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D.Lgs. 104/2010

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Project financing giurisdizione: chi decide sui contratti
Un'ordinanza della Cassazione sul tema della project financing giurisdizione stabilisce che le controversie per inadempimento del contratto stipulato a valle dell'aggiudicazione, inclusa la richiesta di risoluzione e risarcimento, rientrano nella competenza del giudice ordinario e non di quello amministrativo. Il caso riguardava la riqualificazione di un'area comunale.
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Giurisdizione manleva: il Giudice Ordinario decide
Una società di fornitura idrica, citata in giudizio da utenti per la non potabilità dell'acqua, ha richiesto di essere tenuta indenne dalla Regione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di indennizzo (manleva) rientra nella giurisdizione del giudice ordinario e non di quello amministrativo, poiché è strettamente connessa alla causa principale di natura contrattuale. Questa decisione chiarisce la competenza in materia di giurisdizione manleva nei rapporti tra gestori di servizi e enti pubblici.
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Manleva ente pubblico: giurisdizione del giudice ordinario
Un consumatore ha citato in giudizio una società idrica per la fornitura di acqua non potabile. La società, a sua volta, ha chiamato in causa un ente regionale, chiedendo una manleva. La Corte di Cassazione ha stabilito che la giurisdizione spetta al giudice ordinario sia per la controversia principale (consumatore vs. società) sia per la domanda di manleva ente pubblico (società vs. ente regionale), poiché quest'ultima è strettamente connessa all'inadempimento contrattuale oggetto della causa principale.
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Giurisdizione definanziamento: a chi spetta decidere?
Le Sezioni Unite della Cassazione stabiliscono che la controversia su un provvedimento di definanziamento, adottato dalla P.A. in autotutela per vizi di legittimità originari dell'atto di concessione, rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo. In questi casi, la posizione del beneficiario regredisce da diritto soggettivo a interesse legittimo, poiché l'amministrazione esercita un potere autoritativo di riesame del proprio operato. La decisione chiarisce il riparto di giurisdizione in materia di revoca di sovvenzioni pubbliche.
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Lesione dell’affidamento: la giurisdizione è civile
Un'impresa edile e un ente religioso, dopo aver visto revocato un permesso di costruire, hanno richiesto un risarcimento danni per lesione dell'affidamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza a decidere su tale richiesta spetta al giudice ordinario e non a quello amministrativo, poiché la controversia non riguarda l'esercizio del potere pubblico, ma il comportamento della Pubblica Amministrazione che ha violato i principi di correttezza e buona fede.
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Nullità parziale contratto: l’effetto sul privato
La Corte di Cassazione chiarisce che l'annullamento di un provvedimento amministrativo che esclude determinate prestazioni da una convenzione sanitaria determina la nullità parziale del contratto stipulato tra ASL e struttura privata. Il privato può agire direttamente in sede civile per l'accertamento della nullità e il conseguente pagamento, senza dover esperire un giudizio di ottemperanza. La firma del contratto con 'riserva' da parte del privato è stata ritenuta sufficiente a manifestare il dissenso sulle clausole invalide.
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Legittimazione passiva ASL: chi paga le strutture?
Un laboratorio di analisi ha citato in giudizio un'ASL per ottenere il pagamento integrale di prestazioni sanitarie. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11720/2024, ha stabilito che l'ASL non era il soggetto corretto da citare in giudizio, accogliendo il motivo sulla carenza di legittimazione passiva. La Corte ha chiarito che, sulla base della normativa regionale specifica, l'obbligo di pagamento ricadeva su un'altra azienda sanitaria. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame della causa.
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Equa Riparazione: perenzione e durata del processo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9803/2024, ha stabilito che l'equa riparazione per l'irragionevole durata di un processo spetta per l'intera sua estensione, anche qualora il giudizio venga dichiarato estinto per perenzione. La Cassazione ha cassato la decisione della Corte d'Appello che aveva escluso dal calcolo il periodo successivo all'entrata in vigore del codice del processo amministrativo, riaffermando che la perenzione non cancella il diritto al risarcimento per il ritardo già accumulato.
