LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 907 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 907 Codice Civile

Distanze tra costruzioni: Ristrutturazione o Nuova Opera? La Cassazione chiarisce
La Cassazione ha respinto il ricorso di alcuni proprietari che contestavano le opere realizzate dalla vicina. Essi sostenevano che la vicina avesse costruito una "nuova costruzione" violando le **distanze tra costruzioni** e il diritto di veduta. La Corte ha confermato che si trattava di una "ristrutturazione" conforme alle norme urbanistiche e alle distanze preesistenti, anche in zona a vincolo assoluto. Ha inoltre stabilito che le aperture dei ricorrenti non configuravano un vero "diritto di veduta". Infine, ha chiarito che il "danno in re ipsa" per violazione delle distanze non è automatico e può essere escluso se non si dimostra un effettivo pregiudizio.
Continua »
Destinazione del padre di famiglia: eredità e servitù
Due sorelle ereditano dal padre un terreno insieme ad altri familiari. Nel 1992 le eredi dividono il bene e una porzione viene poi venduta ad un vicino. Questo realizza un nuovo fabbricato non rispettando le distanze legali rispetto alle finestre delle sorelle. Le proprietarie chiedono il rispetto della servitù, ma i giudici d'appello negano il diritto sostenendo che la precedente comunione ereditaria impedisse il sorgere del vincolo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso delle sorelle. I giudici chiariscono che la destinazione del padre di famiglia opera proprio al momento della divisione dei fondi tra gli eredi, se lo stato dei luoghi è stato mantenuto inalterato. Inoltre, la deroga alle distanze per la presenza di strade pubbliche richiede presupposti specifici che la sentenza impugnata non ha motivato. Le sorelle ottengono così l'annullamento della decisione e il rinvio della causa.
Continua »
Distanze legali tra edifici: finestra contesa e ricorso inammissibile
Due proprietari hanno contestato la sopraelevazione di un edificio confinante, ritenendo violasse le distanze legali tra edifici e chiudesse le loro finestre. Il Tribunale aveva dato loro ragione, qualificando le aperture come "vedute". La Corte d'Appello ha ribaltato la decisione, considerandole semplici "luci", per le quali le norme sulle distanze erano meno restrittive. I proprietari hanno presentato ricorso in Cassazione, ma la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile. Il motivo principale è stato un errore nella notifica del ricorso a una delle parti, che non è andata a buon fine e non è stata correttamente riattivata dai ricorrenti.
Continua »
Violazione distanze costruzioni: il diritto di veduta prevale sull’abuso
La Corte Suprema ha esaminato un caso di violazione distanze costruzioni tra due proprietari. La Proprietaria del piano superiore ha citato in giudizio l'Inquilina del piano inferiore per la rimozione di una tettoia con pareti sul terrazzo, realizzata senza autorizzazioni e che limitava la sua veduta. L'Inquilina ha eccepito l'usucapione e contestato la base della domanda. La Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Inquilina. Ha ribadito che la violazione delle distanze legali (Art. 907 c.c.) causa un "danno in re ipsa", non richiedendo prova specifica del pregiudizio. La domanda di usucapione è stata respinta per mancanza di prova.
Continua »
Autorizzazione impianto idroelettrico: il PEAR prevale sulle circolari
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di alcuni Proprietari contro l'autorizzazione unica per un impianto idroelettrico rilasciata a un'Azienda dalla Provincia. I Proprietari contestavano l'applicazione delle norme regionali sul Piano Energetico Ambientale Regionale (PEAR), che individuava aree non idonee per tali impianti, e il rispetto delle distanze legali. La Corte ha accolto il primo motivo, affermando che il divieto di localizzazione stabilito dal PEAR si applica alle istanze di autorizzazione unica presentate dopo la sua entrata in vigore, anche se la concessione di derivazione acqua era precedente. Le circolari interpretative non possono modificare la legge. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'autorizzazione impianto idroelettrico, accogliendo le ragioni dei Proprietari e cassando la sentenza precedente.
Continua »
Diritto di Veduta in Appiombo: Manufatto su Balcone e Sentenza Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante il diritto di veduta in appiombo. Un proprietario aveva costruito un manufatto in legno e vetri sul proprio balcone. I vicini del piano superiore lamentavano che questa struttura ostruiva la loro veduta. I giudici di merito avevano ordinato la demolizione. Il proprietario ha proposto ricorso, sostenendo l'errata applicazione dell'Art. 906 c.c. anziché l'Art. 907 c.c. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diritto di veduta in appiombo era stato violato e che la decisione dei giudici precedenti era corretta. Il ricorrente dovrà pagare le spese legali.
Continua »
Distanze Minime tra Edifici: Quando la finestra non fronteggia
In un caso complesso riguardante le **distanze minime tra edifici**, un'Azienda costruttrice aveva venduto un appartamento. Un'altra Azienda confinante ha citato in giudizio l'Acquirente per la violazione delle distanze legali, chiedendo la demolizione. L'Acquirente ha chiamato in causa l'Azienda costruttrice. La Corte d'Appello aveva imposto all'Acquirente di arretrare l'appartamento. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda costruttrice. Ha stabilito che l'obbligo di rispettare i 10 metri tra pareti finestrate e antistanti non si applica se le due pareti aderiscono completamente in basso e una finestra non fronteggia l'altra parete, essendo quest'ultima più bassa, senza spazi vuoti o intercapedini. La sentenza di appello è stata cassata.
