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Art. 875 Codice Civile — Anno 2023

Altri anni per Art. 875 Codice Civile

Distanze legali tra costruzioni: donare la casa non evita i danni
Una proprietaria confinante ha citato in giudizio il vicino per aver edificato un ampliamento violando le distanze legali tra costruzioni, ottenendo la condanna alla demolizione e al risarcimento dei danni. Il costruttore ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che la vicina non avesse più interesse ad agire, poiché non aveva trascritto la domanda giudiziale e lui aveva nel frattempo donato l'immobile ai figli. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, anche in caso di vendita del bene a terzi, l'interesse al risarcimento del danno contro l'autore materiale dell'abuso persiste. Inoltre, la richiesta del costruttore di applicare il principio di prevenzione è stata dichiarata inammissibile per mancanza di prove specifiche sulle strutture preesistenti sul confine. Il costruttore perde definitivamente la causa.
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Distanze legali tra costruzioni: demolizione contro indennizzo
Un vicino ha citato in giudizio una cooperativa edilizia contestando la violazione delle distanze legali tra costruzioni stabilite dal piano regolatore comunale. Il tribunale e la corte d'appello hanno ordinato alla cooperativa di arretrare l'edificio calcolando la distanza dal punto estremo dei balconi. La cooperativa ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo, tra l'altro, che la demolizione fosse troppo onerosa e che si dovesse applicare solo un risarcimento in denaro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la tutela dei diritti reali esige la rimozione dell'opera abusiva. Non si applica il risarcimento per equivalente se si viola la distanza dal confine, poiché il diritto di proprietà ha carattere assoluto. La cooperativa deve quindi arretrare l'immobile e pagare le spese legali.
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Distanze legali tra costruzioni: accordo privato vs regolamento
I Vicini acquistano un terreno da un'Impresa con l'accordo di poter edificare sul confine in deroga ai regolamenti comunali. L'Impresa costruisce per prima ma non sul confine, bensì a una distanza minima di 17 centimetri, violando sia l'accordo sia il piano regolatore che imponeva una distanza minima di 5 metri dal confine. La Corte d'Appello respinge la domanda di demolizione dei Vicini applicando il principio di prevenzione e ritenendo la distanza trascurabile. La Cassazione accoglie il ricorso dei Vicini: il principio di prevenzione non si applica se i regolamenti locali impongono una distanza minima dal confine. Inoltre, le norme sulle distanze legali tra costruzioni sono assolute e non ammettono tolleranze giudiziarie. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Sopraelevazione e distanze legali: il vicino vince, non la storia
La Corte di Cassazione affronta il tema di **sopraelevazione e distanze legali**. Un proprietario aveva innalzato il tetto del proprio immobile, violando le distanze dal confine previste dal piano regolatore vigente. Egli sosteneva di dover rispettare le norme, meno restrittive, in vigore all'epoca della costruzione originaria dell'edificio. La Corte ha stabilito un principio chiaro: la sopraelevazione che aumenta il volume è una 'nuova costruzione'. Pertanto, deve rispettare le norme sulle distanze in vigore al momento della sua realizzazione, non quelle del passato. Il ricorso del proprietario è stato respinto, dando ragione al vicino che chiedeva l'arretramento dell'opera.
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Distanze tra costruzioni: il muro sul dislivello non conta
Una Proprietaria si oppone alla nuova edificazione di un Ente Ecclesiastico confinante, sostenendo la violazione delle distanze tra costruzioni. La controversia riguarda la natura del muro di cinta della Proprietaria, che funge anche da contenimento per un dislivello naturale del terreno. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: un muro che contiene un terrapieno naturale non si qualifica come 'costruzione' ai fini del calcolo delle distanze. Di conseguenza, il vicino non era tenuto a rispettare alcuna distanza da esso. La Corte ha quindi respinto il ricorso della Proprietaria, dando ragione all'Ente Ecclesiastico.
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Distanze legali: quando il seminterrato è costruzione
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri per il calcolo delle distanze legali tra edifici, stabilendo che un seminterrato che emerge anche solo parzialmente dal suolo deve essere considerato una costruzione. La sentenza precisa che la nozione di costruzione è stabilita dal Codice Civile e non può essere modificata dai regolamenti comunali. Inoltre, viene confermato che i balconi di ampie dimensioni rientrano nel computo delle distanze, mentre la costruzione in aderenza è valida anche in presenza di minime intercapedini dovute ad anomalie tecniche colmabili.
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Autosufficienza del ricorso: regole Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso relativo alla violazione delle distanze legali tra edifici. Il ricorrente contestava la decisione della Corte d'Appello che aveva ordinato l'arretramento di un manufatto a dieci metri dal confine. Tuttavia, il ricorso è stato rigettato per difetto di autosufficienza del ricorso, in quanto mancava una chiara esposizione dei fatti di causa. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorrente deve fornire tutti gli elementi necessari per comprendere la vicenda senza che il giudice debba attingere ad altre fonti processuali.
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Distanze legali: costruire sul confine e aderenza
La Corte di Cassazione ha chiarito i criteri di interpretazione dei regolamenti edilizi locali in materia di distanze legali. Il caso riguardava un fabbricato costruito sul confine ma non in aderenza a quello del vicino. La Corte d'Appello aveva ordinato la demolizione parziale, interpretando restrittivamente la norma locale che consentiva la costruzione in aderenza o sul confine. La Cassazione ha invece stabilito che la congiunzione o ha valore disgiuntivo e che il principio di prevenzione permette al proprietario di scegliere tra diverse opzioni costruttive, purché siano rispettate le distanze minime tra i fabbricati previste dallo strumento urbanistico.
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Distanze tra costruzioni: conta il nuovo piano.
La Corte di Cassazione ha affrontato una controversia relativa alle distanze tra costruzioni in un comune pugliese. Il ricorrente era stato condannato in appello ad arretrare il proprio fabbricato, ma ha eccepito l'omessa applicazione del nuovo Piano Regolatore Generale che consentiva la costruzione in aderenza. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice deve applicare d'ufficio lo ius superveniens favorevole al costruttore, poiché le norme regolamentari locali integrano il Codice Civile e hanno valore di norma giuridica.
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Distanze legali: quando si applica la regola dei 10m
La Corte di Cassazione ha confermato che le distanze legali di 10 metri tra costruzioni, previste dal D.M. 1444/1968, devono essere rispettate anche quando una delle pareti fronteggianti è cieca. Il caso riguardava una nuova costruzione realizzata in violazione di tale norma. La Corte ha ribadito che questa regola tutela la salubrità e la sicurezza, prevalendo sui regolamenti locali e non ammettendo deroghe basate sul principio di prevenzione in caso di nuove edificazioni.
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