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Art. 91 Codice Civile — Anno 2024

Altri anni per Art. 91 Codice Civile

Abuso contratti a termine: risarcimento docenti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10455/2024, ha stabilito un importante principio in materia di abuso contratti a termine nel settore scolastico. La Suprema Corte ha chiarito che la disciplina speciale per i docenti di religione impedisce l'applicazione delle sanatorie previste dalla legge sulla 'Buona Scuola' (L. 107/2015). Di conseguenza, la reiterazione illegittima di contratti a tempo determinato dà sempre diritto al risarcimento del danno, anche qualora il docente venga successivamente assunto a tempo indeterminato tramite concorso. La sentenza della Corte d'Appello, che aveva negato il risarcimento, è stata annullata con rinvio.
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Prescrizione intervento adesivo: la Cassazione decide
La Cassazione affronta il tema della prescrizione in caso di intervento adesivo autonomo. L'ordinanza stabilisce che l'eccezione di prescrizione, sollevata contro l'attore principale, deve essere specificamente riproposta contro il terzo interveniente nel primo atto difensivo utile. Un generico rinvio agli atti precedenti non è sufficiente. La Corte cassa con rinvio la decisione d'appello che aveva erroneamente esteso l'eccezione, mentre dichiara inammissibili altri ricorsi basati su questioni già consolidate in giurisprudenza.
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Responsabilità amministratore: dovere di agire
Un consigliere non esecutivo di una banca, sanzionato dall'Autorità di Vigilanza per 90.000 euro a causa di carenze gestionali, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la natura penale delle sanzioni, la violazione dei diritti procedurali e una sua presunta responsabilità limitata. La Corte ha respinto il ricorso, confermando la natura amministrativa delle sanzioni e sottolineando il principio del "dovere di agire informati". Ha stabilito che anche i consiglieri non esecutivi hanno una responsabilità attiva nel supervisionare, informarsi e intervenire, condividendo la responsabilità collettiva del consiglio di amministrazione.
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Usucapione servitù: quando la prova non basta
Un proprietario immobiliare ha rivendicato una servitù di passaggio su un fondo confinante per usucapione. Tuttavia, la sua richiesta è stata respinta sia in primo grado che in appello a causa della mancanza di prove concrete del possesso continuato per vent'anni e dell'assenza di opere visibili necessarie per la costituzione di una servitù per 'destinazione del padre di famiglia'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non può riesaminare i fatti del caso, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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Spese accertamento tecnico preventivo: quando si ha diritto
Un proprietario, coinvolto in un accertamento tecnico preventivo (ATP) per infiltrazioni e risultato estraneo ai fatti, ha citato in giudizio la controparte per ottenere il rimborso delle spese legali e tecniche sostenute. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, specificando che le spese dell'accertamento tecnico preventivo non possono essere recuperate con un'azione autonoma per danni. Esse possono essere liquidate solo nel successivo giudizio di merito, a condizione che vi sia un nesso di strumentalità, ovvero che l'ATP sia stato propedeutico a quella specifica causa.
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Assegno ad personam: cosa include dopo il trasferimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20955/2024, ha chiarito la composizione dell'assegno ad personam per i dipendenti pubblici trasferiti da una società statale a un Ministero. La Corte ha stabilito che le indennità di funzione, di rischio e il premio di produzione, se corrisposti con continuità, devono essere inclusi nell'assegno per garantire la parità di trattamento economico. Ha invece escluso il controvalore della polizza sanitaria, poiché la sua funzione è sostituita dal sistema assistenziale dell'ente di destinazione. La decisione si fonda sul principio della continuità sostanziale della retribuzione, prevalendo sulla classificazione formale delle singole voci.
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Risoluzione del contratto: non basta un piccolo errore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12842/2024, ha stabilito che non si può chiedere la risoluzione del contratto se l'inadempimento della controparte è di scarsa importanza. Nel caso specifico, un acquirente aveva versato un saldo leggermente inferiore al dovuto per un errore di calcolo sulle imposte. I giudici hanno respinto la richiesta di risoluzione del contratto avanzata dal venditore, evidenziando come quest'ultimo avesse agito contro la buona fede, intentando subito una causa invece di chiedere l'integrazione del pagamento.
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Indennità per occupazione: quando è dovuta?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32707/2024, chiarisce un importante principio in materia di lavori su fondi altrui. Un'impresa edile perde il proprio appello per un vizio di notifica, ma la Corte accoglie il ricorso di due condomini. Viene stabilito che l'indennità per occupazione, prevista dall'art. 843 c.c., spetta per il solo fatto che la proprietà privata sia stata temporaneamente occupata per lavori necessari, senza che il proprietario debba dimostrare un danno economico ulteriore. La semplice preclusione della facoltà di uso del fondo è sufficiente a giustificare la compensazione.
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