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Art. 844 Codice Civile — Anno 2022

Altri anni per Art. 844 Codice Civile

Indennità di asservimento: immobile regolare o nessun risarcimento?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una proprietaria che chiedeva un'indennità di asservimento per il deprezzamento del suo immobile, causato dalla costruzione di una strada a scorrimento veloce. L'opera pubblica aveva ridotto luminosità, areazione e aumentato il rumore. La Corte ha accolto il ricorso dell'Ente Costruttore, annullando la sentenza d'appello. Ha ribadito che per ottenere l'indennità è fondamentale accertare la piena legittimità urbanistica dell'immobile, non bastando solo la licenza edilizia e l'accatastamento. La verifica deve riguardare la conformità sostanziale dell'edificio al progetto approvato. Il caso tornerà in appello per un nuovo esame su questo punto cruciale.
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Odori di Maiali vs. Relax: La Cassazione Decide sulle Immissioni Olfattive
Un'azienda che gestisce un complesso ricreativo ha citato in giudizio un'azienda agricola vicina per le forti immissioni olfattive provenienti dal suo allevamento di maiali. La società ricreativa chiedeva che gli odori fossero dichiarati intollerabili. I giudici di merito e la Cassazione hanno respinto la richiesta. Hanno stabilito che la "normale tollerabilità" degli odori va valutata in base alle caratteristiche della zona (rurale) e al "preuso" dell'allevamento, che era preesistente o comunque aveva iniziato la sua trasformazione intensiva prima dell'espansione del complesso ricreativo. Le immissioni, essendo tipiche di un'area agricola, sono state considerate tollerabili.
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Canna fumaria in condominio: l’inerzia blocca la Cassazione
Diversi proprietari hanno citato in giudizio il titolare di un locale commerciale e la proprietaria dell'immobile per far rimuovere una canna fumaria in condominio. Il Tribunale ha respinto le richieste iniziali. Soltanto due condomini hanno presentato appello, mentre un altro condomino è rimasto contumace. I giudici d'appello hanno accolto parzialmente l'impugnazione, ordinando lo spostamento e l'adeguamento dell'impianto. Il condomino rimasto inerte in appello ha quindi presentato ricorso per Cassazione, lamentando danni alla propria terrazza derivanti dalla nuova collocazione dei condotti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la controversia tra più condomini integra cause scindibili. Il condomino che non ha impugnato la sentenza di primo grado subisce il giudicato e non può ricorrere in Cassazione, potendo tutelarsi solo tramite l'opposizione di terzo.
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Immissioni intollerabili: scontro tra vicini e rinvio in Cassazione
Un cittadino ha citato in giudizio i vicini per ottenere la cessazione di un allevamento di polli e conigli e il risarcimento dei danni causati da esalazioni nocive, configurando l'ipotesi di immissioni intollerabili. Dopo alterne vicende nei primi due gradi di giudizio, la Corte d'Appello ha condannato il gestore di fatto dell'allevamento e la proprietaria del terreno al risarcimento dei danni, basandosi su una consulenza tecnica d'ufficio svolta in una fase precedente. I soccombenti hanno proposto ricorso in Cassazione contestando l'uso di prove atipiche e la responsabilità del coniuge non proprietario. La Suprema Corte, rilevando la particolare complessità delle questioni giuridiche sollevate, ha emesso un'ordinanza interlocutoria disponendo il rinvio della causa a una pubblica udienza per un esame approfondito.
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Immissioni olfattive intollerabili: niente spese se l’odore cessa
I proprietari di un appartamento hanno citato in giudizio il vicino lamentando immissioni olfattive intollerabili causate da una cucciolata di cani. Il Giudice di pace ha liquidato un risarcimento, ma il Tribunale, in appello, ha accertato che i cattivi odori erano già cessati prima della notifica della citazione, disponendo la compensazione delle spese legali per soccombenza reciproca. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei proprietari. La Suprema Corte ha chiarito che il cumulo di domande (inibitoria, risarcimento e demolizione) esclude il giudizio d'equità e che la cessazione della condotta lesiva prima del giudizio giustifica la compensazione delle spese. I ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese del giudizio di legittimità.
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Revocazione per errore di fatto: proprietari salvi dai rumori
I Danneggiati, disturbati dai rumori di una discoteca, chiedono il risarcimento ai Proprietari dell'immobile locato. La Cassazione rigetta la domanda ritenendo i Proprietari non responsabili delle immissioni del Conduttore. I Danneggiati propongono ricorso per revocazione, lamentando tre presunti errori. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso: gli errori contestati (errata interpretazione di precedenti, risarcibilità del danno patrimoniale e decisione senza fascicolo) costituiscono valutazioni giuridiche e non sviste materiali. Di conseguenza, non è configurabile la revocazione per errore di fatto, poiché l'errore di diritto non legittima questo rimedio straordinario. I Proprietari non rispondono dei danni.
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