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D.L. 119/2018

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Definizione agevolata delle liti pendenti: il fisco tace e perde
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento emesso nei confronti di un contribuente per presunte irregolarità legate a lavoratori non dichiarati. Nelle more del giudizio di Cassazione, il contribuente ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi del Decreto Legge 119/2018, provvedendo al pagamento della prima rata. Poiché l'ufficio finanziario non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha richiesto la trattazione della causa, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le ha anticipate, confermando il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Notifica a mezzo PEC valida anche prima del processo telematico
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per imposte locali emesso dal Comune. La Commissione Tributaria Regionale ha dichiarato inammissibile il ricorso perché la notifica a mezzo PEC era avvenuta nel 2015, prima dell'avvio ufficiale del processo tributario telematico nella regione, ritenendola inesistente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Contribuente. I giudici hanno chiarito che, grazie a una norma di interpretazione autentica con valore retroattivo, la notifica a mezzo PEC nel processo tributario è pienamente valida anche se effettuata prima dell'attivazione formale del sistema telematico locale. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione per un nuovo giudizio.
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Definizione agevolata: lite chiusa con il Fisco a costo zero
Un contribuente impugna un avviso di accertamento basato su indagini bancarie. Durante il giudizio di Cassazione, il contribuente richiede la definizione agevolata della lite ai sensi del d.l. 119/2018. Poiché le somme già versate in corso di causa coprono l'intero debito previsto per la sanatoria, non è dovuto alcun pagamento aggiuntivo. L'Agenzia delle Entrate non si oppone alla richiesta nei termini di legge. La Corte di Cassazione dichiara quindi l'estinzione del processo per cessata materia del contendere, confermando l'efficacia della definizione agevolata senza ulteriori esborsi per il contribuente.
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Agevolazione Tremonti Ambiente: il fisco perde sulla pace fiscale
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un imprenditore l'indebito utilizzo dell'Agevolazione Tremonti Ambiente per l'acquisto di un macchinario di stampa, riducendo le perdite dichiarate senza però liquidare direttamente imposte o sanzioni. La Corte di Cassazione ha chiarito che anche il semplice disconoscimento di un beneficio fiscale costituisce un "atto impositivo" sostanziale. Di conseguenza, la controversia rientra nella definizione agevolata delle liti tributarie (cd. pace fiscale), con conseguente sospensione dei termini processuali. Nel merito, la Suprema Corte ha rigettato i ricorsi del fisco, confermando la correttezza del calcolo del sovraccosto ambientale effettuato dal contribuente in base alle norme europee applicabili all'epoca, le quali escludevano la detrazione dei profitti operativi futuri. Vince il contribuente.
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Definizione agevolata: stop alla lite fiscale tra Fisco e impresa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole a una società contribuente, relativa a un avviso di accertamento per costi fittizi e IVA indebita. Durante il giudizio di Cassazione, la società ha richiesto la definizione agevolata della controversia ai sensi del Decreto Legge n. 119 del 2018, dimostrando la presentazione della domanda e il pagamento della prima rata. Poiché è decorso il termine di legge senza che nessuna delle parti abbia chiesto la prosecuzione del giudizio, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo. Le spese di giudizio sono rimaste a carico di chi le ha anticipate.
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Nota di variazione in diminuzione: il fisco perde in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società l'emissione di una nota di variazione in diminuzione e l'omessa trasmissione dei dati di una dichiarazione d'intento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco. Riguardo alla nota di variazione in diminuzione, i giudici hanno chiarito che la restituzione materiale degli acconti non è necessaria se il conguaglio avviene tramite compensazione con successive fatture. Sulla mancata trasmissione della dichiarazione d'intento, la Corte ha stabilito che si tratta di una violazione formale e non sostanziale, poiché non incide sulla determinazione dell'imposta o della base imponibile. Di conseguenza, tale irregolarità è pienamente sanabile attraverso la definizione agevolata prevista dalla legge. Vince la società contribuente.
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Definizione agevolata: stop alla lite tra ingegnere e INPS
Un ingegnere, svolgendo attività libero-professionale in concomitanza con il lavoro dipendente, contestava l'obbligo di iscrizione alla Gestione separata INPS. Durante il giudizio di Cassazione, il professionista ha richiesto e ottenuto l'accesso alla definizione agevolata del debito previdenziale, pagando l'importo ridotto concordato con l'Agente della Riscossione. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato la cessazione della materia del contendere, compensando le spese di lite tra le parti e stabilendo che non è dovuto alcun ulteriore versamento a titolo di contributo unificato.
