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Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990 — Anno 2024

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Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

Ricorso inammissibile: genericità dei motivi e droga
La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 11002/2024, ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una sentenza di condanna della Corte d'Appello di Bologna per reati legati agli stupefacenti. Il ricorso è stato giudicato generico, in quanto riproponeva censure già esaminate e respinte nel merito. La Corte ha inoltre confermato che la detenzione di 50 grammi di cocaina non permette di qualificare il reato come di lieve entità.
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Decreto di irreperibilità: ricerche cumulative e nullità
La Corte di Cassazione annulla una condanna per spaccio di stupefacenti a causa di un vizio procedurale. Il decreto di irreperibilità è stato dichiarato nullo perché le ricerche dell'imputato non sono state eseguite cumulativamente in tutti i luoghi previsti dalla legge, invalidando l'intero processo.
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Recidiva e stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per coltivazione di sostanze stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione di merito che escludeva l'ipotesi di 'lieve entità' del fatto e applicava l'aggravante della recidiva, ritenendo il precedente per furto un reato della 'stessa indole'. Il ricorso è stato respinto per la sua genericità, non avendo contestato in modo specifico le logiche motivazioni della sentenza impugnata.
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Ricorso inammissibile: la Cassazione e i limiti
La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile presentato da tre imputati condannati per associazione a delinquere finalizzata ai furti. La sentenza sottolinea che il ricorso non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello o a chiedere una nuova valutazione dei fatti, compiti che esulano dalla competenza del giudice di legittimità. Viene confermata la responsabilità degli imputati sulla base della coerenza e logicità della motivazione della Corte d'Appello.
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Prova spaccio droga: la testimonianza è decisiva
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La difesa sosteneva che mancasse la prova spaccio droga perché non era stato identificato l'intestatario del telefono usato per gli accordi. La Corte ha chiarito che la testimonianza dell'acquirente, che ha riconosciuto senza dubbi i venditori, è la prova centrale e sufficiente, rendendo irrilevante l'identità dell'utilizzatore del cellulare.
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Pene sostitutive: quando il giudice non dà l’avviso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la mancata notifica della possibilità di accedere alle pene sostitutive per una condanna a 8 mesi. La Corte ha chiarito che l'avviso ex art. 545-bis c.p.p. non è un obbligo automatico e, soprattutto, che l'applicazione delle nuove pene in appello richiede una specifica richiesta da parte della difesa, in assenza della quale il giudice non è tenuto a pronunciarsi.
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Ricorso inammissibile per genericità dei motivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro una misura cautelare di divieto di dimora per spaccio di stupefacenti. L'appello è stato ritenuto generico, poiché non contestava specificamente le solide motivazioni del tribunale, basate su prove convergenti come osservazioni di polizia, confessioni e ritrovamenti di sostanze. La Corte ha confermato il concreto pericolo di recidiva, evidenziato dal fatto che il reato era stato commesso mentre l'indagato si trovava già agli arresti domiciliari.
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Revoca misura cautelare: i vizi che la rendono nulla
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro il ripristino degli arresti domiciliari. La decisione si fonda sulla nullità del precedente provvedimento di revoca misura cautelare, emesso dal Giudice per le indagini preliminari, in quanto privo di una motivazione adeguata e di nuovi elementi di fatto. Il ricorso è stato inoltre ritenuto carente di specificità, non confrontandosi con le ragioni della decisione impugnata.
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Efficacia drogante: Cassazione su cannabis e reato
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per la detenzione di 10 grammi di marijuana. La Corte ribadisce che la commercializzazione di derivati della cannabis, anche a basso THC, integra reato se non è provata la totale assenza di efficacia drogante. Negate anche le attenuanti generiche per la gravità della condotta.
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Determinazione della pena: discrezionalità del giudice
Un soggetto condannato per reati legati agli stupefacenti ricorre in Cassazione lamentando una pena eccessiva. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo l'ampio potere discrezionale del giudice di merito nella determinazione della pena. La decisione è legittima se motivata, anche sinteticamente, in base alla gravità della condotta, come nel caso di un reato commesso in carcere durante un permesso premio.
