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Art. 913 Codice Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 913 Codice Civile

Domanda nuova art. 183 c.p.c.: quando è lecita?
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che, in una causa per negatoria servitutis, se il convenuto contesta la proprietà dell'attore, quest'ultimo può legittimamente presentare una domanda nuova ex art. 183 c.p.c. per l'accertamento della proprietà con efficacia di giudicato. Tale domanda è ammissibile non solo all'udienza di trattazione, ma anche con la prima memoria scritta, in quanto considerata una reazione difensiva connessa alla vicenda sostanziale originaria, in linea con i principi di economia processuale e ragionevole durata del processo.
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Consulenza tecnica d’ufficio: i limiti del giudice
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso dei proprietari di alcuni terreni danneggiati da una frana. La Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione di primo grado, basandosi su una nuova consulenza tecnica d'ufficio (CTU) che escludeva la responsabilità dei vicini, attribuendo la causa della frana a un evento meteorologico eccezionale e a una condotta idrica di terzi. La Cassazione ha stabilito che il giudice di merito può legittimamente aderire alle conclusioni di una seconda CTU, anche se in contrasto con la prima, senza incorrere in un vizio di motivazione. Inoltre, ha chiarito che il consulente tecnico, per negare il nesso di causa sostenuto dall'attore, può individuare cause alternative non allegate dalle parti senza violare il principio dispositivo.
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Delibera condominiale nulla: il limite dell’assemblea
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato un principio fondamentale del diritto condominiale: una delibera è nulla se invade la sfera della proprietà privata dei singoli condòmini. Nello specifico, l'assemblea non può imporre a un proprietario di concedere il passaggio attraverso il suo appartamento per accedere a parti comuni (come il tetto), né può deliberare la creazione di una servitù di scolo delle acque su un fondo altrui. Tali decisioni, eccedendo le competenze gestionali dell'assemblea, rendono la delibera condominiale nulla per impossibilità giuridica dell'oggetto, confermando che per disporre di beni privati è necessario il consenso unanime dei proprietari.
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