LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

D.L. 112/2008

Pagina 3 di 15

Crediti di lavoro nel fallimento: le buste paga bastano come prova
Un lavoratore ha fatto opposizione allo stato passivo per ottenere il pagamento di stipendi arretrati e trattamento di fine rapporto da una società fallita, gestita dai suoi familiari. Il tribunale ha respinto la richiesta ritenendo inverosimile la prosecuzione del rapporto senza stipendio per lungo tempo e giudicando insufficienti le buste paga e i modelli previdenziali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del dipendente, stabilendo che le buste paga con timbro o firma possiedono piena efficacia probatoria per i crediti di lavoro nel fallimento. Senza una contestazione specifica e supportata da prove contrarie della curatela, i documenti del datore di lavoro provano il debito.
Continua »
Mansioni superiori in società pubblica: sì alla qualifica
Un lavoratore dipendente di una società a totale partecipazione pubblica ha svolto mansioni di livello più elevato rispetto al proprio inquadramento contrattuale. La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto alle differenze di stipendio, ma ha negato la promozione automatica, applicando i divieti rigidi del pubblico impiego. La Corte di Cassazione ha ribaltato la pronuncia. I giudici supremi hanno chiarito che le società pubbliche rimangono soggetti di diritto privato. I vincoli concorsuali per le nuove assunzioni e il contenimento della spesa non impediscono la promozione automatica per chi svolge mansioni superiori. Di conseguenza, il dipendente di una società pubblica che esegue stabilmente compiti di livello più elevato ottiene il passaggio definitivo alla qualifica superiore in base alle norme del lavoro privato.
Continua »
Lavoro straordinario non provato: sanzione annullata
La Corte d'Appello ha annullato una sanzione amministrativa di oltre 2.000 euro inflitta a una società per presunte irregolarità nel Libro Unico del Lavoro e superamento dei limiti di orario. Il caso è stato risolto accertando che si trattava di lavoro straordinario non provato. Nonostante le contestazioni dell'ispettorato basate su testimonianze dei lavoratori, i giudici hanno rilevato che le dichiarazioni erano generiche e contrastanti, rendendo la pretesa sanzionatoria infondata.
Continua »
Improcedibilità del ricorso in Cassazione: l’Ente paga il debito
Un Ente pubblico propone opposizione all'esecuzione contro un Cittadino che esigeva oltre diciassettemila euro a titolo di rendita vitalizia arretrata. I giudici di merito respingono le tesi difensive dell'amministrazione. L'Ente ricorre quindi alla Suprema Corte, dichiarando di aver ricevuto la notifica della sentenza d'appello. Tuttavia, l'Ente deposita soltanto una copia semplice della decisione, priva della fondamentale relata di notifica. Tale omissione impedisce ai giudici di verificare il rispetto del termine breve per impugnare. La Corte decreta l'improcedibilità del ricorso in Cassazione per violazione delle formalità di deposito. L'Ente pubblico perde definitivamente il contenzioso, deve pagare l'intera rendita richiesta dal creditore e subisce il raddoppio del contributo unificato.
Continua »
Assunzione per chiamata diretta: nullo il contratto pubblico
Una lavoratrice ha impugnato il licenziamento intimato da una società pubblica di trasporto, la quale aveva rilevato la nullità originaria del contratto di lavoro. La dipendente era stata inserita in organico tramite selezione priva di evidenza pubblica. La lavoratrice sosteneva la piena validità del rapporto lavorativo, evidenziando il possesso dei requisiti professionali e la tardiva entrata in vigore dei vincoli legali di concorso rispetto alla sua data di ingresso. La Corte di Cassazione ha confermato la nullità del contratto. I giudici hanno chiarito che l'assunzione per chiamata diretta viola i regolamenti interni aziendali sulla trasparenza e l'imparzialità delle selezioni. Il possesso delle competenze individuali non sana l'assenza di un iter concorsuale trasparente. L'invalidità totale dell'atto esclude qualsiasi diritto all'indennità di preavviso.
