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Art. 905 Codice Civile — Anno 2023

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Altri anni per Art. 905 Codice Civile

Distanze legali: quando il seminterrato è costruzione
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per il calcolo delle distanze legali tra edifici, stabilendo che un seminterrato che emerge anche solo parzialmente dal suolo deve essere considerato una costruzione. La sentenza precisa che la nozione di costruzione è stabilita dal Codice Civile e non può essere modificata dai regolamenti comunali. Inoltre, viene confermato che i balconi di ampie dimensioni rientrano nel computo delle distanze, mentre la costruzione in aderenza è valida anche in presenza di minime intercapedini dovute ad anomalie tecniche colmabili.
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Veduta e distanze legali: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha affrontato un contenzioso riguardante la trasformazione di un tetto in lastrico solare e la costruzione di una scala esterna. Il punto centrale della disputa riguarda la qualificazione di un'apertura posta in un bagno come veduta o semplice luce. I ricorrenti contestavano l'ordine di arretramento della scala, sostenendo che l'apertura del vicino non permettesse un comodo affaccio. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito deve accertare rigorosamente le caratteristiche strutturali dell'apertura per definirla come veduta, non potendo basarsi su presunzioni senza analizzare dimensioni e altezza dal suolo.
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Soccombenza virtuale e spese: chi paga?
In una controversia riguardante il rispetto delle distanze legali per le vedute, il vicino ha modificato le aperture in corso di causa, portando alla cessazione della materia del contendere. La Corte d'Appello ha deciso per la compensazione delle spese, ma la Cassazione ha annullato tale statuizione. Secondo la Suprema Corte, l'adempimento spontaneo tardivo non esclude la soccombenza virtuale della parte che ha inizialmente resistito alla domanda, obbligandola quindi a rifondere le spese legali all'attore che è stato costretto a rivolgersi alla giustizia.
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Servitù di non affaccio: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla demolizione di un balcone e altre opere edilizie realizzate in violazione delle distanze legali. Il fulcro della controversia riguarda la configurabilità di una servitù di non affaccio, ovvero un diritto che impedisce al vicino di esercitare la veduta sul fondo confinante. La Corte ha rilevato la necessità di chiarire se tale servitù possa essere costituita validamente in deroga ai regolamenti urbanistici e se sia suscettibile di acquisto per usucapione. Data la complessità delle questioni giuridiche, la causa è stata rimessa alla pubblica udienza per una decisione nomofilattica.
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Distanze legali: quando scatta la demolizione?
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo alla ristrutturazione di un immobile che avrebbe violato le distanze legali e il diritto di veduta del vicino. La Suprema Corte ha chiarito che per richiedere l'arretramento di una costruzione basandosi sulla violazione delle vedute, è necessario dimostrare l'esistenza di un titolo o l'acquisto per usucapione del diritto di veduta stesso. Inoltre, è stato stabilito che la violazione delle norme urbanistiche locali sull'altezza degli edifici, se non riguardano direttamente lo spazio tra le costruzioni, comporta solo il risarcimento del danno e non la demolizione.
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Distanze legali: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello relativa a una controversia sulle distanze legali di una costruzione e sull'usucapione di una servitù di veduta. La Suprema Corte ha ritenuto la motivazione d'appello contraddittoria per non aver identificato con chiarezza la norma violata (regolamento locale o Codice Civile). Inoltre, ha specificato che per l'usucapione di una servitù di veduta non basta la presenza ventennale di un'apertura, ma è necessario che questa si trovi a una distanza inferiore a quella legale.
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Usucapione servitù di veduta: i requisiti chiave
La Cassazione ha chiarito i presupposti per l'usucapione servitù di veduta, annullando una sentenza di merito. Per l'usucapione è sufficiente la presenza di opere visibili e permanenti, come parapetti o muretti, che rendano possibile l'affaccio sul fondo vicino, senza che sia necessaria la prova del continuo e attivo esercizio della veduta. La Corte ha ribadito che la visibilità delle opere esclude la clandestinità del possesso.
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Valutazione della prova: limiti del ricorso Cassazione
In una controversia su una presunta servitù di veduta, la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei proprietari. La Corte ribadisce che la valutazione della prova, inclusa l'interpretazione di una perizia tecnica (CTU), è di competenza esclusiva del giudice di merito e non può essere oggetto di un nuovo esame in sede di legittimità, a meno che non si violino specifiche norme legali sulla prova o la motivazione sia del tutto assente.
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