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Art. 77 Costituzione — Sezione Seconda Civile

Altri anni per Art. 77 Costituzione

Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 29733/2023, ha stabilito che l'impugnazione di un estratto di ruolo è inammissibile se il contribuente non dimostra un 'interesse ad agire' concreto e attuale. Nel caso specifico, un cittadino aveva contestato una cartella esattoriale mai notificata, ma il suo ricorso è stato respinto perché non ha provato di subire un pregiudizio specifico, come l'esclusione da appalti pubblici, a causa dell'iscrizione a ruolo. La Corte ha applicato una recente normativa che limita questa tipologia di ricorsi, cassando la sentenza precedente senza rinvio.
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Esterovestizione veicoli: Cassazione e incostituzionalità
Un automobilista, sanzionato per esterovestizione veicoli (guida di un'auto con targa straniera da residente in Italia), ha visto annullate le sanzioni. Il Ministero dell'Interno ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte ha rigettato il ricorso, basando la decisione sulla sopravvenuta sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittime le norme sull'esterovestizione. Di conseguenza, la pretesa sanzionatoria era priva di fondamento giuridico sin dall'origine.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo contestando sia la prescrizione di alcuni crediti sia la mancata notifica delle cartelle esattoriali per altri. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17751/2024, ha rigettato il ricorso. Applicando una recente normativa (art. 3-bis D.L. 146/2021), ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo non è ammissibile solo sulla base della presunta omessa notifica della cartella. Il contribuente deve invece dimostrare un pregiudizio concreto e attuale, come l'impossibilità di partecipare ad appalti pubblici, per avere interesse ad agire. In assenza di tale prova, l'azione è inammissibile.
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Equo compenso avvocato: la Cassazione e i vecchi patti
Un avvocato e un istituto di credito si scontrano sulla validità di accordi tariffari per compensi professionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9733/2025, ha stabilito che la normativa sull'equo compenso avvocato non è retroattiva e non può invalidare le convenzioni stipulate prima della sua entrata in vigore. La Corte ha inoltre precisato che gli accordi sui compensi devono essere provati per iscritto e ha annullato la decisione del tribunale, rinviando il caso per una nuova valutazione alla luce di questi principi.
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Equo compenso avvocati: non è retroattivo
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi compensi a un istituto di credito, che si è opposto invocando accordi tariffari. La Corte di Cassazione ha stabilito due principi chiave: primo, l'accordo sul compenso deve essere provato per iscritto e non può desumersi dalla mancata contestazione; secondo, la normativa sull'equo compenso avvocati (art. 13 bis L. 247/2012) non è retroattiva e si applica solo alle prestazioni successive al 1° gennaio 2018.
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Equo compenso avvocati: non è retroattivo
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali a un istituto di credito, che si è opposto citando accordi tariffari preesistenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che la legge sull'equo compenso avvocati non è retroattiva e non può invalidare le convenzioni stipulate prima della sua entrata in vigore (1 gennaio 2018). La Corte ha inoltre ritenuto legittimo il frazionamento del credito da parte del legale, data la complessità dei fascicoli che giustificava azioni separate.
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Equo compenso avvocati: la Cassazione nega la retroattività
Un legale ha richiesto il pagamento dei suoi onorari a un istituto di credito. Il tribunale di primo grado ha ridotto l'importo applicando la nuova legge sull'equo compenso avvocati in modo retroattivo. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la legge non è retroattiva e si applica solo alle prestazioni successive alla sua entrata in vigore. Di conseguenza, gli accordi tariffari precedenti tra le parti rimangono validi. La Corte ha anche ritenuto legittimo il frazionamento del credito da parte del legale, data la complessità del caso.
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