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Prescrizione dei tributi locali: la Cassazione taglia le cartelle
Il caso riguarda un contribuente che ha impugnato un'intimazione di pagamento per diverse cartelle esattoriali. La Corte di Cassazione ha stabilito che per i tributi locali si applica la prescrizione dei tributi locali di cinque anni, accogliendo il ricorso del cittadino su questo punto. Inoltre, la Corte ha confermato lo stralcio automatico dei debiti inferiori a mille euro affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2010. Infine, i giudici hanno rilevato un'omessa pronuncia da parte del giudice d'appello sulla richiesta di compensazione tra debiti e crediti presentata dal contribuente. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado della Basilicata per un nuovo esame dei fatti.
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Impugnazione dell’estratto di ruolo: stop ai ricorsi facili
Il Contribuente ha contestato trenta cartelle esattoriali tramite l'impugnazione dell'estratto di ruolo. L'Agente della Riscossione ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che i debiti inferiori a mille euro si annullano automaticamente per legge, determinando la cessazione della materia del contendere. Per i debiti superiori, invece, l'impugnazione dell'estratto di ruolo è stata dichiarata inammissibile. Infatti, secondo la nuova normativa applicabile anche ai processi in corso, l'estratto di ruolo non è direttamente impugnabile, salvo che il debitore dimostri uno specifico pregiudizio concreto, come l'esclusione da appalti pubblici o la perdita di benefici amministrativi. Di conseguenza, la Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Agente della Riscossione, annullando la decisione precedente senza rinvio.
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Definizione agevolata: mutuo alto ma il fisco si ferma
L'Agenzia delle Entrate ha ricalcolato le imposte di una società per la vendita di un immobile, basandosi sul mutuo del compratore, superiore al prezzo dichiarato. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la società ha presentato ricorso in Cassazione. Durante la causa, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata (il cosiddetto condono fiscale), pagando interamente le somme dovute in dieci rate. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata delle controversie: conti errati e stop
L'Amministrazione Finanziaria ha rettificato il reddito di un professionista tramite accertamento bancario. Il contribuente ha impugnato l'atto e, durante il giudizio di Cassazione, ha chiesto l'estinzione del processo tramite la definizione agevolata delle controversie. Tuttavia, è emersa una forte discrepanza tra la somma versata dal contribuente (circa tremila euro) e l'importo calcolato dall'ufficio (oltre novemila euro). Per risolvere l'incongruenza, la Corte di Cassazione ha sospeso la decisione e ha ordinato al contribuente di presentare entro sessanta giorni i documenti che provano gli effettivi pagamenti eseguiti.
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Definizione agevolata: la Cassazione sospende il giudizio tributario
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società e ai suoi soci una plusvalenza sulla vendita di un immobile, calcolando un maggior reddito di partecipazione. Il Contribuente ha impugnato l'atto e, durante il giudizio di Cassazione, ha richiesto l'accesso alla definizione agevolata delle controversie tributarie pendenti ai sensi del D.L. n. 119/2018. Avendo optato per un pagamento dilazionato in venti rate con scadenza finale nel febbraio 2024, il ricorrente ha chiesto la sospensione del processo. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo il rinvio della causa a nuovo ruolo per verificare l'effettivo pagamento di tutte le rate necessarie al perfezionamento della sanatoria.
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Definizione agevolata: sì al condono per la cartella
Una società beneficiaria di una scissione riceveva cartelle di pagamento per debiti della società scissa, senza aver mai ricevuto i precedenti avvisi di accertamento. La società presentava domanda di definizione agevolata per chiudere la lite, ma l'Agenzia delle Entrate rifiutava il condono, ritenendo le cartelle semplici atti di riscossione non definibili. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società beneficiaria, stabilendo che la cartella di pagamento, se costituisce il primo atto con cui il coobbligato solidale viene a conoscenza della pretesa fiscale, ha natura di atto impositivo. Di conseguenza, la controversia rientra pienamente nella definizione agevolata, determinando l'estinzione del giudizio e la fine della contesa con il Fisco.
