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D.Lgs. 58/1998

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Soggettività passiva IMU: la SGR paga anche se cambia il gestore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una Società di Gestione del Risparmio (SGR) contro l'avviso di accertamento IMU emesso da un Comune per l'anno 2017. La società sosteneva che l'imposta dovesse gravare direttamente sul fondo immobiliare gestito o sui quotisti, escludendo la propria responsabilità. I giudici hanno invece confermato la soggettività passiva IMU in capo alla SGR. Il fondo comune di investimento, infatti, è privo di autonoma personalità giuridica e costituisce solo un patrimonio separato. Poiché la SGR era l'intestataria formale degli immobili nei registri catastali durante l'anno di imposta, spetta a lei l'obbligo tributario, a nulla rilevando il successivo avvicendamento con un'altra società di gestione. La ricorrente è stata condannata anche per lite temeraria.
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Soggettività passiva IMU: la SGR paga, il fondo no
Una Società di Gestione del Risparmio ha impugnato un avviso di accertamento del Comune relativo all'IMU del 2013 per immobili di un fondo comune da essa gestito. La società sosteneva che il vero debitore fosse il fondo stesso o i suoi partecipanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la soggettività passiva IMU spetta alla società di gestione e non al fondo di investimento. I fondi comuni, infatti, sono privi di autonoma personalità giuridica e costituiscono solo un patrimonio separato. Poiché la società risulta l'intestataria formale degli immobili nei registri catastali, spetta a lei pagare l'imposta comunale, salvo poi il diritto di rivalersi sul patrimonio del fondo stesso per recuperare le somme versate.
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Soggettività passiva IMU: la SGR paga anche senza proprietà
Una Società di Gestione del Risparmio ha impugnato un avviso di accertamento del Comune relativo al pagamento dell'IMU su immobili appartenenti a un fondo comune di investimento da essa gestito. La società sosteneva che l'obbligo di pagamento spettasse al fondo stesso, in quanto patrimonio autonomo, o ai singoli investitori. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il fondo comune non ha un'autonoma personalità giuridica. Di conseguenza, la soggettività passiva IMU spetta alla società che gestisce il fondo, in quanto formale intestataria degli immobili nei registri catastali. La società è quindi obbligata a pagare l'imposta direttamente al Comune, potendo successivamente rivalersi sul patrimonio del fondo gestito.
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Sanzione ingiusta: la Cassazione tutela il diritto alla prova
L'Organismo di Vigilanza ha sanzionato una Consulente Finanziaria con una multa di 516 euro, accusandola di aver proposto investimenti non autorizzati. La Corte di appello ha confermato la sanzione, rifiutando le prove richieste dalla difesa perché ritenute genericamente irrilevanti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della professionista, stabilendo che il giudice non può respingere le richieste di prova senza una motivazione dettagliata e specifica. Questo rifiuto ingiustificato lede il fondamentale diritto alla prova e il diritto di difesa garantito dalla Costituzione. La sentenza è stata quindi annullata e la causa è stata rinviata alla Corte di appello per un nuovo esame delle prove.
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Contratto fuori sede nullo senza recesso: la Banca deve restituire tutto
Un risparmiatore aveva acquistato prodotti finanziari tramite ordini sottoscritti fuori dalla sede della banca. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale a tutela degli investitori. Anche se gli ordini sono esecutivi di un contratto quadro già esistente, la legge impone la presenza della clausola di recesso (ius poenitendi) se la firma avviene 'fuori sede'. La sua assenza provoca la nullità del contratto di investimento fuori sede. Di conseguenza, la Corte ha dato ragione al risparmiatore, annullando l'operazione e stabilendo che la banca deve restituire l'intera somma investita. La tutela del cliente prevale sulla natura del servizio di investimento prestato.
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Obblighi informativi: Banca responsabile per i bond argentini
La Corte di Cassazione affronta il tema degli obblighi informativi dell'intermediario finanziario nel caso di investitori che avevano acquistato rischiose obbligazioni argentine. La Corte stabilisce un principio fondamentale: se la banca viola il suo dovere di informare il cliente sui rischi, si presume che questa omissione abbia causato il danno. Non spetta più all'investitore dimostrare il nesso di causa, ma è la banca a dover provare che il cliente avrebbe comunque effettuato l'investimento anche se fosse stato correttamente informato. La sentenza precedente, che aveva dato torto agli investitori, è stata annullata.