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TOSAP e CCNR: cumulabilità e detrazione secondo la Cassazione
Una società di distribuzione energetica ha contestato una richiesta di pagamento del Canone Concessorio Non Ricognitorio (CCNR) da parte di un ente locale, sostenendo di aver già versato la Tassa per l'Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche (TOSAP) e che questa costituisse un limite massimo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, basandosi su un precedente giudicato tra le stesse parti. La Corte ha stabilito che TOSAP e CCNR sono cumulabili, ma l'importo versato per la TOSAP deve essere detratto da quello, maggiore, dovuto per il CCNR, pagando solo la differenza.
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Impugnazione incidentale: Cassazione su appello a catena
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, interviene su un'importante questione di procedura civile riguardante l'impugnazione incidentale. Il caso nasce dalla condanna in solido di tre amministratori per danno societario. A seguito dell'appello principale di uno e dell'appello incidentale di un secondo, il terzo amministratore proponeva un'ulteriore impugnazione incidentale tardiva. La Corte, pur dichiarando estinto il giudizio per rinuncia, ha enunciato nell'interesse della legge il principio secondo cui l'interesse a proporre un'impugnazione incidentale può sorgere anche da un'altra impugnazione incidentale, ammettendo di fatto gli appelli "a catena" per garantire l'uniformità della decisione tra coobbligati solidali.
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Eccesso di potere: Cassazione fissa i limiti del giudice
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'impresa edile avverso una decisione del Consiglio di Stato in materia di appalti pubblici. L'impresa lamentava un eccesso di potere giurisdizionale, sostenendo che il giudice amministrativo avesse invaso la sfera di discrezionalità della pubblica amministrazione. La Corte ha ribadito che il ricorso per motivi di giurisdizione è ammissibile solo in caso di difetto assoluto di potere del giudice, e non per presunti errori nell'applicazione della legge. La decisione del Consiglio di Stato, che ordinava una nuova valutazione dell'offerta dell'impresa ricorrente ma confermava quella della concorrente, è stata ritenuta un legittimo esercizio di controllo di legittimità, non un'invasione del merito amministrativo.
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Eccesso di potere giurisdizionale: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha dichiarato inammissibile un ricorso per eccesso di potere giurisdizionale. Il caso riguardava una procedura di project financing per un'infrastruttura strategica, in cui il promotore aveva esercitato il diritto di prelazione. Il Consiglio di Stato aveva annullato l'aggiudicazione, interpretando restrittivamente la nozione di 'medesime condizioni'. La Cassazione ha stabilito che l'attività interpretativa del giudice amministrativo, anche se discutibile, non costituisce eccesso di potere giurisdizionale, in quanto non invade la sfera legislativa creando nuovo diritto, ma rientra nella sua funzione propria. L'appello era inoltre inammissibile per la formazione di un giudicato implicito sulla giurisdizione.
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Ristoro ambientale: a chi spetta il pagamento?
Un comune ha citato in giudizio l'Amministrazione Statale, successore di un Commissario di Governo, per ottenere il pagamento del ristoro ambientale dovuto per la presenza di un impianto di trattamento rifiuti sul proprio territorio. L'Amministrazione sosteneva il difetto di giurisdizione del giudice ordinario e la responsabilità delle società di gestione private. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la giurisdizione del giudice ordinario, poiché la pretesa ha natura patrimoniale e riguarda un diritto soggettivo predeterminato dalla legge. Ha inoltre affermato la piena responsabilità dello Stato, in quanto la normativa emergenziale aveva accentrato in capo al Commissario l'obbligo di corrispondere tali somme, indipendentemente dai rapporti interni con i gestori.
