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Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990 — Anno 2024

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Altri anni per Art. 73, comma 5, d.P.R. n. 309 del 1990

Concorso spaccio: assolta la figlia del pusher
La Corte di Cassazione ha assolto la figlia di un trafficante dall'accusa di concorso in spaccio. La sentenza stabilisce che la semplice messa a disposizione della propria carta prepagata per ricevere denaro, senza la prova di una piena consapevolezza della sua provenienza illecita, non è sufficiente a configurare la complicità nel reato di cessione di stupefacenti. I ricorsi degli altri coimputati sono stati invece dichiarati inammissibili per motivi procedurali e di merito.
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Valutazione della prova: limiti del ricorso in Cassazione
Due soggetti, condannati per cessione e acquisto di cocaina per un valore di 26.000 euro, hanno presentato ricorso in Cassazione lamentando un'errata valutazione della prova, in particolare delle intercettazioni. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ribadendo il principio secondo cui non può riesaminare i fatti già valutati in modo logico dai giudici di merito. È stato confermato che la richiesta di una nuova interpretazione delle prove costituisce un motivo inammissibile in sede di legittimità.
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