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D.Lgs. 285/1992 — Sezione Lavoro Civile

Altri anni per D.Lgs. 285/1992

Autista non usa il tachigrafo: sì al licenziamento per giusta causa
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa di un autista di autobus che per tre mesi non aveva inserito la propria carta nel tachigrafo digitale. Secondo i giudici, tale comportamento non è una semplice infrazione amministrativa, ma una grave violazione delle norme sulla sicurezza del trasporto che mette a rischio l'incolumità pubblica. Questa condotta ha irrimediabilmente compromesso il rapporto di fiducia con l'azienda, rendendo legittima la massima sanzione espulsiva. La Corte ha ritenuto la sanzione proporzionata alla gravità e alla durata della violazione, respingendo il ricorso del lavoratore.
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Licenziamento giusta causa: contestazione modificata
Un supervisore è stato licenziato per giusta causa per aver omesso di sanzionare lavori non autorizzati. L'impugnazione si basava su una lieve modifica della descrizione dei fatti tra la lettera di contestazione e quella di licenziamento. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che modifiche marginali che non ledono il diritto di difesa non invalidano il licenziamento per giusta causa, confermando l'utilizzo di prove penali nel giudizio civile.
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Licenziamento disciplinare: se il fatto non è illecito
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento di un licenziamento disciplinare inflitto a un lavoratore accusato di aver usato un veicolo con targa contraffatta e di aver abbandonato il posto di lavoro. I giudici hanno stabilito che, essendo stata provata la totale inconsapevolezza del dipendente riguardo alla targa e l'insussistenza dell'abbandono, i fatti contestati erano privi del carattere di illiceità disciplinare. Di conseguenza, è stata correttamente applicata la tutela reintegratoria, equiparando la mancanza di illiceità alla non esistenza del fatto stesso.
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Sanzioni autotrasporto: competenza dell’Ispettorato
Un'azienda di autotrasporto ha impugnato delle sanzioni per la violazione dei tempi di guida e riposo. La Corte di Cassazione, pur confermando la competenza dell'Ispettorato del Lavoro in materia di sanzioni autotrasporto, ha annullato la sentenza del tribunale. La decisione è stata cassata per un grave vizio di motivazione, in quanto il giudice di secondo grado non aveva fornito alcuna risposta alle specifiche contestazioni sollevate dall'azienda riguardo al calcolo delle violazioni e all'importo della multa. Il caso è stato rinviato a un altro giudice per un nuovo esame.
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Sanzioni ispettorato lavoro: competenza su tempi guida
La Corte di Cassazione conferma la legittimità delle sanzioni dell'ispettorato del lavoro per la violazione dei tempi di guida e riposo degli autotrasportatori. Confermato che la competenza non è esclusiva degli organi di polizia stradale, ma si estende agli ispettori del lavoro in virtù della duplice finalità della norma: sicurezza stradale e tutela del lavoratore. La Corte ha rigettato il ricorso di un'azienda di trasporti, consolidando un orientamento giurisprudenziale costante.
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