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D.Lgs. 58/1998 — Anno 2023

Altri anni per D.Lgs. 58/1998

Abuso di informazioni privilegiate: scontro sulla doppia confisca
Un cittadino condannato per abuso di informazioni privilegiate ha subito sia una confisca penale sia una confisca amministrativa della CONSOB per lo stesso fatto. Il condannato ha chiesto al giudice dell'esecuzione il dissequestro delle somme eccedenti, lamentando una duplicazione sanzionatoria contraria al principio del doppio binario. Il giudice dell'esecuzione ha rigettato la richiesta. La Corte di Cassazione, investita del ricorso, ha stabilito che l'impugnazione contro il provvedimento del giudice dell'esecuzione non doveva essere proposta direttamente in Cassazione. Applicando il principio di conservazione degli atti, la Suprema Corte ha riqualificato il ricorso come opposizione, disponendo la trasmissione degli atti alla Corte di appello di Milano per un nuovo e completo esame di merito.
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Autoriciclaggio al casinò: la condanna cancella il finto broker
Un finto intermediario finanziario raccoglieva ingenti capitali proponendo investimenti inesistenti (truffa) e abusando della professione. Successivamente, reinvestiva parte dei proventi illeciti nel gioco d'azzardo e in scommesse presso un casinò, convertendo il denaro in fiches. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di autoriciclaggio, stabilendo che il gioco d'azzardo rientra nelle "attività speculative" ad alto rischio idonee a ostacolare la tracciabilità dei beni. Tuttavia, la Suprema Corte ha ridotto la pena finale a 3 anni, 11 mesi e 3 giorni di reclusione (oltre a 13.592 euro di multa) poiché due episodi di truffa si sono estinti per remissione della querela e per un errore di calcolo nello sconto del rito abbreviato operato nei gradi precedenti.
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Rimborso IRAP: segreteria condivisa batte il fisco.
Un consulente finanziario ha richiesto il Rimborso IRAP per gli anni dal 2012 al 2015. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso, sostenendo che il professionista avesse un'autonoma organizzazione poiché pagava una cooperativa esterna per servizi di ufficio e segreteria. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno stabilito che l'acquisto in outsourcing di servizi minimi di segreteria, condivisi con altri 94 consulenti, non costituisce autonoma organizzazione. Di conseguenza, la sentenza d'appello sfavorevole al contribuente è stata annullata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria del Lazio per un nuovo esame.
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Abuso del diritto: legittimo risparmio o elusione fiscale?
Una società ha conferito un immobile di pregio a un fondo immobiliare, vendendo lo stesso giorno le quote ricevute all'ente previdenziale che possedeva il fondo. L'operazione è avvenuta in regime di non imponibilità IVA. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione ritenendola un caso di abuso del diritto per evitare l'IVA sulla vendita diretta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che i giudici d'appello non hanno valutato correttamente l'intera operazione. La Suprema Corte ha chiarito che l'abuso del diritto non può essere dichiarato senza un'analisi approfondita delle reali ragioni economiche e delle prassi di mercato dell'acquirente, che preferiva detenere quote societarie anziché immobili diretti. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Profilatura dell’investitore: la firma cancella il risarcimento
Un risparmiatore ha citato in giudizio una banca chiedendo il risarcimento dei danni subiti a causa della perdita di valore di due polizze unit linked. La Corte d'Appello ha condannato la banca, ritenendo che i contratti fossero veri e propri investimenti finanziari e che l'istituto non avesse eseguito una corretta profilatura dell'investitore. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della banca. I giudici di legittimità hanno rilevato che la Corte d'Appello ha totalmente ignorato i documenti firmati dal cliente prima della sottoscrizione, nei quali dichiarava un'elevata propensione al rischio e l'obiettivo di massimizzare i rendimenti. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Diritto di recesso nei contratti fuori sede: banca condannata
Un investitore acquista titoli finanziari fuori dai locali della banca tramite una scheda di prenotazione priva dell'indicazione del diritto di recesso. L'investitore chiede la nullità del contratto. La Corte d'Appello dichiara nullo l'investimento, condannando l'emittente straniero alla restituzione delle somme, ma nega la manleva contro la banca intermediaria. La Cassazione chiarisce che il diritto di recesso nei contratti fuori sede deve essere espressamente indicato nei singoli moduli di acquisto e non solo nel contratto quadro. Tuttavia, accoglie il ricorso dell'emittente sulla manleva: l'omissione informativa della banca è la causa diretta della nullità del contratto e del conseguente danno economico dell'emittente. Di conseguenza, la banca intermediaria deve rimborsare l'emittente per le somme restituite all'investitore.
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Dovere di astensione dell’intermediario: la scelta è del cliente
Due risparmiatori citano in giudizio un istituto di credito chiedendo la restituzione di circa quarantamila euro investiti in obbligazioni Lehman Brothers, poi fallite. Gli investitori lamentano la violazione degli obblighi informativi e sostengono che la banca avesse l'obbligo di non eseguire l'operazione poiché ritenuta inadeguata al loro profilo di rischio. La Corte di Cassazione respinge il ricorso degli eredi dei risparmiatori. I giudici chiariscono che, secondo il Regolamento Consob del 2007, non sussiste un dovere di astensione dell'intermediario in assoluto per le operazioni inadeguate, purché il cliente sia stato correttamente profilato e informato dei rischi. L'obbligo di blocco scatta solo se il risparmiatore rifiuta di fornire le informazioni necessarie alla sua profilazione. Di conseguenza, se il cliente è informato e decide comunque di procedere, la scelta finale spetta a lui.
