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Art. 901 Codice Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 901 Codice Civile

Distanze legali per vedute: la doppia causa blocca il verdetto
I comproprietari di un immobile agivano in giudizio contro i vicini lamentando la violazione delle distanze legali per vedute a causa di un'apertura sul confine, chiedendone la chiusura o la regolarizzazione come luce. Nelle more, un secondo giudizio tra le stesse parti accertava l'illegittimità della veduta, ordinando il ripristino di una grata metallica. Questa seconda decisione passava in giudicato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei comproprietari, confermando l'improponibilità della prima causa. Essendo già stato accertato con efficacia di giudicato l'obbligo di eliminare la veduta illecita, la domanda subordinata di regolarizzazione della luce (proposta solo in caso di mancato riconoscimento della veduta) non doveva essere esaminata, escludendo ogni omessa pronuncia.
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Distanze legali tra costruzioni: demolizione sì, risarcimento no
Il Proprietario di un fondo ha citato in giudizio La Confinante per aver costruito un garage e una scala esterna senza rispettare le distanze legali tra costruzioni. La Corte d'Appello ha ordinato l'arretramento delle opere a dieci metri dal fabbricato e a cinque dal confine, oltre a un risarcimento di cinquemila euro. La Cassazione ha confermato l'obbligo di arretramento, ma ha accolto il ricorso della Confinante sul risarcimento. I giudici hanno stabilito che il danno da violazione delle distanze legali tra costruzioni non è automatico (in re ipsa), ma deve essere concretamente allegato e provato dal danneggiato. La causa è stata rinviata per rideterminare il risarcimento.
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Diritto di veduta e grata sul terrazzo: decide la Cassazione
I Proprietari del Terrazzo chiedono la demolizione della sopraelevazione realizzata dalla Vicina, ritenendola lesiva del loro diritto di veduta. La Vicina si difende sostenendo che la presenza di una grata in ferro sul parapetto del terrazzo, installata anni prima, impedisse l'affaccio e quindi escludesse l'esistenza di una vera e propria veduta acquisita per usucapione. La Corte d'Appello dà ragione alla Vicina. La Corte di Cassazione, tuttavia, accoglie il ricorso dei Proprietari del Terrazzo: la sola presenza di una grata non trasforma automaticamente una veduta in una semplice luce. È necessario verificare in concreto se l'ampiezza delle maglie della grata consenta comunque l'affaccio e la visione laterale e obliqua. La causa viene quindi rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Luci irregolari: il vetrocemento è muro ma le spese si compensano
I comproprietari di un immobile hanno contestato la modifica di tre aperture sul muro di confine da parte dell'azienda conduttrice del fondo vicino. Un vecchio accordo transattivo prevedeva la presenza di vetrocemento nella parte inferiore delle aperture. L'azienda ha invece installato un infisso in vetro retinato liscio, creando di fatto delle luci irregolari. La Corte di Cassazione ha confermato che il vetrocemento equivale a un muro e non può essere sostituito con un comune infisso, anche se fisso. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso dell'azienda sulla ripartizione delle spese legali di primo grado. La Corte d'appello non poteva modificare d'ufficio la compensazione delle spese decisa in primo grado senza un appello specifico dei vicini. L'azienda ottiene così l'annullamento della condanna alle spese del primo giudizio.
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Diritto di Panorama: la Bella Vista non Salva il Condominio
Un proprietario ha citato in giudizio un Condominio per la demolizione di una balaustra che permetteva di guardare nel suo fondo. Il Condominio si è difeso invocando il cosiddetto 'diritto di panorama'. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto fondamentale: il diritto di panorama non è un diritto autonomo che può giustificare la violazione delle norme sulle distanze e sulle aperture (luci e vedute). Il diritto del vicino a non subire ispezioni prevale sul semplice godimento di una bella vista. Di conseguenza, la Corte ha dato ragione al proprietario, stabilendo che l'apertura doveva essere regolarizzata secondo legge, a prescindere dal panorama.
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Chiusura vedute illegittime: il Giudice non può regolarizzarle
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino per ottenere la chiusura di due finestre aperte sul muro di confine, ritenendole illegittime. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla chiusura delle vedute illegittime. Se un cittadino chiede al giudice di ordinare la chiusura di una finestra perché costituisce una 'veduta' non autorizzata, il giudice non può decidere autonomamente di 'declassarla' e ordinarne la semplice regolarizzazione come 'luce'. La domanda di chiusura e quella di regolarizzazione sono legalmente distinte e non intercambiabili. Imporre la regolarizzazione invece della chiusura richiesta costituisce un errore processuale (ultrapetizione). La Corte ha quindi annullato la decisione precedente e ha rinviato il caso a un nuovo giudice.
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