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D.Lgs. 297/1994

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Progressione stipendiale docenti: sì all’anzianità
Una docente con contratti a tempo determinato ha citato in giudizio un'amministrazione regionale per ottenere il riconoscimento della progressione stipendiale legata all'anzianità di servizio, al pari dei colleghi di ruolo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'amministrazione, confermando il diritto della docente. Secondo la Corte, né la mancanza del titolo di abilitazione né la natura frammentaria del servizio giustificano una disparità di trattamento economico, in virtù del principio di non discriminazione sancito dalla direttiva europea 1999/70/CE.
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Carta Docente precari: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29961/2023, ha stabilito che la Carta Docente, il bonus di 500 euro per l'aggiornamento professionale, spetta anche ai docenti precari. Il caso riguardava un insegnante con contratti a tempo determinato che si era visto negare il beneficio. La Corte ha applicato il principio di non discriminazione previsto dalla normativa europea (Direttiva 1999/70/CE), disapplicando la legge nazionale che limitava il bonus ai soli docenti di ruolo. La sentenza chiarisce che hanno diritto alla Carta i docenti con supplenze annuali (fino al 31/08) o fino al termine delle attività didattiche (fino al 30/06). Viene inoltre definita la natura dell'obbligazione come 'pagamento a scopo vincolato' e si stabilisce un termine di prescrizione di cinque anni per l'azione di adempimento e di dieci anni per l'azione risarcitoria.
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Diploma magistrale GAE: Cassazione nega l’inserimento
La Cassazione ha respinto il ricorso di una docente con diploma magistrale che chiedeva l'inserimento nelle GAE. La Corte ha confermato che il solo possesso del titolo, conseguito entro il 2001/2002, non è sufficiente per accedere alle graduatorie ad esaurimento, chiuse a nuovi inserimenti dalla legge 296/2006, allineandosi ai principi del Consiglio di Stato.
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Diploma magistrale: no all’inserimento nelle GAE
Una docente con diploma magistrale ha richiesto l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE), vedendo il suo ricorso respinto in primo e secondo grado. La Corte di Cassazione ha rigettato l'appello finale, stabilendo che, sebbene il diploma magistrale sia un titolo abilitante, non è di per sé sufficiente per l'iscrizione nelle GAE. La Corte ha sottolineato che la legge del 2006 ha 'chiuso' tali graduatorie a nuove categorie, salvaguardando solo le posizioni di coloro che già possedevano i requisiti per le precedenti graduatorie permanenti.
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Diploma Magistrale GAE: Cassazione nega l’inserimento
La Corte di Cassazione, con ordinanza 7515/2023, ha stabilito che il possesso del diploma magistrale conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002 non è titolo sufficiente per l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). Accogliendo il ricorso del Ministero dell'Istruzione, la Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello, specificando che il diploma, sebbene abilitante, non conferiva il diritto di accesso alle graduatorie permanenti, trasformate poi in GAE. La decisione si allinea con i principi già espressi dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, negando il diritto all'inserimento nelle liste per le assunzioni a tempo indeterminato.
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Diploma magistrale GAE: Cassazione nega l’inserimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7507/2023, ha rigettato il ricorso di un'insegnante in possesso di diploma magistrale che chiedeva l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). La Corte ha confermato che il solo possesso del diploma, sebbene sia un titolo abilitante, non costituisce requisito sufficiente per l'accesso alle GAE, in quanto queste sono state normativamente chiuse a nuovi inserimenti. La decisione si allinea a un orientamento giurisprudenziale consolidato, sia della Cassazione che del Consiglio di Stato.
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Mancato superamento prova: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una docente licenziata per mancato superamento del periodo di prova. La Corte ha stabilito che un mero errore terminologico nell'atto di recesso e la sua comunicazione via email semplice non sono sufficienti a invalidare il licenziamento. Inoltre, ha ribadito che l'onere di provare una finalità discriminatoria grava interamente sul lavoratore, anche in assenza di poteri istruttori attivati d'ufficio dal giudice.
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Diploma magistrale GAE: Cassazione nega l’inserimento
Una docente con diploma magistrale ha richiesto l'inserimento nelle graduatorie ad esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il solo possesso del diploma magistrale GAE non è titolo sufficiente per accedere a tali graduatorie, chiuse a nuovi inserimenti dalla legge n. 296/2006.
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Inserimento GAE diploma magistrale: la Cassazione nega
Una docente in possesso di diploma magistrale, conseguito prima dell'anno scolastico 2001/2002, ha richiesto di essere inserita nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il solo possesso del titolo, sebbene abilitante, non è un requisito sufficiente per l'inserimento GAE diploma magistrale, poiché tali graduatorie sono state chiuse a nuovi ingressi dalla legge n. 296/2006. La finalità della norma era quella di stabilizzare il personale precario già presente nel sistema, non di ampliarlo.
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Diploma Magistrale GAE: no a nuovi inserimenti
Un gruppo di insegnanti con diploma magistrale ha richiesto l'inserimento nelle Graduatorie ad Esaurimento (GAE). La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando il suo orientamento consolidato. La Corte ha statuito che il possesso del solo diploma magistrale GAE, sebbene conseguito entro l'anno scolastico 2001/2002, non costituisce titolo sufficiente per l'inclusione in tali graduatorie, in quanto la legge le ha trasformate in elenchi chiusi, e la relativa clausola di salvaguardia si applicava unicamente a chi già possedeva i requisiti per le previgenti graduatorie permanenti.
