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D.L. 119/2018 — Anno 2026

Altri anni per D.L. 119/2018

Definizione agevolata: lite chiusa dopo il ricorso del Fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un professionista maggiori imposte per l'anno 2009. L'ente impositore riteneva tassabili gli interessi percepiti per il pagamento tardivo di una prestazione professionale. Il contribuente ha impugnato l'atto e ha ottenuto ragione sia in primo sia in secondo grado. L'ufficio fiscale ha quindi presentato ricorso in Cassazione per ribaltare l'esito. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente ha domandato la definizione agevolata della lite tributaria versando l'importo previsto dalla legge. L'ufficio delle imposte non ha opposto alcun diniego nei termini prescritti. Entrambe le parti hanno infine richiesto la chiusura anticipata del procedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere, disponendo che ciascuna parte sostenga le spese anticipate senza applicare ulteriori sanzioni pecuniarie.
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Rimborso IVA rivalsa: Fisco obbligato a pagare i crediti insoluti
Una società fornitrice vende carburante senza applicare l'imposta a causa di false dichiarazioni d'intento presentate dai clienti. A seguito di accertamento fiscale, l'impresa versa integralmente l'imposta mediante definizione agevolata e tenta di recuperarla dai compratori. I tentativi di esecuzione forzata falliscono per l'accertata insolvenza dei debitori. L'azienda presenta quindi istanza all'Erario per ottenere il rimborso IVA rivalsa. I giudici di secondo grado negano la restituzione ritenendo definitivo l'accordo fiscale. La Corte di Cassazione accoglie invece la tesi della cedente. I giudici supremi affermano che l'accordo agevolato riguarda solo sanzioni e interessi, mentre l'imposta rimane interamente assolta. Qualora il recupero verso il cessionario risulti impossibile e l'impresa sia estranea alla frode, il fornitore ha pieno diritto alla restituzione del tributo direttamente dal Fisco per tutelare la neutralità dell'imposta.
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Definizione agevolata della lite tributaria: il Fisco si ferma
Una società attiva nella produzione energetica e i suoi soci subiscono un accertamento fiscale per alcune agevolazioni legate a un impianto fotovoltaico. I contribuenti vincono in secondo grado, ma l'ente fiscale impugna la sentenza davanti ai giudici di legittimità. Nel corso della causa, i contribuenti scelgono di aderire alla definizione agevolata della lite tributaria, versando quanto dovuto secondo le norme sulla pace fiscale e depositando le prove di pagamento. Poiché nessuna delle parti ha presentato istanza di trattazione né sono intervenuti dinieghi da parte degli uffici finanziari entro i termini stabiliti dalla legge, la Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere per la società. Le spese legali restano a carico di chi le ha anticipate.
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Intimazione di pagamento: ignorarla rende il debito definitivo
L'Agente della Riscossione notificava a un contribuente un'intimazione di pagamento per oltre 126.000 euro legata a trentasei cartelle pregresse. Il debitore impugnava tale atto eccependo la prescrizione dei tributi, delle sanzioni e degli interessi. Tuttavia, il Fisco aveva già notificato due anni prima una precedente intimazione di pagamento per gli stessi crediti, che il debitore non aveva mai contestato. La Corte di Cassazione ha rigettato le difese del cittadino e ha accolto le ragioni del Fisco. I giudici hanno chiarito che la mancata impugnazione tempestiva del primo sollecito rende definitivi i debiti. Il contribuente non può far valere la prescrizione precedente opponendosi a una seconda intimazione.
