunale di primo grado per un nuovo esame nel rispetto del corretto contraddittorio.
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Notifica ricorso cassazione: ecco quando è inammissibile
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione contro un imprenditore. Tuttavia, non ha depositato la prova di avvenuta notifica del ricorso (l'avviso di ricevimento). La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che un semplice 'esito della spedizione' non è sufficiente a provare la corretta instaurazione del contraddittorio. La mancanza di questa prova formale, in assenza di difesa della controparte, rende l'impugnazione irrimediabilmente viziata.
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Motivazione Apparente Sentenza: Quando è Inammissibile
Una società ha impugnato una sentenza tributaria sostenendo la tesi della motivazione apparente sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la motivazione è 'apparente' solo in casi estremi di totale assenza di logica o incomprensibilità, e non per mera sinteticità o insufficienza. Nel caso di specie, la motivazione della corte d'appello, seppur concisa, è stata ritenuta adeguata e conforme al 'minimo costituzionale', in quanto ha esaminato i punti cruciali della controversia.
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Rinuncia al ricorso: niente doppio contributo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato l'estinzione di un giudizio a seguito della rinuncia al ricorso da parte dell'appellante. La decisione sottolinea un principio fondamentale: in caso di estinzione per rinuncia, non si applica l'obbligo di versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, come invece avviene in caso di rigetto o inammissibilità dell'impugnazione. La controparte, non essendosi costituita, non ha ottenuto una pronuncia sulle spese.
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Ricorso inammissibile: i limiti del riesame dei fatti
Un proprietario terriero ricorre in Cassazione dopo aver perso in primo e secondo grado in una causa di sconfinamento. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile utilizzare l'appello in Cassazione per ottenere un nuovo giudizio sui fatti o per contestare la valutazione delle prove, come una consulenza tecnica, effettuata dal giudice di merito. La decisione sottolinea anche l'importanza del principio di autosufficienza del ricorso.
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Procura speciale Cassazione: ricorso inammissibile
Una società si oppone a una multa per eccesso di velocità. Dopo aver perso in appello, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile perché la procura conferita all'avvocato non era una procura speciale Cassazione, ma una generica rilasciata all'inizio della causa. Questo vizio formale ha impedito l'esame del merito della questione.
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Ricorso inammissibile se critica i fatti
Un'agenzia di viaggi, dopo aver perso in appello una causa per il mancato pagamento di una gita scolastica interrotta per un'intossicazione alimentare, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La motivazione risiede nel fatto che l'agenzia non ha contestato un errore di diritto, ma ha tentato di ottenere un riesame dei fatti e delle prove, compito che non spetta alla Corte di Cassazione, la quale si occupa solo della corretta applicazione delle norme (giudizio di legittimità).
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il processo
Con la sentenza n. 34455 del 24/12/2019, la Cassazione Civile, Sezione Lavoro, analizza gli effetti della rinuncia al ricorso. Nel caso specifico, un direttore sanitario aveva impugnato la revoca del suo incarico. Giunto in Cassazione, ha presentato una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, un'azienda sanitaria. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo ai sensi dell'art. 391 c.p.c., chiarendo che tale esito non comporta il raddoppio del contributo unificato, previsto solo in caso di rigetto o inammissibilità.
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Esenzione IMU enti non commerciali: la Cassazione
Con la sentenza n. 34601 del 30/12/2019, la Corte di Cassazione, Sezione V Civile, ha negato l'esenzione IMU a un ente di edilizia popolare per gli immobili destinati a locazione sociale. La Corte ha ribadito che per beneficiare della esenzione IMU enti non commerciali è necessario un doppio requisito: la natura non commerciale dell'ente e, soprattutto, l'utilizzo diretto dell'immobile per le finalità istituzionali. La locazione a terzi, anche a canone calmierato, configura un utilizzo indiretto e, pertanto, esclude l'agevolazione fiscale.
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