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D.L. 34/2020

Sequestro preventivo crediti d’imposta: stop alla banca ignara
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro preventivo crediti d'imposta fittizi, derivanti da bonus edilizi per lavori mai eseguiti, anche se tali crediti sono stati acquistati da un istituto bancario terzo ed estraneo alla frode. La banca acquirente contestava il blocco cautelare nel proprio cassetto fiscale, invocando la propria buona fede e la mancanza del pericolo di aggravamento del reato. I giudici hanno respinto il ricorso della banca, stabilendo che il sequestro impeditivo colpisce la cosa collegata all'illecito a prescindere dallo stato soggettivo del titolare attuale. Consentire la compensazione fiscale comporterebbe un danno economico immediato per lo Stato, realizzando proprio l'evento dannoso che la misura penale intende evitare.
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Truffa per erogazioni pubbliche: rinuncia e conferma del sequestro
Tre indagati subiscono il sequestro preventivo di beni finalizzato alla confisca diretta e per equivalente per una presunta truffa per erogazioni pubbliche legata alla gestione di crediti d'imposta per il Superbonus edilizio. La difesa impugna l'ordinanza del Tribunale del riesame contestando la sussistenza della frode, la falsità delle fatture e la corretta qualificazione dei ruoli societari. Tuttavia, prima della discussione davanti ai giudici di legittimità, gli indagati presentano formalmente la rinuncia personale all'impugnazione. La Corte di Cassazione dichiara quindi inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti alle spese processuali e al versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Spese Superbonus: l’impugnazione delibera assembleare è respinta
Una condomina contestava diverse delibere che approvavano incarichi professionali e preventivi a un architetto per studi di fattibilità sul Superbonus 110%. La condomina lamentava la violazione del diritto di informazione e l'eccesso di potere per la mancata garanzia di detraibilità fiscale dei compensi. I giudici hanno respinto l'impugnazione delibera assembleare. La Corte d'Appello ha ribadito che il giudice non può valutare la convenienza economica o l'opportunità delle scelte della maggioranza, ma solo la loro legittimità. I condomini sono liberi di deliberare spese preliminari assumendosi il rischio di non accedere ai bonus. Inoltre, l'amministratore aveva adeguatamente informato la proprietaria tramite precedenti riunioni e l'invio tempestivo della documentazione essenziale. La condomina ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese di lite.
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Determinazione compenso appalto: onere della prova
La Corte d'Appello di Venezia ha confermato che, in caso di mancato accordo scritto, la determinazione compenso appalto spetta al giudice secondo equità. L'impresa appaltatrice non è riuscita a dimostrare la congruità dei prezzi richiesti, rendendo legittimo il riferimento del giudice ai prezziari regionali, specialmente in un contesto di lavori legati a bonus fiscali che richiedono asseverazioni ufficiali.
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Compenso professionale: prova dell’incarico e debito
La Corte d'Appello di Venezia ha riformato una sentenza di primo grado che condannava un'impresa edile a pagare il compenso professionale a un geometra. La Corte ha stabilito che non vi era prova che l'impresa avesse conferito l'incarico, poiché il rapporto professionale era originariamente sorto con il Condominio e il meccanismo dello sconto in fattura non trasferisce automaticamente il debito all'appaltatore senza un accordo espresso.
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Confisca per equivalente: annullata senza profitto provato
Una persona fisica concorda la pena per aver concorso nell'emissione di fatture false legate a crediti fiscali fittizi. Il giudice applica il patteggiamento ma dispone anche la confisca per equivalente dei suoi beni personali per oltre centotrentamila euro. La difesa contesta il sequestro sostenendo l'assenza di un arricchimento individuale effettivo e la priorità del recupero verso la società beneficiaria. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla il provvedimento ablatorio con rinvio. I giudici stabiliscono che la misura di valore richiede la prova precisa del guadagno reale ottenuto dal singolo concorrente, escludendo automatismi sanzionatori solidali e imponendo la verifica preliminare del patrimonio societario.
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Truffa aggravata per il Superbonus: legittimo il sequestro
La Corte di Cassazione conferma il decreto di sequestro preventivo emesso contro una società e i suoi gestori per oltre un milione di euro. La contestazione riguarda la truffa aggravata per il Superbonus, unita all'emissione di fatture per operazioni inesistenti. Gli indagati generavano crediti d'imposta fittizi attraverso false asseverazioni e fatturazioni anticipate, monetizzando subito i benefici tramite cessioni a terzi a fronte di lavori parziali, mai eseguiti o del tutto inconsistenti. La difesa sosteneva che il reato fiscale assorbisse la frode statale e che la cessione potesse precedere i lavori. I giudici hanno respinto ogni tesi: la creazione e monetizzazione del credito fittizio perfeziona autonomamente la truffa e punisce anche l'amministratore formale di diritto, legittimando il blocco totale dei capitali.
