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Art. 680 Codice di Procedura Penale — Sezione Prima Penale

Altri anni per Art. 680 Codice di Procedura Penale

Pericolosità sociale: la condotta non cancella le violazioni
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della colonia agricola per un anno nei confronti di un uomo detenuto, ritenendo sussistente la sua pericolosità sociale. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione lamentando che i giudici avessero considerato solo le sue condanne passate e le recenti violazioni, ignorando la sua buona condotta in carcere e i permessi premio ottenuti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno motivato adeguatamente la decisione, evidenziando come i comportamenti negativi e le violazioni commesse prevalgano sugli elementi positivi nell'accertamento della pericolosità sociale. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Impugnabilità Revoca Sequestro: Cassazione Rifiuta Ricorso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'Interessata che ha cercato di impugnare il diniego di revoca del sequestro di un'autovettura. Il Tribunale aveva rigettato la sua richiesta, e la Corte d'Appello aveva dichiarato l'appello inammissibile. La Suprema Corte ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il diniego di revoca del sequestro non rientra tra i provvedimenti espressamente impugnabili secondo l'Art. 27 del Codice Antimafia. La legge elenca specifici atti appellabili, ma non include il rigetto di una richiesta di revoca. Questo principio di tassatività delle impugnazioni rende il ricorso inammissibile, condannando l'Interessata al pagamento delle spese processuali.
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Libertà vigilata: orario di rientro modificabile con appello
Un uomo sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata ha chiesto al Magistrato di Sorveglianza di posticipare l'orario di rientro serale nella propria abitazione alle ore 22.00. Il magistrato ha respinto la richiesta e il Tribunale di Sorveglianza ha dichiarato inammissibile l'impugnazione, ritenendo l'atto una decisione puramente amministrativa non contestabile. La Corte di Cassazione ha ribaltato tale impostazione, stabilendo che le decisioni che negano o concedono modifiche stabili alle prescrizioni incidono in modo diretto sulla libertà personale. Di conseguenza, contro il diniego alla variazione degli orari della libertà vigilata è sempre ammesso l'appello dinanzi al Tribunale di Sorveglianza, il quale deve esaminare il merito della domanda.
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Delinquenza abituale: Cassazione conferma misura di sicurezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Soggetto, già dichiarato delinquente abituale, contro l'applicazione della misura di sicurezza della casa lavoro. Il Soggetto contestava la persistenza della sua delinquenza abituale, sostenendo che i suoi reati fossero unificati dal vincolo della continuazione e che la sua pericolosità sociale fosse cessata. La Cassazione ha ribadito che la dichiarazione di delinquenza abituale è autonoma dalla misura di sicurezza. Ha inoltre confermato che la valutazione della pericolosità sociale del Soggetto era corretta, basandosi sulla sua continua partecipazione ad attività criminali anche durante la detenzione. Il ricorso è stato respinto, condannando il Soggetto al pagamento delle spese.
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Pericolosità sociale e libertà vigilata: confermata la cura
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura della libertà vigilata con obbligo di dimora in una struttura terapeutica per una donna assolta dal reato di atti persecutori per vizio totale di mente. La difesa ha contestato la sussistenza della pericolosità sociale e libertà vigilata, ritenendo le prescrizioni sproporzionate e assimilabili alla carcerazione. I giudici hanno invece rilevato che la discontinuità nelle terapie e i recenti episodi di reato dimostrano il persistere del pericolo di recidiva. L'obbligo di rimanere nella comunità risponde a precise esigenze di cura e non trasforma la misura in una detenzione illegittima. La Suprema Corte ha dunque rigettato il ricorso della difesa.
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Misura di sicurezza: ricovero o cura libera? Decide il Tribunale
Un imputato prosciolto per vizio totale di mente subisce l'applicazione di una misura di sicurezza residenziale presso una struttura specializzata. L'uomo impugna la decisione davanti al Tribunale di sorveglianza per ottenere una misura non residenziale, ossia l'obbligo di frequentare il Centro di salute mentale. Il Tribunale dichiara inammissibile l'appello ritenendo competente il Magistrato di sorveglianza sulle sole modalità esecutive. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del difensore. I giudici supremi stabiliscono che la contestazione riguarda la tipologia e i presupposti della misura e non la sua mera esecuzione. La competenza spetta quindi al Tribunale di sorveglianza, che dovrà riesaminare il caso nel merito.