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Indetraibilità IVA tour operator tra Fisco e operatori USA
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società statunitense la richiesta di rimborso dell'imposta per la vendita di pacchetti di viaggio verso l'Italia. Il Fisco ha sostenuto l'indetraibilità IVA tour operator per i servizi erogati ai viaggiatori nel territorio nazionale. I giudici di merito hanno inizialmente dato ragione all'operatore estero, tutelando il rimborso sulla base delle prassi precedenti. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito della lite e ha accolto le ragioni dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha chiarito che il regime speciale comunitario vieta la detrazione e il rimborso dell'IVA sui servizi turistici acquistati sia agli operatori europei sia a quelli extra-UE. Inoltre, le circolari e le prassi amministrative pregresse non possono derogare alla legge europea.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite chiusa
L'Agenzia delle Entrate contestava a un docente somme IRPEF non versate per attività di insegnamento svolta all'estero. La Commissione Tributaria Regionale accoglieva le ragioni del contribuente e annullava l'atto impositivo per intervenuta decadenza dei termini di accertamento. Il Fisco proponeva ricorso per cassazione per ribaltare l'esito favorevole al cittadino. Durante il giudizio di legittimità, il contribuente aderiva alla definizione agevolata delle controversie tributarie presentando la relativa domanda e versando tempestivamente la prima rata dovuta. Constatata l'assenza di diniego da parte dell'ufficio finanziario e la mancata richiesta di trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per intervenuta definizione della lite. Le spese processuali restano a carico delle parti che le hanno anticipate, senza l'applicazione del doppio contributo unificato per l'ente pubblico.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie e liti
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una contribuente per il recupero dell'IRPEF su una plusvalenza da vendita di terreno edificabile. Il Fisco non ha riconosciuto il valore rideterminato con una seconda perizia giurata per via della compensazione parziale dell'imposta sostitutiva versata. La contribuente ha impugnato l'atto e la vertenza è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Durante il giudizio di legittimità, la proprietaria ha presentato domanda di adesione alla sanatoria prevista dalla legge e ha versato integralmente gli importi dovuti per chiudere la vertenza. I Supremi Giudici hanno preso atto del pagamento e della regolarità della domanda. La Corte ha applicato la definizione agevolata delle controversie tributarie, dichiarando estinto il giudizio e sancendo la cessazione della materia del contendere con spese a carico di chi le ha sostenute.
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Sanzioni all’amministratore di fatto: lo schermo societario cade
L'Agenzia delle Entrate ha inflitto sanzioni personali a un contribuente individuato quale gestore occulto di una società formalmente sammarinese ma operante in Italia. Il contribuente ha contestato gli addebiti sostenendo che le violazioni dovessero ricadere solo sull'ente societario e chiedendo la chiusura agevolata della lite. I giudici hanno respinto le sue tesi. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità dell'atto, stabilendo che le sanzioni all'amministratore di fatto sono dovute quando la società rappresenta un mero schermo fittizio creato per esclusivo vantaggio della persona fisica. La Corte ha inoltre precisato che la definizione agevolata a importo zero delle sanzioni collegate al tributo richiede il pagamento o la chiusura sostanziale del debito principale, non bastando la semplice definitività dell'accertamento non pagato.
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Deducibilità dei costi aziendali: non basta la fattura
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la deducibilità dei costi aziendali relativi a compensi professionali fatturati dal socio amministratore, ritenendoli privi dei requisiti di certezza e determinabilità. I giudici di secondo grado avevano accolto le ragioni dell'impresa, valorizzando la perizia tecnica e l'effettiva esecuzione di numerosi interventi sanitari. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che la sola esistenza delle prestazioni e la congruità economica della spesa non bastano. Per ammettere la deduzione fiscale dei compensi integrativi 'una tantum', l'impresa deve dimostrare l'avvenuto impegno societario e i criteri oggettivi prefissati di calcolo entro l'esercizio, superando la semplice fatturazione o la discrezionalità delle parti.
