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Art. 806 Codice di Procedura Civile — Sezione Sesta Civile

Altri anni per Art. 806 Codice di Procedura Civile

Clausola compromissoria nulla: la Cassazione riafferma il giudice ordinario
Un gruppo di soci ha citato in giudizio una socia per mancato pagamento di spese e per chiederne l'esclusione. La socia ha invocato una clausola compromissoria nello statuto, che prevedeva l'arbitrato. Il Tribunale di primo grado ha rimesso la causa agli arbitri. La Corte di Cassazione ha invece dichiarato nulla la clausola compromissoria, poiché conferiva ai soci il potere di nominare gli arbitri, violando il principio di imparzialità. La controversia deve quindi essere decisa dal giudice ordinario, riaffermando la competenza del Tribunale.
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Clausola compromissoria societaria: arbitri battono tribunale
Un socio accomandante ha citato in giudizio il socio accomandatario e la società per ottenere la revoca dell'amministratore e il risarcimento dei danni da mala gestio, lamentando la mancata presentazione del rendiconto e la mancata distribuzione degli utili. I convenuti hanno eccepito l'incompetenza del tribunale in favore dell'arbitrato, come previsto dallo statuto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del socio, confermando la validità della clausola compromissoria societaria. La Corte ha chiarito che le contestazioni riguardanti la violazione dei doveri dell'amministratore e il risarcimento dei danni coinvolgono diritti patrimoniali disponibili dei soci. Di conseguenza, tali controversie rientrano pienamente nell'ambito di applicazione dell'arbitrato e non possono essere sottratte alla competenza degli arbitri privati.
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Clausola compromissoria facoltativa: Tribunale batte Arbitrato
Un'impresa edile chiede il pagamento di lavori a un Condominio, che si oppone sostenendo la competenza di un collegio arbitrale in base al contratto. La Corte di Cassazione analizza il testo dell'accordo e stabilisce che la clausola era una 'clausola compromissoria facoltativa'. L'arbitrato era quindi una semplice possibilità e non un obbligo. Di conseguenza, la scelta dell'impresa di rivolgersi al Tribunale ordinario è legittima. La causa deve proseguire davanti al giudice statale, confermando la sua competenza a decidere sulla richiesta di pagamento.
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Arbitrato rituale e irrituale: la lite tra erede e società
Un erede ha citato in giudizio una società per ottenere il pagamento della quota sociale appartenuta al parente defunto. La società ha eccepito l'incompetenza del tribunale, richiamando una clausola dello statuto che imponeva il ricorso all'arbitrato per le liti tra soci o eredi. La Corte di Cassazione ha analizzato la distinzione tra arbitrato rituale e irrituale, stabilendo che l'uso di termini come 'controversie' e 'giudizio' nello statuto indica la volontà di un arbitrato rituale. Di conseguenza, il giudice ordinario non può decidere il caso, che deve essere invece risolto da un collegio di arbitri privati. L'erede ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese legali, confermando la validità della clausola statutaria.
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