Continua »
Licenziamento illegittimo e pensione: stop ai tagli risarcitori
Un dirigente pubblico ottiene la dichiarazione di illegittimità della risoluzione anticipata del proprio rapporto di lavoro, avvenuta durante un periodo di trattenimento in servizio già autorizzato. La Corte territoriale riconosce il diritto al risarcimento economico per le retribuzioni perse, ma decide di detrarre dall'importo complessivo le somme percepite a titolo di pensione di anzianità nello stesso intervallo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del dirigente: in tema di licenziamento illegittimo e pensione, il trattamento pensionistico non costituisce un guadagno detraibile a titolo di compensazione. Il diritto previdenziale deriva infatti dai contributi versati durante la carriera e non dal recesso datoriale. Il datore di lavoro deve risarcire integralmente il danno senza alcuna decurtazione.
Continua »
Rimborso Robin Tax: la Cassazione nega la restituzione
Una società del settore energetico ha richiesto il Rimborso Robin Tax, un'addizionale IRES dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale con la sentenza numero 10 del 2015. L'Amministrazione Finanziaria ha rifiutato il rimborso e la Corte di Cassazione ha confermato tale decisione. I giudici hanno chiarito che la dichiarazione di incostituzionalità della tassa non ha effetto retroattivo. La Corte Costituzionale ha infatti stabilito che gli effetti della sua decisione decorrono solo dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza. Di conseguenza, i pagamenti effettuati in precedenza non possono essere rimborsati, neppure se vi sono giudizi ancora in corso. La richiesta di rimborso è stata quindi definitivamente respinta.
Continua »
Equa riparazione per irragionevole durata: basta un sollecito
Un cittadino ha richiesto l'equa riparazione per irragionevole durata del processo dopo che la propria causa amministrativa si era protratta per oltre tredici anni, concludendosi infine con un decreto di perenzione. La Corte d'Appello territoriale aveva ridotto l'importo dell'indennizzo spettante, escludendo dal calcolo l'ultimo periodo di attesa. Secondo il giudice di merito, il cittadino avrebbe dovuto reiterare le proprie istanze di sollecito per dimostrare di non aver abbandonato il giudizio. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato questa decisione, stabilendo che la singola istanza già presentata in origine sia sufficiente a dimostrare l'interesse della parte. Di conseguenza, l'estinzione del processo non cancella il diritto al risarcimento per l'eccessiva lentezza della giustizia statale.
Continua »
Trattenimento in servizio: la revoca prevale sul diritto futuro
Una docente della scuola elementare ha richiesto e ottenuto il trattenimento in servizio per un ulteriore biennio oltre l'età pensionabile. Tuttavia, prima dell'effettivo inizio del prolungamento, è entrato in vigore il decreto legge n. 90/2014, che ha abolito tale istituto e previsto la revoca dei provvedimenti non ancora efficaci. Il dirigente scolastico ha quindi revocato l'estensione. La docente ha impugnato la revoca, sostenendo di avere un diritto quesito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la legittimità del provvedimento. I giudici hanno chiarito che il trattenimento in servizio non costituisce un diritto assoluto ma una facoltà discrezionale della Pubblica Amministrazione, e che la revoca era obbligatoria poiché l'efficacia del prolungamento era successiva all'entrata in vigore della nuova legge, volta a favorire il ricambio generazionale.
Continua »
Incompatibilità nel pubblico impiego: il caso del doppio lavoro
Un dipendente di un'azienda sanitaria ha svolto l'incarico di amministratore unico di una società partecipata senza la preventiva autorizzazione dell'amministrazione di appartenenza. La Corte d'Appello lo ha condannato a restituire i compensi percepiti, pari a oltre 137.000 euro, per violazione delle norme sull'incompatibilità nel pubblico impiego. Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l'operatività del silenzio-assenso e contestando il calcolo dell'importo al lordo delle tasse. La Corte di Cassazione, ritenendo che le questioni sollevate abbiano un forte rilievo nomofilattico, ha rinviato la causa in pubblica udienza per una decisione solenne, senza ancora stabilire un vincitore definitivo.