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Riassunzione del processo tributario: il Fisco perde la causa
L'Agenzia delle Entrate chiedeva il pagamento di imposte alla socia di una società estinta. La contribuente vinceva in primo grado. Durante l'appello la contribuente decedeva e il tribunale dichiarava l'interruzione della causa. Il Fisco depositava l'istanza per riprendere il giudizio oltre il limite semestrale previsto dalla legge. Gli eredi eccepivano l'estinzione della vertenza. L'amministrazione sosteneva invece l'operatività della sospensione straordinaria introdotta dal condono fiscale del 2018. I giudici hanno respinto la tesi erariale confermando l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che la riassunzione del processo tributario interrotto non gode delle sospensioni concesse per le impugnazioni ordinarie o per i giudizi di rinvio. La vittoria resta definitivamente agli eredi del contribuente.
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Prescrizione delle imposte erariali tra decennio e stralcio
L'Agente della Riscossione notificava al Contribuente un avviso di intimazione di pagamento per oltre duecentotrentamila euro, fondato su varie cartelle esattoriali non saldate. Il Contribuente impugnava l'atto eccependo vizi di notifica e la prescrizione quinquennale del debito tributario. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente la richiesta dichiarando estinti i debiti fino a mille e cinquemila euro in virtù dei condoni normativi sopravvenuti. Tuttavia, i giudici rigettano il resto del ricorso. In primo luogo, la notifica diretta a mezzo posta si perfeziona con la compiuta giacenza di dieci giorni. In secondo luogo, il Collegio sancisce che per i tributi statali non opera il termine breve di cinque anni: la prescrizione delle imposte erariali resta decennale anche dopo la regolare notifica della cartella. Il debitore soccombe e deve pagare le spese di lite.
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Sospensione termini ricorso per cassazione: no all’IMU tardiva
Il Comune notifica alla Società Contribuente avvisi di accertamento per maggiore IMU. I ricorsi della società vengono respinti nei gradi di merito, dove l'immobile è qualificato come area fabbricabile. La Società Contribuente propone impugnazione dinanzi alla Suprema Corte, invocando la sospensione termini ricorso per cassazione prevista dalla normativa sulle controversie tributarie. Il Comune eccepisce la tardività del ricorso. I giudici di legittimità dichiarano il ricorso inammissibile per tardività. La sospensione straordinaria di nove mesi non opera per i tributi locali gestiti dal Comune, a meno che l'ente non l'abbia espressamente estesa a chi presenta domanda di definizione agevolata. Non avendo la società presentato alcuna istanza di sanatoria, il termine ordinario per ricorrere risultava già decorso. La Società Contribuente perde il giudizio ed è condannata al pagamento delle spese legali.
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Definizione agevolata: l’imposta si estingue con i pagamenti
Un contribuente ha impugnato l'avviso di liquidazione con cui l'Agenzia delle Entrate revocava le agevolazioni per la prima casa su un immobile e sul box auto. Dopo le decisioni sfavorevoli nei primi gradi di giudizio, la parte ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del processo, il cittadino si è avvalso della definizione agevolata, versando integralmente le diciassette rate previste per saldare il debito iscritto a ruolo. La Corte di Cassazione, verificato il tempestivo saldo di tutti gli importi dovuti, ha dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere. Il completamento dei versamenti per la definizione agevolata assorbe anche i costi del processo, determinando la compensazione integrale delle spese tra le parti.
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Definizione agevolata: estinta la causa fiscale sui beni esteri
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un privato la mancata dichiarazione di investimenti finanziari all'estero per diversi anni. L'ente ha poi inviato un secondo atto con le sanzioni oltre il termine di decadenza annuale. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al privato, ma l'ente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il cittadino ha richiesto la definizione agevolata della controversia pagando la prima rata entro i termini previsti dal decreto legge. La Corte di Cassazione ha riscontrato la regolarità del pagamento e ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese processuali a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata liti tributarie: dal maxi accertamento alla pace
L'Agenzia delle Entrate contestava a una società commerciale la deducibilità di costi per oltre un milione di euro relativi a premi e compensi promozionali riconosciuti a sei imprese affiliate in franchising. L'ufficio fiscale riteneva assenti i requisiti di certezza della spesa e recuperava maggiori imposte. Nel corso del giudizio di Cassazione, la società ricorrente ha presentato istanza per la definizione agevolata liti tributarie, dimostrando il versamento completo di tutte le venti rate previste dalla legge. La Corte di Cassazione ha preso atto del perfezionamento della sanatoria e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese di lite sono rimaste a carico della parte che le ha anticipate e non è stato applicato alcun raddoppio del contributo unificato.
