L'Imputato è stato condannato per i reati di maltrattamenti e atti persecutori ai danni dell'ex compagna, oltre che per minaccia verso la madre di lei. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione contestando, tra le altre cose, la genericità delle accuse di stalking e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha rigettato i motivi relativi alla responsabilità penale, confermando che per configurare il reato di atti persecutori bastano anche solo due episodi di minaccia o molestia, senza necessità di indicare date e luoghi precisi per ogni singolo atto. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente alla recidiva, ritenendo la motivazione della Corte d'appello illogica e insufficiente su questo punto. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio solo per rideterminare la pena in relazione alla recidiva.
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