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Procedimento disciplinare scuola: nullità per incompetenza
Una docente, sanzionata con la censura dal Dirigente Scolastico per aver disatteso una disposizione di servizio, ha ottenuto l'annullamento della sanzione. La Corte di Appello ha dichiarato la nullità del procedimento disciplinare scuola in quanto avviato da un'autorità incompetente. La competenza si determina sulla base della sanzione massima astrattamente prevista per i fatti contestati, che in questo caso superava i poteri del Dirigente, rendendo l'intero atto nullo.
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Servizio scuole paritarie: non vale per la mobilità
Una docente ha richiesto il riconoscimento del suo servizio pre-ruolo svolto in una scuola paritaria ai fini della graduatoria di mobilità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il "servizio scuole paritarie" non è equiparabile a quello svolto nelle scuole statali. La decisione si fonda sulla diversa natura giuridica del rapporto di lavoro (privato contro pubblico) e sull'assenza di una norma specifica che ne estenda la validità ai fini della carriera e della mobilità nel settore pubblico.
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Ricostruzione carriera docenti: sì al servizio pre-ruolo
Un docente, dopo anni di precariato, ottiene l'assunzione a tempo indeterminato ma l'amministrazione riconosce solo parzialmente il servizio passato ai fini stipendiali. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di tale pratica, stabilendo che la normativa nazionale (Art. 485 D.Lgs. 297/94) viola il diritto dell'Unione Europea. La Corte ha ordinato il pieno riconoscimento del servizio nella ricostruzione carriera docenti, garantendo la parità di trattamento.
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Servizio pre-ruolo: non vale nelle scuole paritarie
La Corte di Cassazione ha stabilito che il servizio pre-ruolo prestato da un docente presso scuole paritarie non può essere riconosciuto ai fini della mobilità e della ricostruzione di carriera nella scuola statale. La Corte ha rigettato il ricorso di una docente che chiedeva il trasferimento, sottolineando la non omogeneità dello status giuridico ed economico tra personale della scuola statale e paritaria. È stata inoltre confermata la legittimità delle complesse procedure di mobilità introdotte dalla L. 107/2015.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione non riesamina
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile presentato da un dipendente pubblico contro il Ministero dell'Istruzione. Il ricorrente contestava un trasferimento e denunciava condotte di mobbing, ma il suo appello è stato giudicato una generica richiesta di riesame dei fatti, non consentita in sede di legittimità, anziché una critica basata su vizi di legge. La Suprema Corte ha ribadito che il suo ruolo non è quello di un terzo grado di giudizio sul merito della vicenda.
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Mobilità dirigenti scolastici: no al reintegro
Una dirigente scolastica contesta il suo trasferimento, motivato da esigenze di servizio e buon andamento dell'amministrazione a seguito di un'ispezione che ha rivelato un clima lavorativo problematico. Il Tribunale ha respinto il reclamo, stabilendo che la decisione sulla mobilità dirigenti scolastici rientra nel potere discrezionale dell'amministrazione ed è giustificata dalla necessità di tutelare il benessere dell'istituto, prevalendo sul principio generale di conferma dell'incarico.
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Servizio scuola paritaria: non vale per la mobilità
Un docente chiedeva il riconoscimento del servizio scuola paritaria ai fini della graduatoria di mobilità. La Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che, senza una norma specifica, il servizio in scuole paritarie non è equiparabile a quello prestato nelle scuole statali per tali fini, né si applica il principio di non discriminazione UE.
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Servizio scuola paritaria: non vale per la mobilità
Una docente chiedeva il riconoscimento del servizio scuola paritaria ai fini del punteggio per la mobilità. Mentre i tribunali di merito le avevano dato ragione, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. Ha stabilito che, in assenza di una specifica norma di legge, il servizio prestato nelle scuole paritarie non può essere equiparato a quello svolto nelle scuole statali ai fini delle procedure di mobilità, ritenendo legittima la clausola del contratto collettivo che ne esclude la valutazione.
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Somministrazione a termine PA: Danno senza 36 mesi
La Corte di Cassazione stabilisce che l'abuso della somministrazione a termine PA si configura con la sola violazione dei requisiti di temporaneità, dando diritto al risarcimento del danno anche se non si superano i 36 mesi di contratto. La Corte d'Appello aveva erroneamente negato il risarcimento basandosi solo sulla durata. La Cassazione cassa la sentenza e rinvia, affermando che la mancanza di cause eccezionali è sufficiente a provare l'illecito.
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Riconoscimento servizio pre-ruolo: limiti e condizioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una docente che chiedeva il pieno riconoscimento del servizio pre-ruolo ai fini dell'anzianità. La Corte ha stabilito che non sussiste discriminazione quando il calcolo applicato, seppur forfettario, risulta di fatto più vantaggioso per il lavoratore rispetto a quello che spetterebbe con un conteggio integrale del servizio. Il caso verteva sul confronto tra l'anzianità effettivamente maturata e quella riconosciuta dall'amministrazione, con la Corte d'Appello che aveva già accertato l'assenza di qualsiasi svantaggio per la docente.
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