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Dichiarazione di fallimento: debiti validi anche senza cartelle
L'ex amministratore di una società ha impugnato la dichiarazione di fallimento, sostenendo che i debiti tributari non potessero essere considerati scaduti poiché le relative cartelle esattoriali non erano state notificate. Di conseguenza, secondo il ricorrente, non veniva superata la soglia di trentamila euro di debiti scaduti prevista dalla legge. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la dichiarazione di fallimento. I giudici hanno chiarito che i debiti fiscali sono scaduti a prescindere dalla notifica formale degli atti impositivi. L'obbligo tributario sorge infatti direttamente dalla legge al verificarsi del presupposto di fatto. La mera produzione in giudizio dei documenti contabili è sufficiente a dimostrare l'esistenza e la scadenza del debito ai fini della procedura concorsuale.
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Sanzioni collegate al tributo: la Cassazione azzera i costi
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una Società Contribuente l'omesso versamento di ritenute fiscali per l'anno 2007. La società ha presentato domanda di definizione agevolata della lite pendente a costo zero, avendo già sanato il tributo principale tramite l'adesione a un verbale di constatazione. La Corte di Cassazione ha accolto la tesi della società, stabilendo che le sanzioni per omesso versamento rientrano tra le sanzioni collegate al tributo. Di conseguenza, se il debito d'imposta principale è già stato estinto, la controversia sulle sole sanzioni collegate può essere chiusa senza alcun ulteriore pagamento. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo fine alla lite fiscale.
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Errore di fatto revocatorio: sanzioni salve anche senza condono
I soci di una società di persone impugnano il diniego di definizione agevolata e chiedono la revocazione di una precedente decisione di Cassazione per omessa pronuncia sulle sanzioni. La Suprema Corte nega la definizione agevolata poiché la pendenza della revocazione non impedisce il passaggio in giudicato della sentenza. Tuttavia, accoglie parzialmente il ricorso per revocazione, rilevando un errore di fatto revocatorio: i giudici avevano totalmente omesso di esaminare la richiesta dei contribuenti di disapplicare le sanzioni per assenza di colpa dovuta a circostanze eccezionali, come l'ingresso della Slovenia nell'Unione Europea. La Cassazione revoca la precedente ordinanza limitatamente a questo punto e rinvia alla Corte di Giustizia Tributaria per valutare l'applicabilità delle sanzioni.
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Definizione agevolata: il silenzio del fisco congela il processo
Una società contribuente ha impugnato una cartella di pagamento per tributi diretti e indiretti. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società ha richiesto l'accesso alla definizione agevolata prevista dal decreto legge n. 119/2018, chiedendo la cessazione della materia del contendere. Poiché l'Agenzia delle Entrate non ha fornito riscontro alla richiesta della Corte di esprimersi su tale istanza, i giudici di legittimità hanno disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa. La decisione è stata presa per attendere il decorso dei termini di legge previsti per il perfezionamento della definizione agevolata, sospendendo temporaneamente il giudizio.
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Definizione agevolata: il pagamento a rate sospende la Cassazione
La Società Contribuente ha impugnato un estratto di ruolo e la relativa cartella esattoriale per imposte comunali non pagate. Dopo le decisioni sfavorevoli dei giudici di merito, la Società ha proposto ricorso in Cassazione. Nel corso del giudizio, la Società ha aderito alla definizione agevolata, pagando il debito a rate e chiedendo la cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa sul ruolo e ha concesso al Comune un termine di novanta giorni per verificare l'avvenuto pagamento e confermare la fine della controversia.
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Definizione agevolata delle controversie: i soci battono il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a due fratelli soci un ingente finanziamento infruttifero a favore della propria società, ritenendolo sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. I contribuenti si sono difesi sostenendo che le somme provenivano da prestiti di parenti e amici. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, i contribuenti hanno aderito alla definizione agevolata delle controversie ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando la prima rata. Poiché l'ente impositore non ha notificato alcun diniego nei termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, i contribuenti vincono la causa evitando il recupero fiscale originario, e le spese di lite restano a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: quando la cartella batte il fisco
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo automatizzato sulla dichiarazione della moglie, lamentando la mancata notifica di un precedente avviso di accertamento. L'Amministrazione Finanziaria ha negato l'accesso alla definizione agevolata, ritenendo la cartella un mero atto di riscossione e non un atto impositivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente. I giudici hanno stabilito che la cartella di pagamento, quando rappresenta il primo atto con cui il cittadino viene a conoscenza della pretesa fiscale, assume natura di atto impositivo. Di conseguenza, la controversia rientra pienamente nell'ambito della definizione agevolata. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello e dichiarato estinto il giudizio per cessazione della materia del contendere.
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