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Art. 875 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 875 Codice Civile

Usucapione servitù di distanza: no all’autocertificazione
Un proprietario ha citato in giudizio il vicino per violazione delle distanze legali e sconfinamento. Il vicino ha eccepito l'avvenuta Usucapione servitù di distanza, sostenendo di aver completato le opere venti anni prima e citando un'autocertificazione presentata al Comune per la sanatoria edilizia. La Corte di Cassazione ha confermato che le autocertificazioni amministrative non hanno valore di prova nei rapporti tra privati. Di conseguenza, chi invoca l'usucapione deve dimostrare con prove concrete la data esatta di realizzazione degli elementi strutturali dell'opera abusiva. La Suprema Corte ha rigettato sia il ricorso degli eredi del costruttore sia il ricorso incidentale del proprietario, confermando l'obbligo di demolizione e arretramento dell'immobile abusivo.
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Motivazione per relationem: Cassazione annulla sentenza su distanze e confini
Un proprietario ha avviato una causa per rivendicare un terreno e ottenere il risarcimento dei danni, contestando atti di vendita e chiedendo l'accertamento delle distanze tra costruzioni. I convenuti hanno eccepito l'usucapione e chiesto la garanzia per evizione. Il Tribunale ha accolto in parte la rivendicazione e la domanda sulle distanze. La Corte d'Appello ha confermato, rigettando però la garanzia per evizione. La Cassazione ha annullato la sentenza d'Appello, accogliendo i motivi relativi alla "Motivazione per relationem". La Corte d'Appello aveva infatti richiamato la motivazione di primo grado senza una propria valutazione critica, rendendo la sentenza nulla. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Distanze Minime tra Edifici: Quando la finestra non fronteggia
In un caso complesso riguardante le **distanze minime tra edifici**, un'Azienda costruttrice aveva venduto un appartamento. Un'altra Azienda confinante ha citato in giudizio l'Acquirente per la violazione delle distanze legali, chiedendo la demolizione. L'Acquirente ha chiamato in causa l'Azienda costruttrice. La Corte d'Appello aveva imposto all'Acquirente di arretrare l'appartamento. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda costruttrice. Ha stabilito che l'obbligo di rispettare i 10 metri tra pareti finestrate e antistanti non si applica se le due pareti aderiscono completamente in basso e una finestra non fronteggia l'altra parete, essendo quest'ultima più bassa, senza spazi vuoti o intercapedini. La sentenza di appello è stata cassata.
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Violazione distanze legali: dalla lite all’accordo
Alcuni proprietari hanno avviato un'azione giudiziaria lamentando la violazione delle distanze legali per un fabbricato in costruzione sul confine. L'opera impediva luce e veduta, spingendo i vicini a chiedere la demolizione e il risarcimento dei danni. In secondo grado, i giudici hanno ordinato l'arretramento dell'immobile a cinque metri dal confine oltre al pagamento degli indennizzi. I costruttori hanno quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno stipulato un atto pubblico notarile transattivo con reciproche concessioni e costituzione di servitù, rinunciando a ogni pretesa. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, azzerando le spese processuali.
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Distanze e rinuncia al ricorso in Cassazione: stop alla lite
Una società immobiliare impugnava la decisione d'appello che imponeva l'arretramento di un fabbricato per violazione delle distanze e accertava l'aggravamento di una servitù di passaggio a danno del vicino comproprietario. Nelle more del procedimento di legittimità, la società ha depositato l'atto di rinuncia al ricorso in Cassazione, sottoscritto e accettato dalla controparte. La Suprema Corte ha dichiarato estinto il processo senza provvedere sulle spese processuali, grazie all'accordo tra i contendenti. I giudici hanno inoltre stabilito che l'estinzione per rinuncia impedisce l'applicazione del raddoppio del contributo unificato a carico della parte ricorrente.
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Distanze tra edifici: prevale la legge sul piano comunale
I proprietari di due immobili vicini si sono scontrati in tribunale per il mancato rispetto delle distanze legali. I primi attori chiedevano l'arretramento dell'immobile confinante. I vicini convenuti rispondevano domandando l'arretramento della nuova costruzione avversaria. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda riconvenzionale dei convenuti. Gli eredi della parte convenuta hanno quindi fatto ricorso in Cassazione. Gli Ermellini hanno ribadito che le norme statali sulle distanze tra edifici prevalgono sui piani regolatori comunali. L'obbligo dei dieci metri tra pareti finestrate tutela la salute pubblica ed è inderogabile. La Corte ha accolto il ricorso dei vicini, cassando la pronuncia con rinvio per una nuova verifica dei confini.
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Distanze legali: niente arretramento senza piano valido
Due proprietari citano i vicini per il mancato rispetto dei distacchi edilizi. I vicini rispondono con domanda riconvenzionale contestando la trasformazione di un balcone in veranda e una tettoia nel cortile. Il Tribunale e la Corte di Appello condannano i primi ad arretrare i manufatti di cinque metri dal confine. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei proprietari soccombenti. I giudici di merito hanno applicato distacchi dal confine previsti da varianti urbanistiche prive di formale approvazione provinciale o regionale. Il Piano Regolatore vigente all'epoca imponeva solo distacchi tra edifici frontistanti senza fissare un limite assoluto dal confine. In assenza di una specifica prescrizione locale sul confine, operano la disciplina codicistica e il principio di prevenzione sulle distanze legali.
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Distanze legali tra costruzioni: demolito l’edificio fuori norma
Il Proprietario Confinante ha citato in giudizio I Vicini, contestando la violazione delle distanze legali tra costruzioni. I Vicini avevano infatti edificato alcuni fabbricati a meno di dieci metri dal confine, distanza minima prescritta dal piano regolatore comunale per le zone agricole. I Vicini si difendevano invocando il principio di prevenzione, poiché la norma locale consentiva comunque la costruzione in aderenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Vicini, confermando l'ordine di demolizione. I giudici hanno chiarito che, se il regolamento comunale impone una distanza minima dal confine pur consentendo l'aderenza, il primo costruttore può scegliere solo tra il rispetto della distanza regolamentare o la costruzione sul confine stesso. Non è invece permesso costruire a una distanza intermedia inferiore a quella prescritta.
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Distanze legali tra costruzioni: la Cassazione ferma la lite
I Primi Proprietari hanno citato in giudizio i Vicini per violazione dei confini. I Vicini hanno risposto con una domanda riconvenzionale, contestando la legittimità di una veranda e di una tettoia dei Primi Proprietari. I giudici di merito hanno ordinato l'arretramento dei manufatti a cinque metri dal confine. I Primi Proprietari hanno fatto ricorso in Cassazione, sostenendo l'applicabilità del principio di prevenzione in assenza di norme locali chiare sulle distanze legali tra costruzioni al momento dell'edificazione. La Suprema Corte, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione e ha ordinato al Comune di fornire informazioni ufficiali sulla successione delle regole urbanistiche nel tempo, per verificare quale fosse la reale disciplina applicabile.
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