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Termine di contestazione sanzioni: la Consob vince sul ritardo
Un consulente finanziario è stato radiato dall'albo per aver promosso prodotti finanziari non autorizzati e fornito informazioni false. Il professionista ha impugnato la sanzione, sostenendo che l'autorità di vigilanza avesse superato il termine di contestazione sanzioni di 180 giorni. Secondo il ricorrente, il tempo andava calcolato dalla ricezione di un'ordinanza penale. La Corte di Cassazione ha invece rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che il termine decorre solo dal momento in cui l'autorità acquisisce piena e completa consapevolezza dell'illecito, avvenuta in questo caso con la successiva informativa della Guardia di Finanza contenente messaggi ed e-mail decisive. Di conseguenza, la contestazione è stata ritenuta tempestiva e la radiazione legittima.
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Responsabilità degli amministratori: la Cassazione non fa sconti
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione pecuniaria di cinquantaquattromila euro inflitta dalla Consob a un membro del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo di una banca. L'amministratore era accusato di gravi carenze nei controlli interni, tra cui la manipolazione dei profili di rischio dei clienti per vendere azioni proprie e la mancata gestione dei conflitti di interesse. La Suprema Corte ha chiarito che la responsabilità degli amministratori bancari, anche se privi di deleghe specifiche, è particolarmente rigorosa a causa del dovere di agire informati e di vigilare sull'andamento della gestione. Inoltre, la Corte ha stabilito che il principio del favor rei non si applica automaticamente alle sanzioni amministrative e che il termine per contestare l'illecito decorre solo dal momento in cui l'autorità completa l'accertamento dei fatti. L'appello dell'amministratore è stato interamente rigettato.
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Deducibilità dei costi di gestione: la Cassazione frena il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una Società di Gestione del Risparmio la deducibilità dei costi di gestione (property management) sostenuti per alcuni fondi immobiliari, ritenendoli non inerenti all'attività d'impresa. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al fisco. La società ha fatto ricorso in Cassazione, evidenziando che una sentenza definitiva (giudicato esterno) per un anno d'imposta successivo aveva già accertato la piena inerenza e deducibilità di tali spese per gli stessi fondi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudicato esterno su contratti pluriennali ha effetto vincolante anche per le annualità precedenti se i presupposti di fatto e di diritto rimangono identici. Di conseguenza, la Corte ha annullato la decisione precedente e ha riconosciuto in via definitiva la deducibilità dei costi di gestione.
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Nullità del contratto di finanziamento: investitore contro banca
Un investitore ha citato in giudizio una banca chiedendo la nullità dei contratti di investimento e delle relative aperture di credito. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo che la nullità dei finanziamenti fosse stata richiesta solo come conseguenza della nullità del contratto quadro. L'investitore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di aver eccepito l'autonoma nullità del contratto di finanziamento per mancanza di forma scritta e mancata integrazione nel contratto quadro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando che il giudice d'appello ha omesso di pronunciarsi su questa specifica domanda. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Conflitto di interessi in banca: la Cassazione condanna il manager
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione pecuniaria inflitta dall'Autorità di Vigilanza al Responsabile Commerciale di un istituto bancario. Al dirigente era stato contestato di non aver gestito correttamente il conflitto di interessi durante il collocamento di determinati titoli finanziari. La banca aveva infatti un forte interesse economico alla vendita dei titoli per rafforzare i propri requisiti patrimoniali, spingendo la rete di vendita a scoraggiare i disinvestimenti senza informare adeguatamente i clienti. La Suprema Corte ha respinto tutti i motivi di ricorso del funzionario, chiarendo che le sanzioni amministrative in materia finanziaria non hanno natura penale e non beneficiano del principio del favor rei. Inoltre, ha ribadito la responsabilità del dirigente apicale che ha attivamente promosso le vendite a danno della trasparenza verso i risparmiatori.
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Responsabilità dell’intermediario finanziario: se aspetti paghi tu
Un investitore ha citato in giudizio una banca e un promotore finanziario chiedendo il risarcimento dei danni per le perdite subite su un investimento rischioso, lamentando la violazione dei doveri informativi. Nonostante avesse scoperto subito le perdite, l'investitore ha atteso otto anni prima di disinvestire. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la responsabilità dell'intermediario finanziario viene meno se il risparmiatore, una volta presa coscienza del rischio e delle prime perdite, decide autonomamente di non disinvestire subito. Questa consapevolezza interrompe il nesso di causa tra l'omessa informazione iniziale e il danno finale, che diventa quindi imputabile alla scelta imprudente del cliente di attendere troppo tempo.