Continua »
Responsabilità solidale: esclusa nel contratto di trasporto
L'Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il pagamento dei contributi omessi da una Cooperativa partner, sostenendo l'esistenza di una responsabilità solidale. L'Ente riteneva che il rapporto tra le parti, qualificato come contratto di trasporto, potesse essere equiparato a un appalto di servizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente. I giudici hanno stabilito che la responsabilità solidale prevista per gli appalti non si applica automaticamente al contratto di trasporto. Quest'ultimo gode infatti di una disciplina autonoma e specifica, che esclude l'assimilazione all'appalto. Di conseguenza, l'Azienda committente non è tenuta a pagare i contributi previdenziali dei dipendenti del vettore.
Continua »
Stato contro precario: sì alla conversione del contratto a termine
Un lavoratore ha impugnato la successione di contratti a tempo determinato stipulati con una società pubblica nazionale, chiedendo la conversione del rapporto a tempo indeterminato per superamento dei limiti temporali. La Corte d'Appello aveva negato la conversione ritenendo la società un organismo pubblico esente da tale sanzione. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il divieto di conversione si applica solo alle società pubbliche locali e non a quelle nazionali. Poiché la società non ha dimostrato l'assenza di procedure selettive trasparenti, si applica la disciplina del lavoro privato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la nullità del termine e disposto la conversione del contratto a termine in un rapporto a tempo indeterminato, ordinando l'immediata riammissione in servizio del dipendente.
Continua »
Giurisdizione società in house: decide il giudice ordinario
Un professionista ha impugnato davanti al TAR la graduatoria di una selezione indetta da una società a controllo pubblico per un incarico di esperto senior, sostenendo che il vincitore non avesse i requisiti richiesti. La società ha eccepito il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione, risolvendo il conflitto, hanno stabilito che la giurisdizione società in house spetta al giudice ordinario. Anche se interamente partecipata dallo Stato, la società in house è un soggetto di diritto privato. Le sue procedure di selezione non costituiscono esercizio di un pubblico potere, ma rientrano nell'agire privato dell'ente. Di conseguenza, le controversie sulle assunzioni e sui contratti di collaborazione devono essere decise dal giudice ordinario.
Continua »
Cumulo tra pensione e reddito da lavoro: vince il giornalista
Un giornalista in pensione ha contestato le trattenute effettuate sul suo trattamento pensionistico dall'ente previdenziale di categoria, applicate in base a un regolamento interno che vietava il cumulo tra pensione e reddito da lavoro. Il Tribunale ha dato ragione al pensionato, mentre la Corte d'appello ha ribaltato la decisione valorizzando l'autonomia dell'ente. La Corte di Cassazione ha infine accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che l'autonomia regolamentare dell'istituto privatizzato non è illimitata. Di conseguenza, in materia di cumulo tra pensione e reddito da lavoro, si applica la stessa disciplina di favore prevista per la generalità dei lavoratori iscritti all'INPS. La Suprema Corte ha quindi disposto la disapplicazione della norma regolamentare restrittiva e ha rinviato la causa alla Corte d'appello per ricalcolare le somme spettanti al pensionato.