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Nullità contratto quadro: no, se manca la firma della banca
Un investitore aveva citato in giudizio una banca, sostenendo la nullità degli ordini di acquisto di titoli rischiosi perché il contratto di investimento non era stato firmato dalla banca stessa. I giudici di primo e secondo grado gli avevano dato ragione. La Corte di Cassazione, però, ha ribaltato la decisione, chiarendo il principio sulla nullità del contratto quadro. La Corte ha stabilito che, per la validità del contratto, è sufficiente la sola firma dell'investitore, a condizione che il documento sia redatto per iscritto e che una copia gli sia stata consegnata. Il consenso della banca si può infatti desumere dai suoi comportamenti successivi, come l'esecuzione degli ordini. La causa è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Legittimazione Passiva SGR: Paga il Vecchio o Nuovo Gestore?
Una società di vigilanza non viene pagata per servizi resi a un fondo di investimento. Nel frattempo, la Società di Gestione del Risparmio (SGR) che aveva firmato il contratto viene sostituita. La vecchia SGR sostiene di non dover più rispondere del debito. La Cassazione interviene e chiarisce un principio fondamentale sulla legittimazione passiva SGR: la società di gestione che stipula un contratto in nome e per conto del fondo resta l'unica responsabile e il soggetto corretto da citare in giudizio, anche se la sua sostituzione avviene prima dell'inizio della causa. La responsabilità contrattuale non si trasferisce automaticamente al nuovo gestore.
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Diritto di difesa scritta: Cassazione annulla maxi-sanzione Consob
La Corte di Cassazione ha annullato una sanzione milionaria della Consob per un vizio procedurale. Un manager era stato multato per offerta abusiva di prodotti finanziari. Durante il processo d'appello, svoltosi con rito cartolare a causa della pandemia, il giudice aveva limitato le memorie difensive a una sola pagina e alle sole conclusioni. La Cassazione ha stabilito che questa restrizione viola il diritto di difesa nella trattazione scritta. Tale modalità deve infatti garantire le stesse facoltà argomentative dell'udienza orale. La sentenza è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato, garantendo una difesa completa.
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Doveri informativi banca: guida alla risoluzione
Il Tribunale ha esaminato un caso di inadempimento dei doveri informativi banca relativo all'acquisto di azioni non quotate. Sebbene il contratto quadro fosse esistente, la banca non ha adeguatamente segnalato l'alto rischio e l'illiquidità dei titoli rispetto al profilo dell'investitore. La decisione ha portato alla risoluzione parziale dei contratti con condanna della banca alla restituzione delle somme investite, dedotti i rendimenti già percepiti.
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Insider Trading: Condanna valida con la prova presuntiva
Un gestore finanziario è stato sanzionato dalla CONSOB per abuso di informazioni privilegiate. Aveva acquistato un gran numero di azioni di una società poco prima dell'annuncio di una scalata, realizzando un ingente profitto. L'informazione era giunta a lui tramite una catena di persone, a partire da un insider primario. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, stabilendo un principio chiave sulla **prova presuntiva nell'insider trading**: è legittimo basare la condanna su una serie di indizi gravi, precisi e concordanti (come la tempistica delle operazioni e i rapporti tra le persone coinvolte), anche quando manca la prova diretta del passaggio di informazioni. La Corte ha chiarito che anche una catena di presunzioni è ammissibile se ogni passaggio logico è solido e ben motivato.
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Informativa societaria non veritiera: Budget finto, sanzione vera
Una società quotata è stata sanzionata dall'Autorità di Vigilanza per aver fornito una informativa societaria non veritiera. Nel prospetto informativo per un aumento di capitale, l'azienda aveva presentato previsioni di ricavo molto ottimistiche, omettendo di comunicare l'esistenza di un budget interno ('de facto') che prevedeva risultati economici significativamente inferiori. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, stabilendo che la consapevolezza dei vertici aziendali di dati reali peggiori, anche se contenuti in documenti informali, doveva essere comunicata al mercato. La trasparenza è un obbligo inderogabile e nascondere informazioni rilevanti agli investitori costituisce un grave illecito.
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Prospetto non veritiero: budget segreto costa caro ai dirigenti
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di due dirigenti di una grande società, sanzionati dalla Consob per aver diffuso un Prospetto informativo non veritiero in occasione di un aumento di capitale. La società aveva comunicato al mercato previsioni di ricavi basate su un Piano Strategico da 10,3 miliardi di euro, omettendo però l'esistenza di un 'budget de facto' interno, molto più pessimistico, che prevedeva ricavi per soli 7,1 miliardi. Questa discrepanza è stata ritenuta un'informazione essenziale per gli investitori. La Corte ha rigettato il ricorso principale dei dirigenti, confermando la gravità della condotta omissiva, e ha accolto un ricorso incidentale della Consob, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una rivalutazione parziale.