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Definizione agevolata: stop al ricorso del Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato avvisi di accertamento a una società di persone e alle sue due socie per il recupero di imposte IRAP e IRPEF. La società e le socie hanno contestato gli atti, ottenendo ragione nei primi due gradi di giudizio. Successivamente, il Fisco ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, i contribuenti hanno presentato domanda di definizione agevolata delle liti tributarie, versando l'importo dovuto ed esibendo la prova del pagamento. L'Ufficio non ha notificato alcun diniego. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il processo per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico delle parti che le hanno anticipate.
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Definizione agevolata liti pendenti: sì al condono del diniego
L'Azienda ha richiesto la definizione agevolata liti pendenti per risolvere una controversia originata dal rifiuto opposto dal Fisco a una precedente sanatoria. L'Amministrazione Finanziaria ha respinto la domanda richiamando il divieto di applicare un secondo condono sulla stessa imposta. La Corte di Cassazione ha ribaltato il provvedimento di rifiuto, stabilendo un importante principio di diritto: il divieto di condono su condono opera solo quando la nuova istanza riguarda direttamente l'imposta originaria. Qualora il giudizio penda sul rigetto o sulla validità del primo condono, la controversia diventa del tutto nuova e autonoma. Di conseguenza, il contenzioso è pienamente ammissibile alla definizione agevolata liti pendenti. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del contribuente e dichiarato estinto il processo principale.
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Rottamazione ter: l’ente non contesta e perde in Cassazione
Un cittadino riceve un avviso di addebito dall'ente previdenziale per contributi omessi. Per risolvere la pendenza, il debitore aderisce alla Rottamazione ter. La Corte d'Appello dichiara la cessazione della materia del contendere poiché l'ente non ha smentito l'avvenuto versamento delle rate. L'ente previdenziale ricorre in Cassazione sostenendo che la sanatoria richiede il pagamento integrale del debito e la relativa prova documentale. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso dell'ente. L'istituto ha contestato soltanto la norma in astratto, senza smentire l'accertamento di fatto sui versamenti già eseguito in appello. Vince il contribuente, mentre l'ente perde la causa ed è condannato al pagamento del doppio contributo unificato.
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Definizione agevolata: la Cassazione chiude il contenzioso
L'Agenzia delle Entrate ha notificato una cartella di pagamento a un Contribuente per omesso versamento di IRPEF e IVA relative all'anno 2010 per oltre 39.000 euro. Dopo che il Contribuente ha ottenuto l'annullamento dell'atto sia in primo che in secondo grado, l'amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio davanti alla Suprema Corte, il privato ha aderito alla procedura di definizione agevolata e l'Agenzia delle Entrate ha confermato lo sgravo totale del debito iscritto a ruolo. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per avvenuta definizione agevolata, ponendo le spese di lite a carico della parte che le ha anticipate ed escludendo sanzioni processuali aggiuntive.
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Definizione agevolata: il saldo anticipato estingue la lite
Alcune ex socie di una società estinta impugnano le cartelle esattoriali per mancato versamento IVA. Una delle contribuenti presenta domanda di saldo e stralcio per grave difficoltà economica. L'Agente della Riscossione respinge la richiesta, ma i giudici di merito dichiarano illegittimo il rifiuto e riconoscono il diritto alla sanatoria. L'Agenzia ridetermina il piano rateale del debito residuo. La contribuente decide quindi di saldare tutte le rate in anticipo e deposita la documentazione della transazione. La Corte di Cassazione dichiara estinto il contenzioso fiscale. L'integrale versamento delle somme dovute perfeziona la definizione agevolata ed elimina l'interesse delle parti a proseguire la lite.
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