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Aggravamento della misura di sicurezza: da libertà a casa lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato l'aggravamento della misura di sicurezza a carico di una donna precedentemente sottoposta a libertà vigilata. Il giudice di sorveglianza ha sostituito il regime di libertà con l'assegnazione alla casa di lavoro per due anni. La decisione scaturisce dalla frequentazione di soggetti pregiudicati e dal coinvolgimento in recenti episodi di minacce e lesioni personali. Inoltre, le indagini hanno attestato legami persistenti con la criminalità organizzata. I giudici hanno chiarito che il magistrato può disporre l'inasprimento sanzionatorio basandosi su nuove condotte illecite e sulla trasgressione delle prescrizioni, senza dover attendere una condanna definitiva per i nuovi fatti contestati.
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Ricovero in REMS: confermata la misura per il vizio di mente
Un imputato prosciolto per vizio di mente ha impugnato la misura di sicurezza del ricovero in REMS. Il difensore ha contestato la mancata valutazione in appello di alcune relazioni cliniche redatte dal sanitario di fiducia. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha evidenziato che la prima relazione era già stata valutata dal giudice di primo grado senza contestazioni decisive da parte della difesa. La seconda relazione, invece, era successiva alla sentenza iniziale e quindi non valutabile in sede di impugnazione. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e a una sanzione di tremila euro.
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Libertà vigilata e pericolosità sociale: conferma per ex detenuto
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di un anno nei confronti di un uomo condannato per associazione mafiosa e riciclaggio, al termine della pena detentiva. Il Magistrato e il Tribunale di Sorveglianza hanno accertato il legame tra libertà vigilata e pericolosità sociale attuale. I giudici hanno valorizzato il rientro del condannato nello stesso contesto criminale familiare e territoriale, la mancata revisione critica dei reati commessi e la persistente operatività del clan. La Suprema Corte ha chiarito che la buona condotta carceraria e la revoca di precedenti misure di prevenzione non cancellano la pericolosità sociale accertata, giustificando pienamente la vigilanza.
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Libertà vigilata: l’accordo civile non cancella la pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per due anni nei confronti di un uomo ritenuto il mandante di un tentato omicidio. Il ricorrente aveva commissionato l'assassinio di un rivale per motivi ereditari a esponenti della criminalità locale. Nonostante l'arresto tempestivo del killer abbia impedito l'evento e le parti abbiano successivamente risolto la lite civile con una transazione, i giudici hanno ritenuto concreto l'accordo criminoso e persistente la pericolosità sociale dell'uomo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il contatto con la criminalità organizzata e la gravità del piano originario giustificano pienamente la misura applicata.
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Pericolosità sociale: l’accordo non cancella il tentato omicidio
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per due anni nei confronti di un soggetto, ritenuto il mandante di un tentato omicidio legato a dissidi ereditari. L'omicidio non si era consumato solo grazie al tempestivo arresto del killer incaricato. La difesa sosteneva che l'accordo fosse astratto e che la pericolosità sociale non fosse più attuale, poiché la controversia civile sui terreni era stata risolta con un accordo pacifico. I giudici hanno invece respinto il ricorso, stabilendo che la pericolosità sociale rimane concreta e attuale. Questo a causa della gravità del fatto, del ricorso a esponenti della criminalità organizzata e del movente economico originario, elementi che non vengono cancellati da un successivo accordo privato.
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Riesame della pericolosità sociale: lavoro onesto o nuova condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la decisione del Tribunale di Sorveglianza. Il soggetto chiedeva il riesame della pericolosità sociale per revocare una misura di sicurezza applicata nel 2016. I giudici hanno confermato la pericolosità a causa di una nuova condanna per associazione a delinquere e della violazione delle prescrizioni, come la guida senza patente. La Suprema Corte ha chiarito che, per ottenere il riesame della pericolosità sociale, occorre dimostrare elementi di novità reali e concreti rispetto alle precedenti valutazioni. Non basta allegare documenti generici sull'attività lavorativa se non si contesta in modo specifico la decisione precedente. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Estinzione della pena per decorso del tempo negata al condannato
Il Condannato, condannato a ventisette anni di reclusione, chiedeva l'estinzione della pena per decorso del tempo, essendo trascorsi trent'anni dalla condanna irrevocabile. La Corte di assise accoglieva la richiesta, ritenendo che la dichiarazione di delinquenza abituale emessa prima della scadenza non fosse idonea a bloccare la prescrizione perché non ancora irrevocabile. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che l'ordinanza del Magistrato di sorveglianza che dichiara l'abitualità è provvisoriamente esecutiva e non sospesa dall'impugnazione. Di conseguenza, tale provvedimento, intervenuto prima del termine trentennale, impedisce l'estinzione della pena per decorso del tempo, rendendo la sanzione ancora eseguibile.