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Cessione Contratto Preliminare: Senza Consenso Scritto è Invalida
Un promissario acquirente firma un contratto preliminare per un box auto e versa una caparra. La società venditrice conferisce l'immobile in un fondo di investimento gestito da una nuova società. L'acquirente, non essendo stato stipulato il rogito, chiede la restituzione del doppio della caparra alla nuova società. La Cassazione stabilisce che la semplice operazione finanziaria non comporta un trasferimento automatico degli obblighi. La cessione del contratto preliminare immobiliare, infatti, richiede il consenso scritto del promissario acquirente. In assenza di tale consenso, la nuova società non ha alcuna responsabilità e l'acquirente perde la causa contro di essa.
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Intermediazione finanziaria: nullità degli acquisti
La Corte d'Appello di Firenze ha respinto il gravame di alcuni investitori che chiedevano la nullità degli acquisti azionari. Sebbene fosse stata precedentemente accertata l'invalidità del contratto quadro per altri titoli, i giudici hanno stabilito che l'intermediazione finanziaria richiede prove specifiche sulla mancanza di informazioni e sul nesso causale per annullare i singoli ordini d'acquisto.
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Procura speciale inidonea: investitori perdono causa con la banca
Due investitori hanno citato in giudizio una banca, accusandola di aver eseguito operazioni finanziarie basate su ordini con firme false o mancanti, causando loro ingenti perdite. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha valutato la fondatezza dell'accusa. Ha invece dichiarato il ricorso degli investitori inammissibile a causa di una procura speciale inidonea. Il documento che autorizzava l'avvocato non era stato materialmente unito all'atto di ricorso. A causa di questo vizio di forma, gli investitori hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali.
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Ostacolo alla vigilanza: condanna per l’amministratore che tace
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un amministratore di una società cooperativa per il reato di ostacolo all'attività di vigilanza. L'amministratore aveva persistentemente ignorato le richieste di un ispettore incaricato, omettendo di fornire la documentazione contabile e societaria necessaria per il controllo. La Corte ha stabilito un principio fondamentale: per configurare questo reato è necessario il 'dolo diretto', ovvero la piena consapevolezza e volontà di intralciare l'ispezione. Il semplice silenzio o la mancata collaborazione, se reiterati e ingiustificati di fronte a richieste formali, sono sufficienti a dimostrare tale intenzione, senza bisogno di ulteriori azioni fraudolente. L'amministratore ha perso il ricorso.
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Nullità ordine di disinvestimento: la Banca vince, cliente perde
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso di richiesta di risarcimento danni da parte di alcuni investitori contro una banca. Gli investitori lamentavano la mancata esecuzione di ordini di vendita di prodotti finanziari. La Corte ha stabilito la nullità dell'ordine di disinvestimento perché non rispettava la forma scritta prevista dal contratto quadro. Secondo i giudici, quando le parti concordano una forma specifica per le operazioni, il suo mancato rispetto causa la nullità assoluta dell'atto. Questa invalidità può essere fatta valere non solo dal cliente, ma anche dalla banca. Di conseguenza, la richiesta di risarcimento degli investitori è stata respinta, confermando la vittoria della banca.
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Obblighi informativi: Banca assolta per i bond argentini del ’99
Gli eredi di un investitore hanno citato in giudizio una banca per le perdite subite a seguito dell'acquisto di obbligazioni argentine nel 1999, lamentando una violazione degli obblighi informativi dell'intermediario. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo un principio fondamentale: non basta denunciare una generica mancanza di informazioni. L'investitore deve specificare quali notizie cruciali e allora disponibili la banca avrebbe omesso di fornire. Poiché all'epoca dei fatti il default dell'Argentina non era prevedibile sulla base delle informazioni pubbliche, la Corte ha escluso la responsabilità della banca, che ha quindi vinto la causa.
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Provvigioni Agente Finanziario: Promessa Vana, Contratto Vince
Una promotrice finanziaria si dimette e cita in giudizio la propria banca per ottenere le provvigioni agente finanziario relative a un portafoglio clienti. La banca le aveva promesso di integrare tale portafoglio, ma non lo aveva mai inserito formalmente nel contratto di agenzia. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta della lavoratrice. Ha stabilito che il diritto alla provvigione sorge solo sui prodotti specificati nel contratto. La promessa verbale ha generato una mera aspettativa di fatto, non un diritto legalmente tutelabile. Poiché la mancata inclusione non costituisce un grave inadempimento, le dimissioni sono state considerate senza giusta causa. La promotrice ha quindi perso la causa e ha dovuto pagare alla banca un'indennità per il mancato preavviso.
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