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Art. 680 Codice di Procedura Penale — Sezione Sesta Penale

Altri anni per Art. 680 Codice di Procedura Penale

Espulsione dello straniero: scontro sulla competenza del giudice
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza di condanna per reati di droga di un cittadino straniero, lamentando la mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la decisione sull'applicazione di tale misura comporta una valutazione di merito. Di conseguenza, il ricorso non può essere deciso direttamente dalla Cassazione, ma deve essere riqualificato come appello. La Suprema Corte ha quindi trasmesso gli atti al Tribunale di Sorveglianza competente, che dovrà valutare l'effettiva pericolosità sociale del soggetto e decidere sull'eventuale allontanamento.
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Misura di sicurezza dell’espulsione: no al ricorso diretto
Il Tribunale ha condannato Lo Straniero per spaccio di marijuana. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza lamentando la mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha stabilito che le impugnazioni riguardanti esclusivamente le misure di sicurezza devono essere decise dal Tribunale di Sorveglianza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha riqualificato il ricorso in appello e ha trasmesso gli atti al Tribunale di Sorveglianza competente. I giudici hanno chiarito che la misura di sicurezza dell'espulsione è facoltativa e richiede una specifica valutazione della pericolosità sociale del soggetto, non potendo quindi essere contestata direttamente in Cassazione per violazione di legge.
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Patteggiamento e misure di sicurezza: stop al ricorso del PM
Il Procuratore Generale ha impugnato una sentenza di patteggiamento emessa nei confronti di un cittadino straniero, lamentando la mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dallo Stato per reati in materia di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che, in tema di patteggiamento e misure di sicurezza, il codice di procedura penale consente il ricorso per cassazione solo contro l'applicazione di una misura illegale, e non contro l'omessa pronuncia della stessa. Per contestare l'omissione, il pubblico ministero deve proporre appello davanti al Tribunale di sorveglianza. Di conseguenza, il ricorso della pubblica accusa è stato respinto.
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Espulsione Straniero: omissione misura di sicurezza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza per non aver deciso sulla misura di sicurezza dell'espulsione straniero condannato per reati di droga. Anche se il giudice aveva riconosciuto la pericolosità dell'imputato per altri fini, non ha effettuato la valutazione specifica richiesta dalla legge per l'espulsione. La Corte ha ribadito che tale omissione deve essere contestata con ricorso per cassazione e non con appello, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione sul punto.
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Espulsione straniero: quando il giudice deve decidere
Un individuo straniero è stato condannato per detenzione di stupefacenti. Il Procuratore ha impugnato la sentenza perché il giudice non si era pronunciato sulla misura di sicurezza dell'espulsione straniero. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza su questo punto, stabilendo che il giudice ha sempre l'obbligo di valutare la pericolosità sociale del condannato per decidere sull'espulsione, anche se poi decide di non applicarla. La mancata valutazione è un errore di legge.
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Inammissibilità appello prevenzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1091/2025, ha rigettato il ricorso di un soggetto contro un decreto di confisca di prevenzione. Il caso verteva sulla controversa applicabilità delle norme sull'inammissibilità dell'appello (ex art. 581, comma 1-ter c.p.p.) ai procedimenti di prevenzione. La Corte ha confermato l'applicabilità della norma, risolvendo un contrasto giurisprudenziale. Ha inoltre chiarito che la successiva abrogazione della stessa norma non incide sui ricorsi proposti prima della modifica legislativa, in base al principio 'tempus regit actum'. La decisione consolida quindi un importante orientamento sull'inammissibilità appello prevenzione.
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