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Libertà vigilata: negato il cambio casa, decide il Tribunale
Un uomo sottoposto alla misura della libertà vigilata, dopo aver ottenuto la liberazione condizionale, ha chiesto al Magistrato di sorveglianza l'autorizzazione a trasferire il proprio domicilio da Roma alla Sicilia per convivere con la compagna. Il giudice ha respinto la richiesta poiché la compagna conviveva con soggetti legati a un comitato locale e il padre di lei era un ex brigatista con relazioni qualificate con ambienti terroristici. L'uomo ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione. La Suprema Corte ha stabilito che i provvedimenti del Magistrato di sorveglianza riguardanti le prescrizioni della libertà vigilata non si impugnano direttamente in Cassazione, ma tramite appello davanti al Tribunale di sorveglianza. Pertanto, la Corte ha riqualificato il ricorso in appello e ha trasmesso gli atti al Tribunale competente.
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Espulsione dello straniero: no se la pena è sotto i due anni
Il Tribunale di sorveglianza applicava la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero nei confronti di un cittadino extracomunitario, calcolando la pena complessiva di tre anni di reclusione per furto. Tuttavia, l'appello del Pubblico Ministero era ammissibile solo per il reato-satellite (tentato furto), la cui pena era di soli sei mesi di reclusione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, stabilendo che la misura dell'espulsione richiede una condanna superiore a due anni. Poiché la frazione di pena contestabile era inferiore a tale soglia, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio il provvedimento di espulsione dello straniero.
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Assolto per vizio di mente ma pericoloso: le misure di sicurezza
Un uomo viene assolto dall'accusa di tentato omicidio contro il padre e il fratello perché ritenuto totalmente incapace di intendere e di volere (vizio di mente). Nonostante una perizia ne accerti la pericolosità sociale, il Tribunale non applica alcuna misura di sicurezza. La Procura ricorre in Cassazione, che annulla la sentenza. La Corte Suprema stabilisce un principio fondamentale: quando un soggetto viene prosciolto per vizio di mente ma è giudicato socialmente pericoloso, l'applicazione di adeguate misure di sicurezza per non imputabili è obbligatoria. La mancanza di motivazione su questo punto costituisce una grave violazione di legge.
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Conversione dell’appello in ricorso: Cassazione annulla errore
Un Tribunale di Sorveglianza ha erroneamente trasformato un appello in un ricorso per la Cassazione. Il caso riguardava un soggetto a cui era stata applicata una misura di sicurezza senza un'udienza. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che la conversione dell'appello in ricorso era illegittima. I giudici supremi hanno chiarito che l'appello contro le misure di sicurezza del Magistrato di Sorveglianza deve essere sempre deciso dal Tribunale di Sorveglianza. Di conseguenza, gli atti sono stati restituiti al Tribunale perché celebri il corretto processo d'appello.
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Proroga Misura di Sicurezza: Violazioni e Finta Redenzione
Un uomo, già dichiarato delinquente abituale e sottoposto a libertà vigilata, si vede estendere la misura a causa della sua persistente pericolosità sociale. Le sue violazioni includono il mancato rispetto degli obblighi di presentazione, controlli insufficienti per la dipendenza da alcol e l'indebita percezione del reddito di cittadinanza. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, confermando che la **proroga della misura di sicurezza** è legittima. La decisione si basa su una valutazione concreta della condotta del soggetto, che ha dimostrato totale disinteresse per il percorso rieducativo. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale non era cessata, rendendo inevitabile la proroga.
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Pena di un anno: no all’applicazione libertà vigilata. Annullata
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di sicurezza, stabilendo un principio chiaro sull'applicazione libertà vigilata. Un soggetto, condannato per associazione mafiosa con un aumento di pena di esattamente un anno in continuazione con altri reati, si era visto applicare la libertà vigilata. La Suprema Corte ha chiarito che tale misura è illegittima. La legge richiede una condanna a una pena 'superiore' a un anno. Nel caso di reato continuato, si deve guardare solo all'aumento di pena e non al totale. Poiché la pena aggiuntiva era pari a un anno, e non superiore, la condizione di legge non era soddisfatta. Di conseguenza, la misura è stata cancellata.
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Pericolosità Sociale: Amici Sbagliati, Libertà Vigilata Certa
Un uomo, terminata una lunga condanna, si vede applicare la misura della libertà vigilata. Il Tribunale di Sorveglianza ritiene che la sua frequentazione di pregiudicati e il suo reinserimento in ambienti criminali dimostrino una persistente pericolosità sociale post-pena. L'uomo ricorre in Cassazione, sostenendo che la valutazione sia errata. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo un principio fondamentale: non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge. La decisione del Tribunale, basata su elementi concreti come le frequentazioni del soggetto, è stata ritenuta logica e ben motivata, confermando così la misura di sicurezza.
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