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Art. 696-bis Codice di Procedura Civile — Anno 2026

Altri anni per Art. 696-bis Codice di Procedura Civile

Casa comune: occupazione esclusiva e indennità dovuta
Un acquirente si aggiudica all'asta il 50% di un appartamento di circa 85 metri quadri. La comproprietaria della restante metà abita l'intero alloggio insieme alla propria famiglia senza concedere alcuno spazio. L'aggiudicatario invia una lettera formale per chiedere la corresponsione di un corrispettivo per l'utilizzo esclusivo. I giudici di merito e la Corte di Cassazione accertano il blocco totale al godimento dell'immobile e condannano la donna al pagamento della indennità di occupazione immobile comune a decorrere dalla missiva. L'importo corrisponde alla metà del canone locativo di mercato stimato dal perito, oltre agli interessi e alle spese processuali. Il ricorso della donna viene integralmente respinto.
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Rifiuto di atti d’ufficio: ritardo del perito non è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il ritardo del consulente tecnico d'ufficio nel depositare la perizia per una consulenza preventiva non costituisce il reato di rifiuto di atti d'ufficio. Nel caso specifico, la parte civile aveva accusato i periti nominati dal giudice per il ritardo nella consegna della relazione. I giudici hanno chiarito che la procedura di conciliazione preventiva non ha carattere d'urgenza o cautelare. Di conseguenza, i termini per il deposito sono ordinatori e l'eventuale ritardo ingiustificato comporta solo la revoca dell'incarico del professionista, non una condanna penale. La Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso della parte civile, condannandola al pagamento delle spese.
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Accertamento tecnico preventivo: paga chi lo chiede, non in solido
Un Condominio ha promosso un accertamento tecnico preventivo per individuare la causa di cattivi odori in alcune proprietà. Il Tribunale ha posto le spese del consulente tecnico d'ufficio a carico di tutte le parti in solido. I proprietari coinvolti hanno impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che le spese dell'accertamento tecnico preventivo gravano provvisoriamente solo sulla parte che ha richiesto la procedura, ovvero il Condominio, in base al principio di causalità e anticipazione. La ripartizione definitiva avverrà solo nell'eventuale successivo giudizio di merito. I proprietari ottengono così l'annullamento della decisione errata e il rimborso delle spese legali.
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ATP Fiscale: No al Ricorso in Cassazione, sì ai costi
Un'azienda ha richiesto un Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) per determinare l'esatta metratura di un immobile ai fini del calcolo di tributi comunali, sperando in una conciliazione. Il Tribunale ha dichiarato la domanda inammissibile per difetto di giurisdizione, indicando come competente il giudice tributario. L'azienda ha impugnato questa decisione in Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito l'inammissibilità del ricorso. Il principio sancito è che i provvedimenti sull'ATP non sono sentenze definitive, ma atti provvisori e strumentali. Di conseguenza, non possono essere oggetto di ricorso in Cassazione. L'azienda ha perso e ha dovuto pagare le spese legali e una sanzione.
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Spese Accertamento Tecnico Preventivo: chi paga i costi?
Una cittadina ha promosso un accertamento tecnico preventivo per verificare le cause di uno smottamento, ma la perizia le è stata sfavorevole. I vicini coinvolti l'hanno citata in giudizio chiedendo solo il rimborso delle spese legali e peritali della fase preventiva, senza avviare una causa sul merito della responsabilità. I giudici di merito hanno accolto la domanda, condannando la donna. La Corte di Cassazione ha però annullato la sentenza, stabilendo che le spese dell'accertamento tecnico preventivo non possono essere regolate secondo la soccombenza in assenza di un vero giudizio di merito sulla pretesa sostanziale. Tali costi restano provvisoriamente a carico di chi ha richiesto la procedura e possono essere recuperati solo all'interno di un successivo processo che decida sul diritto contestato.
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