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Buoni fruttiferi postali: niente risarcimento dopo la prescrizione
Due risparmiatori hanno citato l'ente postale per ottenere il rimborso di vari buoni fruttiferi postali o, in subordine, il risarcimento del danno per mancata consegna del foglio informativo analitico. L'intermediario ha eccepito l'intervenuta prescrizione dei titoli. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente emittente. I giudici hanno stabilito che la proroga emergenziale della riscossione legata alla pandemia da Covid-19 non ha operato per l'intera durata dello stato di emergenza, ma si è fermata alla finestra stabilita dall'art. 11 d.l. n. 52/2021. Inoltre, la mancata consegna del foglio informativo non genera diritto al risarcimento, poiché la durata e le condizioni dei titoli sono fissate in Gazzetta Ufficiale e il cliente deve informarsi secondo il principio di autoresponsabilità.
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Accise: Indennità di Mora Risarcitoria, non Sostitutiva delle Sanzioni
La Corte di Cassazione ha affrontato la questione della Cumulabilità sanzioni accise e dell'indennità di mora per ritardato pagamento. Un Rappresentante Fiscale aveva ricevuto un avviso di pagamento per accise su birra importata, con indennità di mora e interessi. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato le sanzioni, ritenendo il ritardo dovuto alla tardiva ricezione dei documenti e all'assenza di dolo o colpa grave. La Cassazione ha ribadito che l'indennità di mora ha natura risarcitoria e non sanzionatoria, rendendola cumulabile con la sanzione per ritardato pagamento. Ha chiarito che per l'applicazione delle sanzioni è sufficiente la colpa del contribuente, e l'onere di provare l'assenza di colpa spetta al contribuente. La sentenza della Commissione Tributaria Regionale è stata cassata e rinviata per una nuova decisione.
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Decreto di espulsione: nullo se il giudice copia la Prefettura
Un cittadino straniero ha impugnato dinanzi al Giudice di Pace il decreto di espulsione e il conseguente ordine di allontanamento emessi dalle autorità territoriali a seguito del rigetto della sua domanda di emersione dal lavoro irregolare. Il Giudice di Pace ha respinto il ricorso confermando il provvedimento senza svolgere una valutazione autonoma, ma limitandosi a copiare e fare proprie le difese scritte dell'amministrazione. Lo straniero ha quindi proposto ricorso per Cassazione contestando la nullità della decisione per totale assenza di motivazione critica. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la semplice adesione acritica alle memorie della Prefettura rende la sentenza nulla per motivazione meramente apparente, e ha rinviato la causa a un nuovo magistrato per una corretta disamina.
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Colloqui in Carcere: Videochiamata Legittima anche per 41-bis
Un detenuto sottoposto al regime speciale (Art. 41-bis) ha chiesto di poter effettuare colloqui in carcere con i familiari tramite videochiamata durante l'emergenza Covid-19. Il Magistrato di Sorveglianza ha accolto la richiesta, e il Tribunale di Sorveglianza ha confermato. Il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso, sostenendo che la normativa emergenziale consentisse solo colloqui telefonici per i detenuti in regime speciale e che il Tribunale avesse invaso le competenze delle forze dell'ordine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'uso della videochiamata per i colloqui in carcere è legittimo quando i colloqui in presenza sono impossibili o molto difficili, anche per i detenuti in regime speciale. La Corte ha anche confermato la legittimità del supporto logistico per i familiari.
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Sospensione del procedimento penale e sanatoria per stranieri
Un cittadino straniero subiva una condanna per non aver rispettato l'ordine di allontanamento del Questore. Il difensore aveva chiesto la sospensione del procedimento penale provando l'avvenuta richiesta di emersione e sanatoria del lavoro subordinato. Il giudice di merito respingeva la richiesta ritenendo la domanda tardiva rispetto alla scadenza dell'ordine di espulsione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'imputato e chiarisce un principio fondamentale. La legge impone l'obbligo di disporre la sospensione del procedimento penale durante l'esame dell'istanza di regolarizzazione, a prescindere dal tempo trascorso tra l'ordine questorile e la richiesta amministrativa. La Corte annulla la condanna e rinvia la causa per un nuovo giudizio.
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Videocolloqui detenuti 41-bis tra rigore carcerario e diritti
Un detenuto sottoposto al regime speciale del carcere duro chiedeva di svolgere i colloqui mensili con i familiari tramite videochiamata durante la fase pandemica. Il Tribunale di Sorveglianza accoglieva la richiesta per tutelare i legami familiari. Il Ministero della Giustizia ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'inapplicabilità generale di tale modalità e la sufficienza dei colloqui in presenza con vetro divisorio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso ministeriale. I giudici di legittimità hanno chiarito che i videocolloqui detenuti 41-bis rappresentano una misura eccezionale. Il superamento del blocco degli spostamenti e l'introduzione di deroghe normative per le visite in presenza rendono necessaria una nuova valutazione del singolo caso.
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Sequestro preventivo crediti d’imposta: tra buona fede e blocco
La vicenda nasce da un'indagine per truffa aggravata ai danni dello Stato e autoriciclaggio legata a presunti interventi di riqualificazione edilizia mai eseguiti. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo crediti d'imposta per oltre due milioni e mezzo di euro. La misura ha colpito le somme confluite nel cassetto fiscale di un primario intermediario acquirente, il quale ha impugnato il provvedimento sostenendo la propria totale estraneità ai reati e la piena buona fede nell'operazione di acquisto. Prima della decisione della Corte di Cassazione, la difesa della società acquirente ha depositato un atto di rinuncia formale all'impugnazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, confermando il blocco delle somme e condannando la società al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione.
