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Art. 680 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

Altri anni per Art. 680 Codice di Procedura Penale

Competenza territoriale: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro una decisione sulla competenza territoriale in un procedimento per l'applicazione della misura di prevenzione dell'amministrazione giudiziaria. La sentenza chiarisce che i provvedimenti che declinano la competenza non sono appellabili, ma possono solo dar luogo a un conflitto di competenza. La questione era sorta dalla proposta di amministrazione giudiziaria nei confronti di una nota società del settore moda, accusata di aver agevolato lo sfruttamento di lavoratori presso aziende fornitrici.
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Inammissibilità appello: i limiti del presidente
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto con cui il Presidente del Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato l'inammissibilità di un appello. La sentenza stabilisce che tale potere non spetta al presidente in forma monocratica, ma al tribunale come organo collegiale, configurando altrimenti un vizio di incompetenza funzionale. Il caso verteva sull'impugnazione di una parte di una sentenza di assoluzione non relativa a misure di sicurezza, evidenziando i confini procedurali per la dichiarazione di inammissibilità appello.
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Espulsione straniero: quando il giudice deve decidere
Un individuo straniero è stato condannato per detenzione di stupefacenti. Il Procuratore ha impugnato la sentenza perché il giudice non si era pronunciato sulla misura di sicurezza dell'espulsione straniero. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza su questo punto, stabilendo che il giudice ha sempre l'obbligo di valutare la pericolosità sociale del condannato per decidere sull'espulsione, anche se poi decide di non applicarla. La mancata valutazione è un errore di legge.
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Revoca sequestro: quando è impugnabile il rigetto?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione affronta il caso di un terzo imprenditore che si è visto rigettare la richiesta di revoca del sequestro sulla propria azienda. A causa di un profondo contrasto giurisprudenziale sull'ammissibilità di un'impugnazione contro tale rigetto, la questione è stata rimessa alle Sezioni Unite per una decisione definitiva, fondamentale per la tutela dei diritti dei terzi nei procedimenti di prevenzione.
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Appello licenza internato: la Cassazione chiarisce
Un internato ha impugnato il diniego di una licenza. La Cassazione ha riqualificato il ricorso, stabilendo che l'appello licenza internato va presentato al Tribunale di Sorveglianza, non direttamente in Cassazione, e ha trasmesso gli atti all'organo competente.
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Libertà Vigilata: Lavoro e Pericolosità Sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto alla misura della libertà vigilata. L'uomo contestava sia la valutazione della sua pericolosità sociale, basata su una condanna non definitiva, sia il mancato adeguamento delle prescrizioni alla sua attività lavorativa che richiedeva spostamenti su tutto il territorio nazionale. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità era ragionevole e che l'esigenza di vigilanza prevale sulla necessità lavorativa, rendendo di fatto incompatibile la misura con un impiego itinerante a livello nazionale.
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Notifica irreperibili: quando decorre l’impugnazione?
La Corte di Cassazione chiarisce che in caso di notifica a un soggetto irreperibile, il termine per l'impugnazione decorre dalla data della notifica effettuata al difensore, come previsto dalla legge. Una successiva notifica personale all'interessato è irrilevante ai fini della riapertura dei termini. Il caso riguarda un appello tardivo contro un'ordinanza di espulsione, dove la corretta applicazione delle regole sulla notifica irreperibili ha reso l'impugnazione inammissibile.
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Confisca obbligatoria: la Cassazione corregge l’omissione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per un reato tributario nella parte in cui il Tribunale aveva omesso di disporre la confisca obbligatoria del profitto del reato. La Suprema Corte ha ribadito che, ai sensi dell'art. 12-bis del D.Lgs. 74/2000, la confisca è un provvedimento cogente e non discrezionale, ordinando un nuovo giudizio sul punto.
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Confisca obbligatoria: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza del Tribunale che, pur condannando un imputato per un reato fiscale, aveva omesso di disporre la confisca obbligatoria del profitto. La Corte ha ribadito che tale misura è un obbligo di legge non discrezionale per il giudice, disponendo il rinvio al Tribunale per un nuovo giudizio limitatamente a questo punto.
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Pericolosità sociale: valutazione completa e misure
La Corte di Cassazione conferma la misura di sicurezza del ricovero in REMS per un soggetto prosciolto per vizio di mente. La sentenza chiarisce che la valutazione della pericolosità sociale non può limitarsi al singolo reato, ma deve considerare la personalità complessiva del soggetto, la sua storia criminale e la sua resistenza alle cure, basandosi su tutti i parametri dell'art. 133 cod. pen. Viene inoltre dichiarata inammissibile la doglianza su vizi procedurali del processo di cognizione, poiché esula dalla competenza del Tribunale di Sorveglianza.