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Risoluzione ordine di investimento: cedole e doveri della banca
Due investitori convengono in giudizio una banca chiedendo la risoluzione ordine di investimento relativo a obbligazioni ad alto rischio, lamentando la violazione degli obblighi informativi. Il Tribunale accoglie la domanda detraendo le cedole riscosse. La Corte d'Appello condanna la banca alla restituzione dell'intera somma senza detrazioni, ravvisando anche un dovere informativo successivo all'acquisto. La Cassazione accoglie parzialmente il ricorso della banca. I giudici di legittimità chiariscono che, in assenza di impugnazione degli investitori, si era formato il giudicato sulla detrazione delle cedole e sull'assenza di obblighi informativi post-vendita per i contratti di semplice intermediazione. La sentenza viene cassata con rinvio per una nuova valutazione della gravità dell'inadempimento iniziale della banca.
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Dovere di informazione dell’intermediario: banca salva dal crack
Alcuni investitori hanno citato in giudizio una banca chiedendo il risarcimento dei danni per l'acquisto di obbligazioni di una società estera poi fallita. Gli investitori lamentavano la violazione del dovere di informazione dell'intermediario, sia prima che dopo l'acquisto, e l'assenza di un valido contratto quadro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli investitori, confermando che in un semplice contratto di deposito titoli in custodia e amministrazione la banca non ha l'obbligo di monitorare l'andamento dei titoli dopo l'acquisto. Inoltre, la segnalazione di inadeguatezza dell'operazione finanziaria può essere fornita anche verbalmente dall'operatore. Di conseguenza, la banca ha dimostrato di aver adempiuto correttamente ai propri obblighi informativi al momento dell'investimento.
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Responsabilità contrattuale del dipendente: il lavoratore paga
Un dipendente di un istituto di credito ha effettuato operazioni finanziarie speculative non autorizzate sui conti di alcuni clienti, utilizzando moduli in bianco o con firme false. I clienti hanno chiesto il risarcimento alla banca, che ha poi transatto la lite per 700.000 euro. La banca ha quindi esercitato un'azione di regresso chiedendo la condanna del lavoratore a titolo di responsabilità contrattuale del dipendente per 100.000 euro. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna del dipendente, respingendo il suo ricorso. La Corte ha chiarito che l'illecito del lavoratore verso il datore di lavoro costituisce un inadempimento contrattuale soggetto alla prescrizione ordinaria di dieci anni e non a quella quinquennale.
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Doveri di vigilanza del collegio sindacale: obbligo di segnalare
La CONSOB ha sanzionato i membri del collegio sindacale di una società per non aver segnalato un'irregolarità: l'amministratore delegato aveva sottoscritto un prestito obbligazionario senza indicare che un consigliere d'amministrazione era anche amministratore della società emittente. La Corte d'appello aveva annullato la sanzione, ritenendo l'omissione irrilevante a causa di eventi successivi. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della CONSOB, stabilendo che i doveri di vigilanza del collegio sindacale impongono di comunicare immediatamente qualsiasi irregolarità riscontrata. I sindaci non hanno il potere di selezionare quali anomalie segnalare in base alla loro gravità. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Procedimento sanzionatorio Consob: sanzione comunque valida
L'Autorità di Vigilanza ha inflitto una sanzione di centomila euro al Soggetto Sanzionato per manipolazione del mercato. La prima notifica della delibera era priva dell'atto di accertamento. Successivamente, l'Autorità ha effettuato una seconda notifica completa di tutti i documenti, inclusa la valutazione delle difese del sanzionato. La Corte d'Appello ha annullato la sanzione ritenendo il provvedimento privo di motivazione a causa della discrepanza tra le notifiche. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Autorità, stabilendo che la seconda notifica del procedimento sanzionatorio Consob non ha modificato la sanzione, ma ha sanato le precedenti irregolarità trasmettendo l'iter decisionale completo. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Clausola rischio cambio nel leasing: la Cassazione salva la banca
Un'azienda sottoscriveva un contratto di leasing per un immobile industriale con una banca. Il contratto conteneva una clausola rischio cambio che agganciava i canoni al valore dello yen e del franco svizzero. L'utilizzatrice chiedeva la nullità della clausola, ritenendola un derivato finanziario non autorizzato e privo di meritevolezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della banca. I giudici hanno stabilito che la clausola rischio cambio non è un derivato implicito, ma una lecita modalità di finanziamento in valuta estera. Essa supera il vaglio di meritevolezza poiché persegue uno scopo contrattuale valido. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che l'eventuale usura degli interessi moratori non rende gratuiti gli interessi corrispettivi legittimi. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità dell’intermediario finanziario: vince il cliente
Un risparmiatore ha citato in giudizio due istituti bancari chiedendo il risarcimento dei danni per la perdita di oltre 300.000 euro investiti in obbligazioni subordinate estere. La Corte d'Appello aveva rigettato la domanda, presumendo che l'investitore conoscesse i rischi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del risparmiatore, ribadendo che in tema di responsabilità dell'intermediario finanziario spetta alla banca l'onere di provare di aver agito con la specifica diligenza professionale e di aver fornito informazioni adeguate. I giudici di merito hanno erroneamente invertito tale onere e utilizzato presunzioni smentite da prove dirette. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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