Continua »
Distanze tra costruzioni: L’Aumento di Volume Trasforma la Ristrutturazione
Un Proprietario ha citato in giudizio i Vicini per aver demolito e ricostruito un fabbricato con altezza superiore, violando le distanze tra costruzioni. I Vicini sostenevano fosse una mera ristrutturazione. La Corte d'Appello ha condannato i Vicini a demolire o arretrare l'intero fabbricato, qualificando l'intervento come "nuova costruzione" per l'aumento di volume. La Cassazione ha confermato che l'aumento di altezza configura una nuova costruzione soggetta alle distanze legali. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello, stabilendo che, in assenza di norme locali specifiche, l'ordine di ripristino deve limitarsi alle sole parti che eccedono le dimensioni originarie dell'edificio.
Continua »
Diritto di veduta e distanze legali: veranda salva
I Proprietari di un appartamento chiedono la rimozione della veranda realizzata dal Vicino sul terrazzo sottostante. Gli attori lamentano la violazione delle distanze legali e la lesione del loro diritto di veduta. Il Vicino contesta la natura delle aperture superiori, prive della possibilità di affaccio per la presenza di davanzali sporgenti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Vicino. I Giudici stabiliscono che per configurare un vero diritto di veduta non basta la semplice facoltà di guardare (inspectio). Serve anche la concreta possibilità di affacciarsi in sicurezza (prospectio). Inoltre, la Suprema Corte precisa che le distanze tra edifici si applicano solo a costruzioni fronteggianti, annullando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
Continua »
Distanze legali tra costruzioni: muro privato e opere abusive
Un proprietario ha eseguito importanti lavori di ristrutturazione sul proprio immobile, trasformando una tettoia in un terrazzo praticabile e installando pareti in vetrocemento e tubazioni a ridosso del confine. La società confinante ha promosso un'azione giudiziaria contestando l'omesso rispetto delle distanze legali tra costruzioni e la lesione della propria privacy. I giudici di merito hanno accertato che il muro divisorio apparteneva in via esclusiva alla società attrice, la quale aveva edificato per prima. Di conseguenza, le nuove opere del vicino risultavano abusive per mancata richiesta di comunione del muro e per violazione delle distanze relative a vedute e condutture. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del proprietario, confermando l'ordine di arretramento e rimozione dei manufatti illeciti.
Continua »
Distanze legali: balcone troppo vicino e sopraelevazione
Il Proprietario Sottostante ha contestato la costruzione, da parte del Proprietario dell'Ultimo Piano, di una sopraelevazione e di un balcone aggettante sul lastrico solare sovrastante. Il balcone violava le distanze legali rispetto alla finestra sottostante. Inoltre, il Proprietario Sottostante richiedeva l'indennità di sopraelevazione. La Corte d'Appello aveva rigettato le richieste. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che le distanze legali di tre metri si applicano anche in senso verticale ai balconi e hanno carattere assoluto. Inoltre, ha chiarito che l'indennità di sopraelevazione è sempre dovuta in caso di aumento di volumetria, senza che rilevi la proprietà della colonna d'aria. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Distanze tra costruzioni: quando il muro di cinta non è un abuso
Il Proprietario Ricorrente ha citato in giudizio Il Proprietario Vicino lamentando la violazione delle distanze tra costruzioni per un ampliamento edilizio a soli 1,05 metri dal confine, oltre alla violazione di una presunta servitù di veduta esercitata da una ringhiera sopra un muro di contenimento. La Corte d'Appello ha respinto le domande, ritenendo che il muro avesse solo funzione di recinzione e non fosse una vera costruzione, escludendo anche il diritto di veduta. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso del Proprietario Ricorrente, confermando che un muro divisorio non costituisce una costruzione rilevante per le distanze legali e non può far nascere una servitù di veduta, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Distanze legali tra costruzioni: scale e ballatoio da arretrare
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino chiedendo l'arretramento di due rampe di scale e di un ballatoio costruiti a ridosso del confine, in violazione delle distanze legali tra costruzioni. Il vicino si è difeso sostenendo di aver acquistato il diritto per usucapione e che il ballatoio non era stato contestato fin dall'inizio. La Corte d'Appello ha accolto la domanda del proprietario, ordinando l'arretramento delle opere. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso del vicino. I giudici hanno chiarito che la richiesta iniziale di demolire tutte le opere comprendeva anche il ballatoio e che le prove sull'usucapione erano del tutto insufficienti e non rivalutabili in sede di legittimità. Di conseguenza, il vicino deve arretrare le strutture e pagare le spese processuali.
Continua »
Distanze dalle vedute: la Cassazione ordina di arretrare il capannone
Una proprietaria ha citato in giudizio i vicini confinanti per l'abusiva installazione di una scala a chiocciola sul proprio spiazzo esclusivo e per la costruzione di un capannone in lamiera a distanza inferiore a quella legale dalla propria finestra. La Corte d'Appello ha accertato la proprietà esclusiva dello spiazzo in capo alla donna e ha ordinato l'arretramento del capannone per violazione delle distanze dalle vedute. I vicini hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'apertura fosse solo una luce irregolare e contestando la proprietà dell'area. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'apertura è una veduta e che i giudici di merito hanno correttamente valutato le prove e i titoli di proprietà. I vicini perdono la causa e devono rimuovere la scala e arretrare il capannone.
Continua »
Regolamento condominiale contrattuale: demolita la sopraelevazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo di demolizione di una sopraelevazione realizzata sul lastrico di copertura di un locale commerciale. La Società Confinante aveva lamentato la violazione delle distanze legali e del regolamento condominiale contrattuale. La Suprema Corte ha ribadito che le clausole limitative del regolamento condominiale contrattuale sono vincolanti per l'acquirente che ne abbia dichiarato la conoscenza e l'accettazione nel rogito, anche senza trascrizione. Inoltre, la nuova opera, posta a soli tre centimetri dal balcone sovrastante, violava la distanza minima di tre metri prescritta per tutelare il diritto di veduta in appiombo.
Continua »