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Art. 902 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 902 Codice Civile

Regolamento di confini e veduta: la Cassazione contro i vicini
Due proprietari hanno citato in giudizio i vicini di casa per ottenere l'accertamento dell'acquisto per usucapione di una servitù di veduta e la rimozione di una roulotte posizionata appositamente per ostacolare la visuale. Gli attori hanno inoltre richiesto il formale regolamento di confini con abbattimento della recinzione irregolare. I vicini si sono opposti sostenendo la certezza dei limiti fisici e la natura di semplice luce della finestra. La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso dei vicini soccombenti. I giudici hanno chiarito che la presenza di barriere difformi dalle mappe catastali giustifica la domanda di confine. La Corte ha altresì confermato il diritto di veduta maturato nel tempo e l'obbligo di rimuovere ogni ostacolo illecito.
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Specificità dei motivi di appello: stop a formalismi
La proprietaria di un giardino cita in giudizio il vicino per ottenere il ripristino di un'apertura modificata sulla facciata dopo alcuni lavori edilizi. Il Tribunale respinge la domanda possessoria. La proprietaria propone impugnazione, ma la Corte d'Appello dichiara l'atto inammissibile ritenendolo troppo generico. La Suprema Corte accoglie il ricorso della donna. I giudici di legittimità chiariscono che la specificità dei motivi di appello non richiede formule sacramentali o la redazione di una sentenza alternativa. È sufficiente che l'atto indichi i punti contestati e le ragioni di dissenso, come la distinzione tra luci irregolari e vedute. La decisione impugnata viene quindi annullata con rinvio a una nuova sezione della Corte territoriale.
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Luce irregolare sul confine: la finestra abusiva va modificata
La proprietaria di un immobile agisce contro i vicini confinanti a seguito di lavori post-terremoto. I vicini hanno modificato un'apertura preesistente, abbassando il davanzale e rendendo agevole la vista sul fondo confinante. La proprietaria chiede il ripristino dello stato originario. La Corte d'Appello ordina la regolarizzazione dell'apertura qualificandola come luce irregolare. Gli eredi dei vicini propongono ricorso in Cassazione. Gli eredi eccepiscono il difetto di interesse ad agire e vizi procedurali. La Corte di Cassazione rigetta integralmente il ricorso. Il giudice conferma che il vicino confinante può sempre esigere l'adeguamento della luce irregolare ai parametri di legge, impedendo sguardi indiscreti sulla propria area. I ricorrenti soccombenti devono rimborsare le spese legali.
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Distanze dalle vedute: la Cassazione ordina di arretrare il capannone
Una proprietaria ha citato in giudizio i vicini confinanti per l'abusiva installazione di una scala a chiocciola sul proprio spiazzo esclusivo e per la costruzione di un capannone in lamiera a distanza inferiore a quella legale dalla propria finestra. La Corte d'Appello ha accertato la proprietà esclusiva dello spiazzo in capo alla donna e ha ordinato l'arretramento del capannone per violazione delle distanze dalle vedute. I vicini hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'apertura fosse solo una luce irregolare e contestando la proprietà dell'area. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'apertura è una veduta e che i giudici di merito hanno correttamente valutato le prove e i titoli di proprietà. I vicini perdono la causa e devono rimuovere la scala e arretrare il capannone.
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Innalzamento di luci irregolari: il condomino perde in Cassazione
Un condomino trasforma una veranda in appartamento, modificando le finestre sul muro comune. Il Condominio e alcuni proprietari chiedono la rimessione in pristino e la regolarizzazione delle aperture. Il Tribunale ordina l'innalzamento di luci irregolari fino a 2,50 metri. La Corte d'Appello conferma la decisione. Il condomino ricorre in Cassazione, lamentando che la sentenza sia stata decisa prima dei termini difensivi e che l'ordine di innalzamento costituisca un vizio di ultrapetizione (decisione oltre le richieste). La Suprema Corte rigetta il ricorso: la data di deliberazione anteriore è un mero errore materiale se la pubblicazione avviene dopo la scadenza dei termini. Inoltre, la richiesta di regolarizzazione delle luci include implicitamente l'innalzamento all'altezza minima di legge. Il condomino perde la causa e deve pagare le spese.
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