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Prestazioni sanitarie: onere della prova e interessi
Una società finanziaria ha agito in giudizio contro un'Azienda Sanitaria Locale per il mancato pagamento di prestazioni sanitarie erogate da una clinica privata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ASL, confermando la giurisdizione del giudice ordinario. La Corte ha stabilito che l'onere di provare il superamento dei tetti di spesa grava sull'ASL e che ai contratti per prestazioni sanitarie si applicano gli interessi di mora previsti per le transazioni commerciali dal D.Lgs. 231/2002.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti al ricorso
Le Sezioni Unite chiariscono i confini dell'eccesso di potere giurisdizionale. Il ricorso dell'Agenzia governativa per i giochi contro una decisione del Consiglio di Stato, che aveva annullato la cancellazione di un operatore di scommesse, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha stabilito che l'interpretazione normativa del giudice amministrativo, anche se discutibile, non sconfina nella sfera del legislatore e non costituisce un vizio di giurisdizione, ma al massimo un error in iudicando, non sindacabile in questa sede.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti Cassazione
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso di una compagnia telefonica contro una sanzione antitrust confermata dal Consiglio di Stato. La sentenza ribadisce che un'errata interpretazione del diritto, anche europeo, non costituisce eccesso di potere giurisdizionale, unico motivo per cui la Cassazione può rivedere le decisioni della giustizia amministrativa, consolidando così la netta separazione tra le giurisdizioni.
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Calcolo reddito graduatoria: esclusa l’indennità
La Corte di Cassazione ha stabilito che, ai fini del calcolo del reddito per una graduatoria di selezione pubblica, l'indennità di disoccupazione percepita in un anno ma riferita a periodi precedenti deve essere esclusa. Tale somma, essendo soggetta a tassazione separata per evitare un'iniqua applicazione della progressività fiscale, non può essere cumulata con il reddito ordinario dell'anno di percezione. La Corte ha quindi rigettato il ricorso di un candidato che contestava la posizione di un altro concorrente, basando la sua decisione proprio su questo principio fiscale e sull'irrilevanza del criterio reddituale nel caso specifico, dato che la graduatoria era stata decisa da un diverso parametro (l'anzianità di iscrizione).
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Giurisdizione aiuti agricoli: chi decide?
Una società cooperativa agricola ha citato in giudizio un ente governativo per il mancato pagamento di aiuti comunitari legati a contratti di ammasso di vino. Il cuore della controversia riguarda la giurisdizione: spetta al giudice ordinario o a quello amministrativo decidere? La Corte di Cassazione, vista l'assenza di precedenti specifici, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rimettere la questione sulla giurisdizione aiuti agricoli alle Sezioni Unite, che dovranno stabilire la natura dell'attività di controllo dell'ente erogatore.
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Giurisdizione revoca amministratore: la parola al civile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4413/2024, ha stabilito che la controversia sulla revoca di un amministratore di una società 'in house' a totale partecipazione pubblica rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. L'ente pubblico, in questi casi, non agisce con poteri autoritativi (iure imperii), ma come socio (uti socius), esercitando facoltà previste dal diritto societario. La decisione di revoca è un atto 'a valle' della scelta di operare tramite uno strumento privatistico, e pertanto è soggetta alle norme del codice civile. La corretta giurisdizione per la revoca di un amministratore è quindi quella civile.
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Canone aggiuntivo concessione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4371/2024, ha respinto il ricorso di una società energetica in merito al pagamento del canone aggiuntivo per una concessione idroelettrica scaduta. La Corte ha stabilito che le esenzioni parziali previste nella concessione originaria non si estendono al periodo di prosecuzione temporanea. Inoltre, ha confermato la legittimità del criterio di calcolo provvisorio adottato dall'ente regionale, basato su un parametro oggettivo, ritenendolo non irragionevole né sproporzionato, anche a fronte di diverse conclusioni di una perizia tecnica. La decisione riafferma i limiti del sindacato del giudice amministrativo, che deve verificare la legittimità e ragionevolezza dell'atto senza sostituirsi alle scelte discrezionali della Pubblica Amministrazione.
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