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Colloqui detenuti 41-bis: la Cassazione apre alla videoconferenza
Un Detenuto, sottoposto al regime speciale del 41-bis (regime detentivo differenziato), ha richiesto di effettuare colloqui con i propri familiari tramite videoconferenza, data l'impossibilità o la grave difficoltà di incontri in presenza. L'Amministrazione penitenziaria aveva inizialmente negato tale possibilità. Dopo un iter giudiziario, il Ministero della Giustizia ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che i Colloqui detenuti 41-bis in videochiamata non fossero applicabili a tale regime. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che i detenuti al 41-bis possono essere autorizzati a tali colloqui, purché le modalità garantiscano la sicurezza e impediscano comunicazioni con gruppi criminali.
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Omesso versamento imposta di soggiorno: peculato o appropriazione?
Un gestore di albergo non ha versato l'imposta di soggiorno raccolta dai clienti al Comune. Il Tribunale lo ha prosciolto per difetto di querela, qualificando il fatto come appropriazione indebita. Il Procuratore ha impugnato, sostenendo che si trattasse di peculato, un reato perseguibile d'ufficio. La Corte di Cassazione ha convertito il ricorso in appello, ordinando alla Corte d'Appello di Ancona di riesaminare la qualificazione del reato, considerando le modifiche legislative sull'omesso versamento imposta di soggiorno e la retroattività delle nuove norme.
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Soggiorno irregolare: la sospensione per sanatoria ferma il reato
Un cittadino straniero subiva una condanna per il reato di ingresso e soggiorno illegale nello Stato. Il Giudice di Pace infliggeva una pena pecuniaria, ignorando l'istanza di regolarizzazione lavorativa presentata dall'imputato ai sensi del Decreto Rilancio. Il primo giudice riteneva la domanda tardiva ed escludeva ogni rinvio. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto e ha accolto il ricorso della difesa. La Suprema Corte ha chiarito che la sospensione per sanatoria è un obbligo inderogabile per il giudice penale. Spetta esclusivamente alla pubblica amministrazione verificare la tempestività e la validità della domanda di regolarizzazione. Il giudice penale deve attendere l'esito del procedimento amministrativo prima di emettere qualsiasi condanna.
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Truffa aggravata per bonus edilizi: crediti falsi e sequestro
Un'impresa edilizia e il suo amministratore sono stati sottoposti a sequestro preventivo per oltre 3,6 milioni di euro. L'accusa principale riguarda la truffa aggravata per bonus edilizi e l'indebita compensazione di crediti fiscali fittizi. L'amministratore aveva emesso fatture anticipate per lavori di rifacimento facciate mai avviati o lasciati incompiuti, maturando crediti d'imposta poi ceduti o usati per pagare debiti contributivi e fiscali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della societa. I giudici hanno stabilito che il profitto confiscabile comprende l'intero contributo statale fittizio, senza poter detrarre i costi sostenuti dall'impresa o il completamento tardivo dei cantieri. La rapida dispersione dei crediti dal cassetto fiscale giustifica pienamente la misura cautelare prima del giudizio definitivo.
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Imposta di soggiorno: no al danno erariale per l’albergatore
La Procura della Corte dei Conti ha citato in giudizio l'ex amministratore di una società alberghiera per presunto danno erariale, contestando il mancato versamento dell'imposta di soggiorno incassata nel 2022. L'amministratore ha proposto un regolamento preventivo di giurisdizione, sostenendo la competenza della Giustizia Tributaria. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno accolto il ricorso, dichiarando il difetto di giurisdizione del giudice contabile. La Corte ha chiarito che, a seguito della riforma del 2020, l'albergatore non è più un agente contabile che maneggia denaro pubblico, ma un responsabile d'imposta solidalmente obbligato al pagamento del tributo. Di conseguenza, le contestazioni sul mancato versamento dell'imposta di soggiorno rientrano esclusivamente nella giurisdizione tributaria e non in quella contabile per danno erariale.
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Licenziamento per assenza ingiustificata: no se c’è smart working
Un'azienda ha intimato un licenziamento per assenza ingiustificata a un proprio manager, contestandogli nove giornate di mancata presenza in sede. Il dipendente ha impugnato il recesso, sostenendo di aver svolto regolarmente le mansioni in modalità lavoro agile, concordata via email durante l'emergenza pandemica. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità della sanzione espulsiva. I giudici hanno chiarito che, nel periodo emergenziale, non occorreva la forma scritta per lo smart working. Inoltre, l'azienda, avendo tollerato e confermato nel tempo la prestazione da remoto, non poteva poi contestare la mancanza del formale accordo scritto. È stato infine confermato il calcolo del risarcimento includendo il premio di produzione continuativo nella retribuzione globale di fatto. Il ricorso datoriale è stato quindi integralmente respinto.
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