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D.Lgs. 504/1992 — Anno 2022

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Altri anni per D.Lgs. 504/1992

Valore venale delle aree edificabili: il Comune si smentisce
Una società proprietaria di un'area destinata a cava ha contestato un avviso di accertamento IMU. Il Comune aveva calcolato l'imposta basandosi su una delibera del Consiglio comunale che fissava il valore venale delle aree edificabili a 54,75 euro al metro quadro. La società sosteneva che una successiva delibera della Giunta comunale avesse ridotto tale valore a 7,82 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che i giudici di merito non possono ignorare la delibera della Giunta solo perché non recepita dal Consiglio. Tale atto, pur non essendo vincolante, costituisce un valido elemento di prova per superare la stima iniziale. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame del valore reale del terreno.
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Area fabbricabile ai fini ICI: si paga senza piano attuativo
Il Comune ha emesso un avviso di accertamento per l'imposta comunale sugli immobili nei confronti di una Società, qualificando un terreno come area fabbricabile ai fini ICI. La Società ha contestato l'atto, sostenendo che il terreno non fosse edificabile perché il Comune aveva adottato solo il Piano Strutturale Comunale (PSC) e non ancora il Piano Operativo Comunale (POC). I giudici di merito hanno accolto il ricorso della Società. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che un terreno deve considerarsi area fabbricabile ai fini ICI non appena viene inserito nello strumento urbanistico generale (PSC), anche in assenza di piani attuativi di dettaglio (POC). L'inserimento aumenta infatti il valore di mercato del suolo, giustificando la tassazione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Edificabilità ai fini ICI: basta il piano generale
Il Comune ha emesso un avviso di accertamento ICI per l'anno 2010 nei confronti di una Società proprietaria di un terreno. Il Comune considerava l'area edificabile in base all'adozione del Piano Strutturale Comunale (PSC). La Società sosteneva invece che il terreno non fosse edificabile fino all'adozione del successivo Piano Operativo Comunale (POC). I giudici di merito hanno dato ragione alla Società. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Comune, stabilendo che l'edificabilità ai fini ICI sussiste dal momento dell'inserimento del terreno nello strumento urbanistico generale (PSC), indipendentemente dall'adozione di piani attuativi (POC). La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Area fabbricabile ai fini fiscali: tasse su terreni bloccati
Un ente religioso ha contestato l'assoggettamento a imposta di un proprio terreno come area fabbricabile ai fini fiscali, sostenendo che la mancata firma di una convenzione con il Comune ne impedisse l'effettiva edificazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che un terreno è considerato area fabbricabile ai fini fiscali non appena viene inserito nel piano regolatore generale del Comune. L'assenza di accordi attuativi o di autorizzazioni regionali non cancella la natura edificabile del suolo, ma può solo influenzarne il valore di mercato e quindi ridurre la base imponibile. Di conseguenza, il terreno deve essere tassato come edificabile, ma con una riduzione del valore calcolata in base alle concrete difficoltà di costruzione.
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Tassazione terreni edificabili: vince il Comune sul piano sospeso
Il Contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento emessi dal Comune per il pagamento dell'ICI su due fabbricati e un terreno. La controversia riguarda la tassazione terreni edificabili: secondo il cittadino, il terreno non poteva essere considerato edificabile poiché il nuovo piano urbanistico comunale non era ancora operativo ed erano attive misure di salvaguardia. Inoltre, contestava la legittimità di un secondo avviso emesso in autotutela che riduceva l'importo originario. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi del Contribuente. I giudici hanno stabilito che un'area è edificabile ai fini fiscali non appena il Comune adotta lo strumento urbanistico generale, a prescindere dall'approvazione regionale. Inoltre, la riduzione in autotutela dell'imposta non costituisce un nuovo atto e non richiede particolari formalità o nuove scadenze.
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Aree fabbricabili ICI: tasse dovute anche senza convenzione
Una congregazione religiosa ha impugnato l'avviso di accertamento ICI emesso da un Comune, sostenendo che un proprio terreno non potesse considerarsi edificabile a causa della mancata stipula della convenzione urbanistica attuativa, imputabile ai ritardi dell'ente locale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso principale del contribuente e accolto quello incidentale del Comune sulle sanzioni. La Suprema Corte ha ribadito che per la qualificazione di aree fabbricabili ICI è sufficiente l'adozione dello strumento urbanistico generale, a prescindere dall'approvazione di piani attuativi o dal comportamento del Comune. Inoltre, ha escluso l'incertezza normativa oggettiva, confermando l'applicazione delle sanzioni poiché il contribuente conosceva la natura edificatoria dell'area, avendone promosso lo sviluppo. Il Comune vince la causa e il contribuente deve pagare l'imposta ricalcolata e le sanzioni.
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Area fabbricabile ai fini ICI: cantiere fermo ma la tassa si paga
Un Ente Religioso ha contestato l'assoggettamento a tassazione di un proprio terreno come area fabbricabile ai fini ICI, evidenziando che la mancata firma della convenzione attuativa con il Comune impediva l'edificazione concreta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che un terreno è considerato area fabbricabile ai fini ICI non appena il Comune adotta il piano regolatore generale, a prescindere dall'approvazione di successivi strumenti attuativi. Tuttavia, l'assenza di tali strumenti incide sul valore di mercato del bene, riducendone la base imponibile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la riduzione del valore del terreno operata dai giudici di merito, respingendo anche il ricorso del Comune e compensando le spese legali.
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Accertamento IMU aree edificabili: vince il valore più basso
Una società estrattiva ha impugnato un avviso di accertamento IMU aree edificabili relativo ad alcune cave. Il Comune aveva calcolato l'imposta basandosi su una delibera del Consiglio comunale che stimava il valore del terreno a 54,75 euro al metro quadro. La società sosteneva che una successiva delibera della Giunta comunale avesse ridotto tale valore a 7,82 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo che i giudici di merito avrebbero dovuto considerare la delibera della Giunta come elemento di prova (presunzione semplice) per superare la stima iniziale, anche se tale atto non era stato formalmente recepito dal Consiglio. Sono state invece confermate le sanzioni, escludendo l'incertezza normativa. La causa è stata rinviata per un nuovo esame del valore del terreno.
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