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Art. 670 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

Altri anni per Art. 670 Codice di Procedura Civile

Eccezione di incompetenza: onere della contestazione
Una figlia, esclusa dall'eredità materna, intenta un'azione revocatoria a Firenze contro gli eredi e una società acquirente di beni ereditari. I convenuti sollevano un'eccezione di incompetenza, sostenendo la competenza del tribunale del luogo di apertura della successione. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, dichiara competente il Tribunale di Firenze. La ragione risiede in un vizio procedurale: l'eccezione di incompetenza era incompleta, poiché i convenuti non avevano contestato la sussistenza di tutti i fori alternativi previsti dalla legge per la società convenuta (art. 19 c.p.c.), rendendo così l'eccezione inefficace e radicando la competenza del giudice adito.
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Sequestro liberatorio: i rimedi contro le spese
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un locatore contro la condanna al pagamento delle spese in un procedimento di sequestro liberatorio. Tale procedimento, avviato dal conduttore per liberarsi dall'obbligo di riconsegna di un immobile non accettato dal locatore, è stato qualificato come misura cautelare. Di conseguenza, il provvedimento che decide sulle spese non è definitivo e deve essere impugnato con il reclamo specifico per i procedimenti cautelari, non con ricorso straordinario in Cassazione.
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Responsabilità avvocato: la scelta strategica errata
La Corte di Cassazione ha affermato la responsabilità dell'avvocato che, per tutelare la quota di legittima di un erede, ha intrapreso un'azione cautelare basandosi su un orientamento giurisprudenziale obsoleto, invece di utilizzare il rimedio corretto e consolidato dell'azione di riduzione. La Corte ha stabilito che ignorare il 'diritto vivente' costituisce colpa professionale, ribaltando la decisione della Corte d'Appello che aveva assolto il legale.
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Escussione fraudolenta: no alla garanzia a richiesta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una locatrice che, dopo aver risolto un contratto di affitto d'azienda, aveva chiesto il pagamento di una garanzia a prima richiesta per canoni non più dovuti. La Corte ha confermato la decisione di merito che qualificava tale richiesta come escussione fraudolenta, poiché la risoluzione del contratto, avvenuta prima della scadenza dei canoni, aveva estinto l'obbligazione principale. La richiesta del garante era quindi priva di causa e basata su una pretesa abusiva, bloccata tramite l'exceptio doli generalis.
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Domande nuove nel processo: i limiti alla modifica
Un socio fiduciante ha citato in giudizio l'amministratore e altri due soci per inadempimento e condotte illecite. Durante la causa, ha introdotto ulteriori "domande nuove" per nullità di una delibera e mala gestio. La Cassazione ha confermato l'inammissibilità di tali domande, in quanto non erano una semplice modifica di quelle originarie né una reazione alle difese avversarie, ma azioni aggiuntive e tardive.
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Restituzione somme conto cointestato: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13213/2025, ha confermato la condanna di una ex coniuge alla restituzione del 50% delle somme prelevate da un conto corrente cointestato e investite a proprio nome. La Corte ha chiarito che la domanda di restituzione somme conto cointestato è autonoma rispetto al giudizio di separazione e che la prova dell'autorizzazione al prelievo o della proprietà esclusiva dei fondi spetta a chi ha effettuato l'operazione. Il provvedimento ha inoltre affrontato importanti questioni procedurali, come la litispendenza e la gestione delle spese legali in caso di patrocinio a spese dello Stato per entrambe le parti.
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Esigenze cautelari e custodia: la decisione della Corte
Un imprenditore, accusato di bancarotta fraudolenta e false comunicazioni sociali, si vede respingere il ricorso contro la custodia cautelare. La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del riesame delle esigenze cautelari, affermando che elementi come un sequestro giudiziario provvisorio o una confessione parziale non sono sufficienti a dimostrare la cessazione del pericolo di reiterazione del reato, soprattutto in presenza di un profilo di pericolosità sociale dell'indagato. La sentenza ribadisce il principio del 'giudicato cautelare', per cui la valutazione iniziale resta valida in assenza di fatti nuovi e decisivi.
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Compenso avvocato più parti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un avvocato contro il diniego di aumento del compenso per aver assistito più parti e agito contro più controparti. La Corte ha stabilito che il giudice non può negare l'aumento con una motivazione apparente o richiamando semplicemente un provvedimento precedente. È necessario un esame specifico delle censure sollevate, motivando adeguatamente la decisione. La sentenza sottolinea l'importanza di una motivazione effettiva per il calcolo del compenso avvocato più parti, cassando la decisione del tribunale e rinviando per un nuovo esame.
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