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Appello del PM inammissibile: limiti nel rito abbreviato
Un imprenditore, condannato per gestione illecita di rifiuti in un processo con rito abbreviato, si è visto aggravare la pena in appello a seguito del ricorso del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha però stabilito che l'appello del PM è inammissibile se contesta la sola esclusione di un'aggravante speciale. La sentenza ha quindi annullato la decisione d'appello, ripristinando la condanna più mite del primo grado e definendo i precisi limiti del potere di impugnazione dell'accusa in caso di rito abbreviato.
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Pericolosità sociale: valutazione post-pena
Un uomo, terminata la pena per associazione mafiosa e altri reati, si vede applicare la misura di sicurezza della libertà vigilata. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che la valutazione sulla pericolosità sociale deve basarsi su un'analisi complessiva della biografia criminale, della condotta e dell'atteggiamento del soggetto, non essendo sufficiente il buon comportamento tenuto in carcere o l'assenza di pendenze recenti per escluderla.
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Espulsione straniero: valutazione della pericolosità
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per reati di droga nei confronti di un cittadino straniero, poiché il giudice di merito aveva omesso di valutare la sua pericolosità sociale ai fini dell'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione. La Corte ha ribadito che, a seguito di una storica sentenza della Corte Costituzionale, l'espulsione dello straniero non è mai automatica ma richiede una specifica e motivata valutazione da parte del giudice circa il rischio che l'imputato commetta nuovi reati.
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Pericolosità sociale: valutazione attuale obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che applicava la libertà vigilata a un condannato per associazione di tipo mafioso. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale non può essere automatica o basata solo sulla condanna passata, ma richiede un'analisi concreta e attuale della situazione del soggetto, considerando tutti i nuovi elementi emersi, come la buona condotta e l'esito di altri procedimenti.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la misura?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'ordinanza che ne confermava la pericolosità sociale e la misura di sicurezza della libertà vigilata. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale di Sorveglianza, basata sui gravi precedenti penali per associazione mafiosa, sulla lunga durata del vincolo con il clan di appartenenza e sul suo re-inserimento nello stesso contesto territoriale e familiare, respingendo la richiesta di una nuova valutazione dei fatti.
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Espulsione straniero: quando non si applica la misura
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Procuratore Generale contro la mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione straniero nei confronti di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. La Corte ha stabilito che tale misura non è automatica, ma richiede una valutazione concreta della pericolosità sociale del soggetto. Sebbene la motivazione non fosse esplicita, la Corte ha ritenuto che la decisione del giudice di merito fosse implicitamente fondata su elementi come la concessione di attenuanti e la riqualificazione del reato, indicativi di un giudizio di non pericolosità.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per associazione mafiosa, confermando la sua pericolosità sociale e la misura della libertà vigilata. La decisione si basa sui gravi precedenti, sui legami persistenti con il clan e sull'assenza di un'attività lavorativa, ritenendo l'appello una mera richiesta di riesame del merito.
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Inammissibilità appello prevenzione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1091/2025, ha rigettato il ricorso di un soggetto contro un decreto di confisca di prevenzione. Il caso verteva sulla controversa applicabilità delle norme sull'inammissibilità dell'appello (ex art. 581, comma 1-ter c.p.p.) ai procedimenti di prevenzione. La Corte ha confermato l'applicabilità della norma, risolvendo un contrasto giurisprudenziale. Ha inoltre chiarito che la successiva abrogazione della stessa norma non incide sui ricorsi proposti prima della modifica legislativa, in base al principio 'tempus regit actum'. La decisione consolida quindi un importante orientamento sull'inammissibilità appello prevenzione.
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Competenza misure di sicurezza: chi decide?
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di giurisdizione tra un Tribunale e un Magistrato di Sorveglianza. La sentenza stabilisce che la competenza per le misure di sicurezza personali spetta in via funzionale ed esclusiva alla magistratura di sorveglianza. Questa decisione chiarisce che, in materia di esecuzione di misure come la libertà vigilata, la competenza specialistica del Magistrato di Sorveglianza prevale sulla regola generale che individua come competente il giudice che ha emesso la sentenza.
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