Continua »
Robin Tax: perché la tassa incostituzionale non viene rimborsata
Una società del settore energetico ha chiesto il rimborso dell'addizionale IRES, nota come Robin Tax, versata negli anni precedenti. La richiesta si basava sulla sentenza della Corte Costituzionale n. 10/2015, che aveva dichiarato illegittima tale tassa. Tuttavia, l'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso e la Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. I giudici hanno chiarito che la dichiarazione di incostituzionalità della Robin Tax non ha valore retroattivo. La Corte Costituzionale ha infatti stabilito che gli effetti della sua decisione decorrono solo dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza. Di conseguenza, le somme versate in precedenza non possono essere restituite, anche se relative a procedimenti ancora in corso. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso della società, condannandola al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Robin Tax illegittima ma i rimborsi restano bloccati
Una società del settore energetico ha richiesto il rimborso dell'addizionale IRES, nota come Robin Tax, versata negli anni precedenti. La richiesta si basava sulla sentenza della Corte Costituzionale numero 10 del 2015, che aveva dichiarato illegittima tale imposta. Tuttavia, l'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che la dichiarazione di incostituzionalità della Robin Tax non ha efficacia retroattiva. La Corte Costituzionale ha infatti espressamente stabilito che gli effetti della propria decisione decorrono solo dal giorno successivo alla sua pubblicazione. Di conseguenza, i pagamenti effettuati prima di tale data restano validi e non possono essere rimborsati, anche se relativi a procedimenti ancora in corso al momento della sentenza.
Continua »
Cumulo pensione e reddito da lavoro: stop ai divieti dell’ente
Il Pensionato, un giornalista professionista, ha contestato le trattenute effettuate dall'Ente Previdenziale sulla sua pensione a partire dal 2016. L'ente applicava un divieto assoluto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro, previsto dal proprio regolamento interno. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che all'ente previdenziale dei giornalisti, in quanto gestore di una previdenza sostitutiva dell'assicurazione generale obbligatoria, si applica la stessa disciplina di totale cumulabilità prevista per la generalità dei lavoratori dipendenti (INPS). Di conseguenza, il divieto regolamentare interno deve essere disapplicato.
Continua »
Cumulo tra pensione e reddito da lavoro: vince il giornalista
Un giornalista in pensione ha contestato le trattenute effettuate sul suo trattamento pensionistico dall'ente previdenziale di categoria, che applicava un divieto di cumulo tra pensione e reddito da lavoro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del pensionato, stabilendo che all'ente previdenziale dei giornalisti si applica la stessa disciplina di liberalizzazione prevista per l'assicurazione generale obbligatoria. Di conseguenza, l'ente non può imporre limiti più severi rispetto a quelli statali. La Suprema Corte ha quindi sancito la disapplicazione del regolamento interno dell'ente che vietava il cumulo tra pensione e reddito da lavoro, rinviando la causa alla Corte d'appello per ricalcolare le somme spettanti al lavoratore.
Continua »
Mansioni superiori: promozione automatica anche in società pubblica
Una farmacista dipendente di una società per azioni a totale partecipazione pubblica ha svolto mansioni superiori di direttrice di farmacia a rotazione con altre colleghe per periodi reiterati. La Corte d'Appello aveva negato il diritto all'inquadramento superiore, ritenendo applicabili i vincoli concorsuali pubblici. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che le società pubbliche di capitali sono soggetti di diritto privato. Di conseguenza, i rapporti di lavoro sono regolati dal codice civile e non dal pubblico impiego. L'obbligo di concorso per l'assunzione non impedisce l'applicazione dell'articolo 2103 del codice civile, che prevede la promozione automatica in caso di svolgimento prolungato di mansioni superiori. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Mansioni superiori: sì alla promozione nelle società pubbliche
Una farmacista dipendente di una società per azioni a controllo pubblico ha svolto per ripetuti periodi il ruolo di direttrice della farmacia. Ha quindi richiesto il riconoscimento della qualifica superiore e le differenze retributive. La Corte d'Appello aveva negato il diritto, ritenendo che l'obbligo di concorso pubblico per le assunzioni impedisse la promozione automatica. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che il rapporto di lavoro con una società a controllo pubblico è di natura privatistica. Di conseguenza, l'obbligo di selezione pubblica per l'accesso non esclude l'applicazione dell'articolo 2103 del codice civile. Lo svolgimento di mansioni superiori protratto oltre i limiti di legge comporta quindi il diritto alla promozione automatica, non applicandosi i divieti previsti per il pubblico impiego. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »