LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 907 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

Pagina 4 di 5

Altri anni per Art. 907 Codice Civile

Servitù per futuro edificio: prescrizione decennale
Una proprietaria contestava la costruzione di una veranda da parte dei vicini, realizzata in virtù di un vecchio accordo. La Corte di Cassazione ha stabilito che la concessione di una servitù per futuro edificio (art. 1029, co. 2, c.c.) non crea un diritto reale immediato, ma un rapporto obbligatorio. Di conseguenza, tale diritto è soggetto alla prescrizione ordinaria di dieci anni, decorrente dalla data dell'accordo e non dal momento della costruzione, annullando la decisione della Corte d'Appello che aveva applicato il termine ventennale dei diritti reali.
Continua »
Servitù di veduta: i requisiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20705/2024, ha chiarito i requisiti per l'acquisizione di una servitù di veduta per usucapione. Il caso riguardava una lite tra vicini in cui uno dei proprietari sosteneva di aver acquisito tale diritto tramite un'apertura al piano terra. La Corte ha respinto la domanda, sottolineando che per una veduta non basta la semplice possibilità di ispezionare il fondo altrui (inspectio), ma è necessaria anche la possibilità di affacciarsi comodamente e in sicurezza (prospectio). La Corte ha inoltre cassato parzialmente la sentenza d'appello per un errore di extrapetizione, avendo i giudici di secondo grado pronunciato su una finestra non oggetto della causa, senza però modificare la sostanza della decisione principale.
Continua »
Diritto di veduta: no a coperture su terrazzi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15906/2024, ha confermato la demolizione di una struttura realizzata su un terrazzo privato in condominio. La Corte ha stabilito che il diritto di veduta in appiombo del proprietario del piano superiore prevale sulle esigenze di privacy del proprietario sottostante. La controversia non riguarda l'uso più intenso della cosa comune (art. 1102 c.c.), ma un conflitto tra diritti su proprietà esclusive, regolato dall'art. 907 c.c. sulle distanze delle costruzioni dalle vedute.
Continua »
Ricorso inammissibile: Cassazione e doppia conforme
Due proprietari appellano in Cassazione dopo essere stati condannati per violazione delle distanze edilizie. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. La decisione si basa sulla regola della "doppia conforme", poiché la sentenza d'appello aveva confermato il giudizio di primo grado sugli stessi presupposti. Inoltre, gli argomenti degli appellanti sono stati considerati una mera critica alla valutazione dei fatti dei giudici di merito, un'attività preclusa in sede di legittimità.
Continua »
Integrazione contraddittorio: ricorso inammissibile
Una proprietaria ha impugnato in Cassazione la decisione della Corte d'Appello in una causa contro un'azienda sanitaria locale per la violazione delle distanze edilizie. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la ricorrente non ha rispettato l'ordine di procedere all'integrazione del contraddittorio, omettendo di notificare l'atto ad altre parti necessarie del giudizio entro il termine stabilito. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto delle norme procedurali.
Continua »
Distanza dalle vedute: terrapieno e demolizione
Una società cooperativa realizza un terrapieno a meno di tre metri dalle finestre dei vicini, limitandone la visuale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8283/2024, ha stabilito che un terrapieno artificiale è a tutti gli effetti una "costruzione" e che la violazione della distanza dalle vedute, tutelata come diritto reale assoluto, impone la rimozione dell'opera (rimessione in pristino) e non un semplice risarcimento.
Continua »
Distanza tra costruzioni: tenda è costruzione?
Una società di gestione patrimoniale ha installato una grande tenda retrattile dotata di una complessa e fissa struttura metallica. I proprietari degli appartamenti vicini hanno intrapreso un'azione legale, sostenendo che l'opera violasse le normative sulla distanza tra costruzioni. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi di giudizio precedenti, ha stabilito che, a causa della sua struttura permanente e della creazione di nuovo volume, la tenda doveva essere considerata una "costruzione" a tutti gli effetti. Di conseguenza, era tenuta a rispettare le distanze legali minime dalle vedute dei vicini. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Modifica della domanda: quando è troppo tardi in causa
Un proprietario ha citato in giudizio i vicini per una veranda costruita in violazione delle norme sulle distanze. Successivamente, ha tentato di modificare la domanda, sostenendo la carenza del diritto di proprietà dei vicini sull'area. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di questa modifica della domanda perché presentata tardivamente, oltre i termini processuali consentiti. La Corte ha ribadito che i fatti e le ragioni giuridiche a sostegno di una causa devono essere definiti all'inizio del processo, respingendo il ricorso.
Continua »
Servitù di veduta: Cassazione su usucapione e prove
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7055/2024, ha rigettato il ricorso di una proprietaria condannata a demolire parzialmente una sopraelevazione per violazione di una servitù di veduta. La Corte ha stabilito che la valutazione delle prove testimoniali, che avevano dimostrato l'acquisto del diritto per usucapione da parte del vicino, spetta ai giudici di merito e non è sindacabile in sede di legittimità, anche se in apparente contrasto con atti pubblici.
Continua »
Ricorso inammissibile: quando non si può contestare
Una controversia tra fratelli sulla distanza legale di una tettoia porta a una pronuncia della Corte di Cassazione. Il ricorso della parte soccombente viene dichiarato inammissibile perché, invece di denunciare vere violazioni di legge, mirava a un riesame delle prove e dei fatti già valutati nei due precedenti gradi di giudizio. La Corte ribadisce che il giudizio di legittimità non è un terzo grado di merito e chiarisce i limiti del ricorso in caso di 'doppia conforme'.
Continua »
Diritto di veduta e distanze: la Cassazione decide
In un caso riguardante la costruzione di una scala metallica a meno di tre metri dalle finestre di una proprietà vicina, la Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale sul diritto di veduta. La Corte ha stabilito che, prima di poter ordinare la rimozione di una costruzione per violazione delle distanze, è necessario accertare che il proprietario della finestra abbia un legittimo diritto di veduta, costituito come servitù per contratto, usucapione o altra modalità prevista dalla legge. La semplice esistenza di una finestra, anche da lungo tempo, non è di per sé sufficiente. La sentenza di appello, che aveva ordinato la rimozione della scala basandosi solo sulla violazione della distanza, è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame.
Continua »
Giudicato successore titolo particolare: la Cassazione
In una complessa vicenda immobiliare, la Corte di Cassazione ha delineato i confini dell'efficacia di una sentenza definitiva (giudicato) nei confronti di chi acquista un diritto durante il processo. La Corte ha stabilito che per il giudicato successore a titolo particolare, l'efficacia è automatica per le azioni personali (come la restituzione), ma per le azioni reali (come la negazione di una servitù), è subordinata alla preventiva trascrizione della domanda giudiziale nei registri immobiliari. Poiché tale trascrizione mancava, la Corte ha annullato la decisione d'appello su questo specifico punto.
Continua »
Distanze tra costruzioni: quando si applica l’art. 907
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso riguardante la violazione delle distanze tra costruzioni. La controversia verteva su un muro e una terrazza realizzati a distanza inferiore a quella legale. La Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che il ricorso mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e ha ribadito l'inapplicabilità di deroghe in assenza di costruzioni in aderenza.
Continua »
Nozione di costruzione: anche un telo è una costruzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che una struttura composta da un telo scuro e paletti metallici, se stabilmente ancorata al suolo, rientra nella nozione di costruzione. Di conseguenza, deve rispettare le distanze legali previste dall'art. 907 c.c. rispetto alle vedute dell'edificio vicino. Il ricorso del proprietario, che sosteneva la natura precaria e facilmente amovibile della struttura, è stato respinto perché mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
Continua »
Distanze vedute laterali: no al divieto assoluto
La Corte di Cassazione ha chiarito che la violazione delle distanze per vedute laterali e oblique (art. 906 c.c.) non giustifica un divieto assoluto di installare un parapetto su un terrazzo. Il caso riguardava un proprietario che aveva trasformato un tetto in un terrazzo calpestabile, installando una ringhiera a una distanza inferiore ai 75 cm dalla finestra del vicino. La Corte d'Appello aveva erroneamente imposto la rimozione della ringhiera e un divieto generale di apporne altre. La Cassazione ha annullato tale decisione, specificando che il rimedio corretto è la 'rimessione in pristino', che in questo contesto significa rimuovere la struttura non conforme, ma senza precludere al proprietario la possibilità di installarne una nuova che rispetti le distanze legali, qualora lo stato dei luoghi lo consenta.
Continua »
Distanza dalle vedute: la Cassazione fa chiarezza
Un proprietario costruisce una tettoia violando la distanza dalle vedute del vicino. La Cassazione conferma la demolizione, ribadendo che la norma sulla distanza dalle vedute (art. 907 c.c.) prevale sui regolamenti edilizi locali e che la domanda di tutela non si considera 'nuova' in appello se il bene protetto è lo stesso.
Continua »
Distanze tra costruzioni: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario contro la sentenza d'appello in una controversia sulle distanze tra costruzioni. La Corte ha stabilito che non è possibile, in sede di legittimità, richiedere una nuova valutazione dei fatti, come la distinzione tra luce e veduta, né introdurre questioni nuove non dibattute nei precedenti gradi. Il ricorso è stato respinto perché mirava a un riesame del merito, vietato in Cassazione.
Continua »
Servitù di veduta: Cassazione su distanze e spese
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta un caso di violazione della servitù di veduta a causa di una nuova costruzione. La Corte ha confermato che il diritto di veduta può essere acquisito per usucapione e che la sua esistenza è una valutazione di fatto insindacabile in sede di legittimità. Il punto cruciale della decisione, però, riguarda le spese legali: la Cassazione ha annullato la sentenza d'appello perché, pur avendo parzialmente riformato la decisione di primo grado, non aveva ricalcolato le spese processuali. Viene ribadito il principio secondo cui il giudice d'appello deve sempre procedere a una nuova regolamentazione delle spese dell'intero giudizio in caso di modifica, anche parziale, della sentenza impugnata.
Continua »
Distanze legali vedute: veranda e diritto di affaccio
La Corte di Cassazione ha chiarito che la costruzione di una veranda, pur interessando parti comuni dell'edificio, non può violare il diritto di veduta in appiombo del proprietario dell'appartamento superiore. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente applicato le norme sull'uso della cosa comune (art. 1102 c.c.) invece di quelle specifiche a tutela delle distanze legali vedute (art. 907 c.c.), affermando la prevalenza della protezione del diritto di affaccio.
Continua »
Distanza vedute: la Cassazione sulla demolizione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario condannato a demolire una sopraelevazione del suo immobile. L'opera, pur urbanisticamente legittima, violava la distanza vedute minima di tre metri dalla proprietà del vicino, come previsto dall'art. 907 del codice civile. La Corte ha ribadito che il diritto alla veduta è un diritto reale assoluto, la cui tutela prevale su considerazioni di legittimità amministrativa o di eccessiva onerosità della demolizione, confermando l'ordine di ripristino dello stato dei luoghi.
Continua »