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Spaccio lieve entità: quando il quantitativo lo esclude
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8487/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di quasi 4 kg di hashish. La Corte ha stabilito che un quantitativo così ingente, idoneo a confezionare oltre 18.000 dosi, è un elemento che di per sé dimostra una notevole potenzialità diffusiva dell'attività di spaccio, impedendo di qualificare il reato come spaccio di lieve entità, previsto dall'art. 73, comma 5, del D.P.R. 309/1990.
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Uso personale di droga: quando è reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8474/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato che la detenzione di una quantità significativa di hashish, suddivisa in numerose dosi, e l'ammissione di una cessione sono elementi sufficienti per escludere l'ipotesi di uso personale di droga e configurare il reato di spaccio.
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Ricorso inammissibile: quando manca la specificità
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile perché i motivi proposti non si confrontano specificamente con la motivazione dell'ordinanza impugnata. Il caso riguarda la revoca di arresti domiciliari, annullata dal Tribunale del Riesame perché basata su una mera 'possibilità' di riqualificazione del reato, senza nuovi elementi di fatto. La Corte sottolinea che un'impugnazione deve contenere una critica puntuale alla decisione e non argomenti generici, altrimenti si incorre in una declaratoria di inammissibilità.
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Fatto di lieve entità: Cassazione su quantità droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La difesa sosteneva la tesi del fatto di lieve entità, ma i giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo che l'elevato quantitativo di sostanza (pari a 108 dosi di marijuana e 124 di hashish) fosse un elemento ostativo e di carattere assorbente per escludere tale ipotesi, rendendo la valutazione di merito non manifestamente illogica.
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Spaccio lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8243/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, confermando che l'ipotesi di spaccio di lieve entità non è applicabile quando l'attività illecita è continua, organizzata e protratta nel tempo, anche se in modo rudimentale. La decisione sottolinea l'importanza di una valutazione complessiva di tutti gli indici sintomatici per determinare la gravità del fatto.
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Recidiva e spaccio: appello inammissibile
Un individuo ha impugnato una sentenza per spaccio di lieve entità, contestando la sanzione e il riconoscimento della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sostenendo che le precedenti condanne e i procedimenti pendenti per reati simili dimostrano una 'consapevole scelta criminale' che giustifica pienamente la recidiva e la sanzione applicata.
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Lieve entità: quando non si applica per la droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la decisione di non applicare l'ipotesi di lieve entità in un caso di spaccio. La valutazione si è basata non solo sulla quantità di principio attivo, ma anche sul numero di dosi ricavabili (131), sulla non occasionalità della condotta e sul legame dell'imputato con un circuito criminale più vasto. Anche le attenuanti generiche sono state negate a causa dei precedenti penali.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, confermando la decisione dei giudici di merito di non applicare l'ipotesi del "fatto di lieve entità". La Suprema Corte ha ritenuto corretta la valutazione basata su una serie di indici complessivi: il considerevole quantitativo di sostanza sequestrata (190 grammi di hashish), il rinvenimento di 2.640 euro in contanti, due cellulari, un bilancino di precisione e precedenti condanne per reati analoghi.
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Lieve entità del fatto: no se la droga è tanta
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha negato la configurabilità della lieve entità del fatto a causa dell'ingente quantitativo di droga sequestrata, considerato un elemento ostativo assorbente. Ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche per l'assenza di elementi positivi a favore dell'imputato, condannandolo al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Spaccio lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per spaccio di stupefacenti, escludendo la qualifica di 'spaccio lieve entità'. La decisione si basa sulla valutazione complessiva dell'attività dell'imputato: il possesso di quasi 300 dosi di cocaina ed eroina, ingenti somme di denaro, sei telefoni cellulari, un bilancino di precisione e precedenti specifici. Questi elementi, secondo la Corte, dimostrano un'attività criminale strutturata e professionale, incompatibile con la fattispecie di lieve entità. È stata inoltre confermata la confisca dei cellulari come beni di provenienza non giustificata.
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